Andrea Cantaluppi articoliArticoli

Pasqua del migrante.


Guatemala 2026.

A Tecun Uman, città guatemalteca, ai confini con il
Messico, venerdì scorso si è svolta la Via Crucis del
Migrante. Ognuno dei 9.000 partecipanti ha marciato
con striscioni e bandiere del proprio Paese di
provenienza.
Hanno sfilato in cerca del “sogno americano” che non
esiste più da decenni.
Sui loro volti contratti e sicuramente non gioiosi, si
scorgeva “il sogno” di avere una speranza e di poter
vivere in modo dignitoso.
Uomini, donne, ragazzi, anziani, tutti in marcia per
rivendicare umanità in un mondo che ha eletto il
dollaro come idolo universale. Il nuovo “vitello d’oro”.
9.000 Hombres Migrantes, numero mai raggiunto sino
ad oggi,
Canti preghiere, invocazioni lanciate in quello spagnolo
molto soave che rende più dolci le parole stesse, hanno
sostenuto i passi di piedi dentro scarpe sgangherate, in
un cammino pieno di pericoli, tensioni, agguati,
violenze, furti e stupri, da tutti esercitati, autorità
ufficiale per prima. Ogni stazione della “Via Crucis”,
ricordava la loro di “Via crucis” iniziata sin da bambini
e che sembra non avere fine.

La Storia parla e se la si sa leggere, si può vedere in
filigrana, che in questa solenne processione ci ricorda
che i popoli oppressi cercano il riscatto per tutta
l’umanità.
Tecun Uman è stato l’ultimo indio a resistere guidando
i nativi americani a combattere e a morire contro
l’invasore conquistatore che con la spada e con la croce
ha perpetrato un genocidio e ha creato una schiavitù
che ancora oggi caratterizza la “democrazia” deli Stati
Uniti d’America.
Ma per gli ultimi, i diseredati, i senza voce, sempre sarà
rivolta l’attenzione verso Lui che è risorto e che ha
indicato la strada da seguire. Egli incarna il senso della
Pasqua che, forse, è più significativa del Natale stesso.
Il confine tra il Guatemala e il Mesico è tracciato dal
Rio Suchiate. Un tratto fluviale dalle sponde non
lontane. Per raggiungere la sponda che ti fa avanzare
ancora verso quel “sogno”, si sale su zatteroni
improvvisati con tutta la famiglia. Occhi curiosi,
spauriti, si domandano cosa ci sia dall’altra parte. Si
varca l’ennesimo confine e sulle spalle ci si porta la
sofferenza e la speranza.
Padre Francisco Pellizari, che gestisce la Casa del
Migrante di Tecun Uman, ha realizzato l’ennesima
pacifica dimostrazione della via che si può percorrere
per far progredire l’umanità usando semplicità e forza
di carattere.

Grazie Francisco.
Spero che le foto vi aiutino a “leggere” meglio quello
che volevo dire.

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