Andrea Cantaluppi articoliArticoli

Deriva fascista di Israele


Il 2 dicembre 1948, ventotto intellettuali ebrei, tra i quali
Albert Einstein ed Hanna Arendt, inviarono una lettera alla
redazione del New York Times per denunciare la deriva
fascista imposta dal futuro primo ministro Menachem
Begin alla natura dello Stato Israeliano, fondato nel maggio
scorso.

Agli editori del New York Times
Fra i fenomeni più preoccupanti dei nostri tempi emerge
quello relativo alla fondazione nel nuovo stato di Israele,
del Partiro della Libertà (Tnuat Haherut), un partito politico
che nell’organizzazione, nei metodi , nella filosofia politica
e nell’azione sociale appare strettamente affine ai partiti
nazista e fascista. E’ stato fondato fuori dall’assemblea e
come evoluzione del precedente Irgun Zvai Leumi,
un’organizzazione terroristica, sciovinista, di destra della
Palestina.
L’odierna visita di Menachem Begin, capo del partito, negli
Stati Uniti è stata fatta con il calcolo di dare l’impressione
che l’America sostenga il partito nelle prossime elezioni
israeliane, e per cementare i legami politici con elementi
sionisti conservatori americani. Parecchi americani con
una reputazione nazionale hanno inviato il loro saluto. E’
inconcepibile che coloro che si oppongono al fascismo nel
mondo, a meno che non siano opportunamente informati
sulle azioni effettuate e sui progetti del Sig. Begin, possano

aver aggiunto il proprio nome per sostenere il movimento
da lui rappresentato.
Prima che si arrechi un danno irreparabile attraverso
contributi finanziari, manifestazioni pubbliche a favore di
Begin, e alla creazione di una immagine di sostegno
americano ad elementi fascisti in Israele, il pubblico
americano deve essere informato delle azioni e degli
obiettivi del Sig. Begin e del suo movimento.
Le confessioni pubbliche del Sig. Begin non sono utili per
capire il suo vero carattere. Oggi parla di libertà,
democrazia e antimperialismo, mentre fino ad ora ha
apertamente predicato la dottrina dello stato fascista. E’
nelle sue azioni che il partito terrorista tradisce il suo reale
carattere, dalle sue azioni passate noi possiamo giudicare
ciò che farà nel futuro.
Attacco a un villaggio arabo.
Un esempio scioccante è stato il loro comportamento nel
villaggio arabo di Deir Yassin. Questo villaggio, fuori dalle
strade di comunicazione e circondato da terre appartenenti
agli ebrei, non aveva preso parte alla guerra, anzi aveva
allontanato bande di arabi che lo volevano utilizzare come
una loro base. Il 9 aprile, bande di terroristi attaccarono
questo pacifico villaggio, che non era un obiettivo militare,
uccidendo la maggior parte dei suoi abitanti (240 tra
uomini, donne e bambini) e trasportando alcuni di loro
come trofei vivi in una parata per le strade di
Gerusalemme. La maggior parte della comunità ebraica
rimase terrificata dal gesto e l’Agenzia Ebraica mandò le
proprie scuse al re Abdullah della Transgiordania. Ma i
terroristi, invece di vergognarsi del loro atto, si vantarono

del massacro, lo pubblicizzarono e invitarono tutti i
corrispondenti stranieri presenti nel paese a vedere i
mucchi di cadaveri e la totale devastazione a Deir Yassin.
L’accaduto di Deir Yassin esemplifica il carattere e le
azioni del Partito della Libertà.
All’interno della comunità ebraica hanno predicato un misto
di ultranazionalismo, misticismo religioso e superiorità
raziale. Come altri partiti fascisti sono stati impiegati per
interrompere gli scioperi e per la distruzione delle unioni
sindacali libere. Al loro posto hanno proposto unioni
corporative sul modello fascista italiano. Durante gli ultimi
anni di sporadica violenza antibritannica, i gruppi IZL e
Stern inaugurarono un regno di terrore sulla comunità
ebraica della Palestina. Gli insegnanti che parlavano male
di loro venivano aggrediti, gli adulti che non permettevano
ai figli di incontrarsi con loro venivano colpiti in vario modo.
Con metodi da gangster, pestaggi, distruzione di vetrine,
furti su larga scala, i terroristi hanno intimorito la
popolazione e riscosso un pesante tributo. La gente del
Partito della Libertà non ha avuto nessun ruolo nelle
conquiste costruttive ottenute in Palestina. Non hanno
reclamato la terra, non hanno costruito insediamenti ma
solo diminuito le attività di difesa degli ebrei. I loro sforzi
verso l’immigrazione erano tanto pubblicizzati quanto di
poco peso e impegnati principalmente nel trasposto dei
loro compatrioti fascisti.
Le discrepanze.

La discrepanza tra le sfacciate affermazioni fatte ora da
Begin e il suo partito, e il loro curriculum di azioni svolte nel
passato in Palestina non portano il segno di alcun partito
politico ordinario. Ciò è, senza ombra di dubbio, il marchio
di un partito fascista per il quale il terrorismo (contro gli
ebrei, gli arabi e gli nglesi) e le false dichiarazioni sono i
mezzi e uno “stato leader” è l’obbiettivo.
Alla luce delle soprascritte considerazioni, è imperativo che
la verità su Begin e il suo movimento sia resa nota a
questo paese. E’ ancora più tragico che i più alti comandi
del sionismo americano si siano rifiutati di condurre una
campagna contro le attività di Begin, o addirittura di
svelare ai suoi membri i pericoli che deriveranno a Israele
sostenendo Begin. I sottoscritti infine usano questi mezzi
per presentare pubblicamente alcuni fatti salienti che
riguardano Begin e il suo partito, e per sollecitare tutti gli
sforzi possibili per non sostenere quest’ultima
manifestazione di fascismo.
Firmato:
Isidore Abramowitz, Hanna Arendt, Abraham Brik, rabbi
Jessurun Cardozo, Albert Einstein, Herman Elsen, M.D.,
Hayim Fineman, M. Gallen, M.D., H.H. Harris, Zelig S.
Harris, Sidney Hook, Fred Karusch, Bruria Kaufman, Irma
L. Lindheim, Nachman Maisel, Seymur Melman, e altri
ancora.
New York 2 dicembre 1948
Nota. Begin avrebbe ricoperto successivamente il ruolo di
ministro tra il 1967 ed il 1970, poi di primo ministro di

Israele dal 1977 al 1983, e nel 1978 fu addirittura insignito
del Premio Nobel per la Pace. Nel 1973, aveva lasciato il
Partito della Libertà per fondare il Likud, il partito
attualmente al governo di Israele sotto la guida di
Benjamin Netanyahu.

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