Fiabe

L’uomo verde d’alghe

C’era un re che aveva una figlia sola e l’amava come gli occhi suoi. Una notte, però, qualcuno se la portò via, e anche se il padre fece frugare i quattro angoli della terra, non riuscì a ritrovarla. Allora mandò di piazza in piazza i suoi banditori, che promettevano oro e fortuna a chi l’avesse riportata a casa. Li sentì un capitano di mare, e pensò: “Se in terra non l’hanno trovata, navigando si può avere sorte migliore!”. Così armò una nave per andare alla ricerca della principessa, ma nessun marinaio lo volle accompagnare, perché il viaggio era lungo e pericoloso. Solo Baciccin Tribordo, che aveva il bicchiere facile e dormiva anche di giorno, chiese di imbarcarsi, e nel vederlo gli altri si fecero coraggio e gli andarono dietro. La nave prese il largo, e Baciccin Tribordo passava il tempo a guardare per aria e pensare all’osteria. Tutti ce l’avevano con lui, perché era un gran fannullone e mangiava per due, anche se le provviste erano scarse. Allora il capitano lo mise su una barchetta e disse:” Guarda quell’isolotto all’orizzonte; tu vai a vedere com’è e poi torni a riferire”: Baciccin cominciò a remare verso l’isola e la nave veleggiò lontano, lasciandolo solo e abbandonato. Una volta a terra, Baciccin vide una grotta e ci entrò, perché era un tipo senza paura. Dentro c’era la principessa rapita, legata mani e piedi.

“Meno male che qualcuno m’ha trovata!”, disse la principessa, e Baccinin:”Ma chi è il tanghero che ti ha rapita?”. “Il polpo gigante mi ha presa e ora mi tiene prigioniera. E’ meglio che te ne vai, prima che torni! Però devi sapere che per tre ore al giorno quel polpo si trasforma in triglia e si può pescare con la rete. Appena preso bisogna ammazzarlo, perché se no diventa gabbiano e vola via.

Baciccin si nascose dietro uno scoglio, sulla spiaggia, e vide il polpo che usciva dal mare, grande come un palazzo, e con le braccia lunghe come strade maestre. Era furioso e si agitava tutto, perché aveva sentito odore di uomo battezzato. Però era arrivato il momento della trasformazione e dovette ributtarsi in acqua giusto in tempo, prima di diventare una triglietta con la testa rossa. Allora Baciccin buttò le reti e tirò a riva i pesci d’ogni specie: e nel mucchio c’era la triglia che sussultava e saltava.  Baciccin alzò il remo per ammazzarla con un colpo, solo che il pesce era già diventato un gabbiano, e il marinaio gli ruppe un’ala. Poi l’uccello tornò polpo, ma coperto di ferite e di sangue nero. Baciccin, con il suo remo, ci mise poco ad ammazzarlo, e la figlia del re gli regalò il suo anello con i brillanti per ringraziarlo. “E adesso torniamo da tuo padre”, disse lui. Salirono in barca, ma in due si stava stretti e si andava piano. In mezzo al mare, videro un bastimento e fecero segnali con un remo e un pezzo di straccio, così la nave si avvicinò e li prese a bordo. Manco a farlo apposta, era la nave di quel capitano che aveva abbandonato Baciccin e che ancora andava in cerca della principessa. Il capitano fece grandi feste a Baciccin e complimenti e inchini alla principessa, poi diede ordine di servire vino a volontà per celebrare l’avvenimento. Baciccin non vedeva vino da un pezzo, e bevve tanto che alla fine era steso sul ponte a pancia in su e dormiva. Così il capitano prese la principessa per un braccio e disse:” Guai a te se racconti che quell’ubriacone ti ha salvata. Devi dire ch il tuo salvatore sono io, altrimenti son dolori”. La principessa non rispose e pensava “Decido io cosa devo dire”. Ma il capitano prese Baciccin Tribordo, zuppo di vino come era, e lo buttò in mare.

La mattina dopo il bastimento era in porto, e siccome aveva fatto segno con le bandiere che la figlia del re era a bordo, tutta la corte l’aspettava al molo, con la banda in testa. Il capitano, per premio, chiese la mano della principessa, e il re gli era tanto grato che gli disse subito di si. Il giorno del matrimonio, però, la gente del porto vide uscire dall’acqua un uomo tutto coperto di alghe verdi, con stelle di mare e pesciolini che gli scappavano tra i capelli e gli uscivano dai pantaloni. Era Baciccin, proprio lui, che aveva camminato e camminato sul fondo del mare. Così come era, con tutte le alghe penzoloni e le conchiglie attaccate alle braghe, prese la strada della chiesa. Proprio davanti all’altare c’erano la principessa e il capitano, e il prete li stava per sposare. Baciccin Tribordo, allora, alzò la mano e si vide luccicare l’anello di brillanti che la principessa gli aveva regalato. “Quell’anello lo conosco!, disse il re. “E’ lui che mi ha salvata, disse la principessa, e non sposerò nessun altro.

Baciccin si mise accanto alla principessa e il capitano fu portato via dalle guardie: alghe o non alghe, il matrimonio si fece, e la pranzo di nozze ce ne fu per tutti.

(fiaba popolare ligure)

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