Procida capitale…

L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire”.

Questa frase è scolpita sul frontone del Teatro Massimo di Palermo, il teatro lirico più grande d’Italia.

Non si sa bene chi ne sia l’autore, attribuita a Pirandello e Verga, è più probabilmente opera di un uomo politico: Camillo Finocchiaro Aprile, ministro di grazia e giustizia, ovvero Francesco Paolo Perez, senatore e sindaco di Palermo. Forse non lo sapremo mai. Sono stata solo una volta nel capoluogo siculo, nel 2017, e questa frase scolpita è, senza dubbio, una delle immagini che mi è rimasta più impressa.

Con la mia associazione eravamo nel pieno dei lavori di ristrutturazione che ci avrebbero portato, un anno dopo, ad inaugurare il primo cultural hub della regione Campania, ricavandolo dalla rigenerazione di una scuola abbandonata.

Quelle poche parole mi restituirono cristallino il senso di tanto lavor e di tanti anni spesi inseguendo quella utopia. Il fine di creare un centro per le arti della comunità era tutto lì: realizzare un luogo che potesse ospitare arte, cultura e creatività e non per mero intrattenimento, non per soddisfare un bisogno astratto di spettacolo, ma perché l’arte, la cultura e la creatività sono strumenti politici potentissimi, in grado di rafforzare identità e plasmare il futuro delle società e dei territori.

Chi ha a che fare con la cultura e con il sociale, sa che non sono ambienti facili, che operare in questi campi è spesso una corsa a ostacoli, lungaggini burocratiche e miopie varie rendono davvero complicati certi percorsi di rigenerazione a base culturale, di sviluppo territoriale e sociale.

Eppure, più ci sto dentro e più mi rendo conto che è proprio la visione a fare la differenza.

Solo se sai guardare lontano, se sai inserire ciò che nel tuo piccolo puoi fare in un messaggio più grande che riguarda davvero tutte le città, i popoli e l’avvenire, solo così potrai davvero dire di star contribuendo ad un’arte che non sia vana.

Questa frase mi è tornata in mente qualche settimana fa.

Il 22 gennaio 2022  si sarebbe dovuta tenere la cerimonia di apertura di Procida Capitale italiana della Cultura 2022. Inutile dire che a causa delle disposizioni relative all’emergenza pandemica, l’inaugurazione è stata rinviata. Al suo posto, nella piccola cappella della Purità, su a Terra Murata, nel punto più altro dell’isola, si è tenuta una piccola presentazione del francobollo speciale dedicato alla Capitale.

Ed è in questa occasione che sono partite da Procida 22 lettere destinate a persone, esperienze, storie, in grado di raccontare meglio di mille parole cos’è e cosa deve essere la cultura.

L’elenco dei destinatari, che riporto integralmente, è un manifesto, un inno a ciò che la cultura è e deve essere. È il racconto di questo nostro mondo, dalle battaglie che si stanno combattendo da un lato all’altro del pianeta per dare forma all’avvenire, per rivelarci il senso della nostra Vita comune.

Ed è solo alla luce di questo racconto, solo alla luce di questa nostra Storia, che si può pensare che il fare arte, il fare cultura abbia un senso, che non siano vano diletto.

A Samanta Cristoforetti, perché la cultura è parità di genere in ambito scientifico;

a Ilaria Cucchi, perché la cultura è spinta verso la verità;

a Emergency, perché la cultura è solidale riconoscimento dell’altro;

a Papa Francesco, perché la cultura è fratellanza;

a Filippo Grandi, perché la cultura è vocazione ad accogliere;

ad Haoua, perché la cultura è inclusione;

ad Antonio La Cava, perché la cultura è circolazione del sapere;

a Lisca Bianca, perché la cultura è un viaggio straordinario attraverso l’inclusione;

a Malala Yousafzai, perché la cultura è diritto all’istruzione;

a Sergio Mattarella, perché la cultura è senso delle istituzioni;

a Bartolo Mercuri, perché la cultura è solidarietà;

a Dmitry Muratov, perché la cultura è difesa della libertà di espressione;

a Giorgio Parisi, perché la cultura è tenace ricerca;

a Vincenzo Partinico, perché la cultura è solidarietà;

a Mirella La Magna Pignataro, perché la cultura è un diritto;

a Veronica Plebani, perché la cultura delle differenze aiuta a superare i limiti;

a Liliana Segre, perché la cultura è Memoria;

ad Aboubakar Soumahoro, perché la cultura è consapevolezza della propria dignità;

a Greta Thumberg, perché la cultura è cura del pianeta;

a Patrick Zaki, perché la cultura è la matrice dei diritti;

ad Ai Weiwei, perché la cultura è raccontare la propria visione del mondo attraverso l’arte;

agli operai della Whirpool, perché la cultura è diritto al lavoro.

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