Racconti BreviRobson Max de Oliveira Souza

Il Mito e la tradizione degli Orixà

Oggi voglio parlare di un elemento importante nelle culture di tutti i popoli e di particolare valore per l’essere umano, qualunque sia il tempo o lo spazio che occupa, fina dalle origini degli esseri umani e dai loro tentativi di spiegare il mondo e se stessi: il mito.

La stessa forza creativa che emerge nell’espressività delle tracce delle pitture rupestri include i miti e le favole raccontate dai secoli e millenni di civiltà umane.

C’è un’antica saggezza nei miti. Il contatto con questa sofisticata concezione del mondo conferma che la forza creativa umana va oltre il tempo, lo spazio e la razza.

Per gli Yoruba, l’educazione non è solo istruzione, o trasmissione di conoscenza, ma abbraccia l’individuo come un essere plurale e multidimensionale.

In una prospettiva tradizionale africana, e questo vale anche per altri popoli indigeni, siamo nati in un mondo già consolidato. Un mondo creato da chi ci ha preceduto. Ognuno di noi dà un nuovo significato al mondo, trasformandolo, mentre impariamo da esso come essere il meglio di noi stessi. È una creazione continua e permanente in questo senso. E abbiamo bisogno di questo mondo e di questa azione trasformatrice, esteriormente e interiormente.

Siamo responsabili delle nostre azioni e delle loro conseguenze “su questa terra, sotto questo cielo”, ed è lì che entra la saggezza. La nostra capacità di attingere da esperienze, riflessioni e processi di apprendimento.

Miti, racconti e proverbi, spesso legati tra loro, assumono così una funzione educativa. Offrono modelli etici di comportamento e possibilità per risolvere le varie difficoltà e problemi dell’esistenza umana, individualmente e collettivamente. Il mito contiene la memoria, l’etica, l’educazione e il sacro – l’essere umano nelle sue molteplici dimensioni. Ma a cosa servono oggi i miti? Ne abbiamo ancora bisogno? Siamo creature in cerca di senso, nessun animale, diverso da noi, soffre per la sua condizione animale, per la sua finitezza affermata dalla morte, o per l’insicurezza nel non sapere essere animale. Lo è e basta. Noi, esseri umani, ci preoccupiamo del destino, cerchiamo di vedere la vita da prospettive diverse, attribuiamo valori, significati e un senso alle cose e alle situazioni che attraversiamo. Abbiamo anche un rapporto unico con il tempo, intrecciando le idee del passato, presente e futuro e anche di più: oltre il tempo e lo spazio!

È qui che entrano in gioco i nostri problemi con la morte e i ricordi. La nostra capacità immaginativa e simbolica ci permette di spiegare l’inspiegabile e toccare l’intangibile, quindi creiamo Religione e Scienza.

Tutto questo ci porta a vivere più intensamente il mondo e le nostre relazioni in esso e con esso, e a non ritirarci dal mondo. Vedo questo come un punto molto forte dell’esperienza delle concezioni e delle vivenze delle culture africane e indigene. Siamo visceralmente connessi alla terra, e il non riconoscere la nostra Madre comune ci ha fatto ammalare tutti.

Jung nella sua teoria psicoanalitica si rese conto dell’importante ruolo del simbolico nella psiche umana. Certamente il mito puà metterci in un atteggiamento spirituale o psicologico idoneo per una azione adeguata, o più adeguata, per noi e per l’altro. Non c’è da meravigliarsi che la psicoanalisi lacaniana, del resto, veda come obiettivo finale la capacità dell’individuo di affrontare bene i propri problemi esistenziali, la propria incompletezza umana, così da potersi relazionare bene con se stesso, con gli altri, con la società.

Nella tradizione degli Orixà, il mito è efficace perché ci spinge a cambiare i cuori e le menti, ci dà speranza e ci sfida a vivere più pienamente i significati e i nostri sentire. Il mito che arriva fino a noi ci completa, ci guida nelle soluzioni e ci sprona ad applicarlo nella nostra situazione, rendendola realtà. Freud e Jung nelle loro moderne indagini percepirono nella mitologia le loro spiegazioni sull’inconscio e trame della psiche umana. La cultura Yoruba da secoli è fondata sui miti, ed è rinnovata permanentemente dal patrimonio di miti e racconti. Nel gioco dell’umano e del divino e del divino-umano, rivisitano la loro mitologia e si fanno aiutare nelle loro nuove condizioni, in questo tempo d’oggi. La nostra natura non cambia molto e, per quanto diversi siamo, neri, bianchi, gialli e rossi, nelle paure e nei desideri, sono molto vicini, se non uguali.

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