L’estrema destra di Dio

In America Latina, negli Stati Uniti e in Europa stiamo assistendo ad una avanzata delle organizzazioni e dei partiti di estrema destra, i quali costituiscono una rete perfettamente strutturata e coordinata a livello globale, in connessione organica con gruppi fondamentalisti religiosi, soprattutto evangelici, fino a configurare che Nazaret Castro definisce come “l’Internazionale neofascista” e che io qualifico come “Internazionale cristiano-neofascista”.

Uno degli esempi più emblematici di questa Internazionale in Spagna è la complicità e la totale sintonia tra HazteOìr, organizzazione cattolica spagnola ultraconservatrice, e il partito di estrema destra Vox. In Colombia gli accordi di pace sono falliti perché gi evangelici fondamentalisti e i cattolici hanno fatto campagna contro sostenendo che in essi si difendeva il matrimonio tra persone dello stesso sesso, l’aborto e l’omosessualità. Al primo turno delle ultime elezioni in Costa Rica ha vinto il pastore evangelico Fabricio Alvarado con un discorso in difesa dei “valori cristiani” e del neoliberimo e contro l’aborto e la sentenza della Corte Interamericana per i Diritti Umani a favore del matrimonio tra le persone dello stesso sesso. In Brasile, i partiti evangelici fondamentalisti sono stati decisivi nella destituzione di Dilma Rousseff e nell’elezione dell’ex militare Jair Bolsonaro come presidente del Paese. Sono questi che realmente ispirano e legittimano una politica dichiaratamente omofoba, sessista, xenofoba e anti-ecologica. Il governo di El Salvador sembra seguire lo stesso cammino. Nel suo insediamento, il presidente della Repubblica Nayib Bukele ha invitato a rivolgere una preghiera per il pastore evangelico argentino Dante Gebel, noto per i suoi vincoli con pastori ultraconservatori degli Stati Uniti. E la deputata del Partido de Conciliacìon Nacional, Eileen Romero, ha presentato all’Assemblea Legislativa una mozione per decretare la lettura obbligatoria della Bibbia nelle scuole. In Bolivia, i militari e i gruppi religiosi fondamentalisti hanno realizzato un colpo di Stato contro Evo Morales, il presidente legittimo della Repubblica Plurinazionale, sotto il cui governo le comunità indigene hanno occupato il centro della politica sociale, culturale, economica e della cartografia mondiale. E lo hanno fatto impugnando la Bibbia e il crocefisso per legittimare il golpe, occultare le morti prodotte, confessionalizzare cristianamente la politica, negare l’identità delle comunità indigene, giustificare la repressione contro di esse e screditare i loro culti, definendoli come “satanici”.

Dietro questi fenomeni prodotti in diversi Paesi bisognerebbe parlare di un’alleanza cristo-biblico-militare-neoliberista-patriarcale-fascista che opera in maniera coordinata in tutti i continenti, soprattutto in America Latina, e utilizza irriverentemente il nome di Cristo. ( In Italia c’è un politico che, per diffondere paura e sgomento pur di ottenere voti, ha usato ripetutamente nei suoi comizi, il rosario come una lancia contro “gli altri”, e questo senza che l’immobile e forse connivente CEI, organizzazione dei vescovi italiani, abbia avuto qualche cosa da ridire. Nota dello scrivente Andrea Cantaluppi).

Ci troviamo di fronte a una grossolana manipolazione della religione e a una perversione del sacro che si alimenta dell’odio e ne trae vantaggio, lo fomenta tra i seguaci e mira a estenderlo a tutta la cittadinanza e che nulla ha a che vedere con l’orientamento liberatore ed ugualitario del cristianesimo originario.

L’Internazionale cristo-fascista ha cambiato la mappa politica e religiosa negli Stati Uniti, la sta cambiando in America Latina e rischia di farlo in Europa. Il salto in politica del movimento religioso fondamentalista in alleanza con l’estrema destra presuppone un grave regresso nell’autonomia della politica e della cultura, nella secolarizzazione della società, nella separazione tra lo Stato e la religione, nell’autonomia della scienza e nell’opzione per le persone, i gruppi e i popoli oppressi.

Il cristo-neofascismo non ha intenzione di abbandonare lo scenario politico e religioso. È venuto per restare e sta conquistando sempre più seguaci. Dovremo rassegnarci di fronte a questa Internazionale dell’odio e alle sue violente manifestazioni?

Assolutamente no. Concordo con l’intellettuale tedesca Carolin Emcke sulla necessità di fare un elogio del diverso e dell’”impuro”, di combattere l’odio come condizione necessaria per difendere la democrazia, di adottare una visione aperta della società e di esercitare la capacità di fare ironia e di nutrire dubbi di cui sono privi i generatori di odio.

(Io mi faccio una domanda: per organizzare sia le sette religiose sia per far crescere delle Internazionali, ci vogliono molti soldi, chi è che paga? Dove si trovano tante risorse? A chi conviene? A.C.)

Juan José Tamayo. Teologo e scrittore. Presidente dell’Associazione dei teologi Giovanni XXIII. Spagna.

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