È tardi, ma ora o mai più!

La terribile crisi del Covid 19 ha improvvisamente sgretolato la convinzione che non ci fosse alternativa all’ordine neoliberista che nel 2018 aveva permesso che 26 persone possedessero più ricchezza della metà della popolazione mondiale. La situazione era così sconfortante che si diceva che fosse più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Nell’oscurantismo dovuto alla mancanza di riflessione sul sogno consumista, molti hanno preferito credere di trovarsi nell’infinito progresso di una innovazione dirompente, mentre stavamo semplicemente distruggendo l’umanità a causa dello zelo predatorio dei centri di potere.

Non dobbiamo dimenticarcene quando ascoltiamo lo sbrigativo discorso sul fatto che il mondo debba tornare alla “normalità”. Questa “normalità”, come anticipato più di una volta dal filosofo tedesco Walter Benjamin, costituiva per gli oppressi un permanente Stato di eccezione. La situazione si è ulteriormente complicata quando la tecnologia ha evidenziato che molte persone sono ormai inutili.

La velocità degli eventi ha dimostrato che non si tratta solo di risolvere un problema di salute. Quello che sta crollando è un sistema economico che aveva dimenticato le esigenze poste dalla possibilità di esistenza della vita umana sul pianeta. In una progressione inarrestabile, molti Paesi hanno dimostrato di non essere in grado di sostenere un’emergenza sanitaria che avrebbe potuto anche essere peggiore. In effetti, gli Stati Uniti sono in cima alla lista dei Paesi più colpiti dal virus.

Ma la ricerca di nuovi orizzonti per un’epoca drammatica come la nostra – un tempo di crisi finale come pensava Ko-selleck – implica il raggiungimento di una visione onnicomprensiva dell’Universo. Fare previsioni sul futuro richiede che ci risollevi dall’obiezione spirituale che ci legava al terreno dell’egoismo predatorio come culmine dell’individualismo. È diventato imprescindibile riconoscere la trama che tiene insieme la vita umana e la natura, per scoprire che il nostro futuro dipende dalla solidarietà e dal riconoscimento dell’unità del mondo.

La dualità soggetto-oggetto – un archetipo fondamentale della modernità – ci ha indotto a pensare che la natura fosse un oggetto disponibile a essere totalmente manipolato secondo gli interessi umani. La tecnologia, pura espressione di potere, ci ha fatto dimenticare che siamo parte del mondo, e che questa dualità non è altro che una semplice astrazione che ci impedisce di riconoscere il nostro posto all’interno dell’universo.

Siamo parte di un tutto, e il rispetto che abbiamo per noi stessi dovrebbe essere inteso come riguardo verso il Tutto senza cui non possiamo vivere. Fortunatamente queste visioni esistono e sono presenti in culture che hanno imparato lezioni che l’arroganza occidentale ha dimenticato. La visione del soggetto predatore presuppone il declino di visioni del mondo che, tuttavia, conservano prospettive che vanno al di là dell’ossessione manipolatoria che contraddistingue la civiltà capitalistica, la quale non è la somma totale delle forze spirituali delle culture occidentali.

Niente può essere ottenuto se l’essere umano non torna al centro di se stesso e scopre che la spiritualità implica emozioni e sentimenti, il senso di connessione con l’Universo. Tale vincolo mostra che è lo spirito l’ambito in cui si situa l’essere umano entro il tutto interdipendente che dà senso al multiverso.

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