POLITICHE AMBIENTALI: CON O SENZA RELIGIONE?
Può darsi che la mia lunga assenza dal mondo sociale-politico italiano, e, cioè, a partire dalla rinascita dell’economia italiana durante gli anni ’60, offuschi il mio giudizio sui successivi sviluppi avvenuti all’ interno della nazione italiana. Durante gli anni del dopo guerra, il coinvolgimento della Chiesa Cattolica in Italia, con le sue tante associazioni ed attività, veniva considerato da alcuni ambienti politici una interferenza, una presenza indesiderata, imbarazzante e illegittima nel campo dell’agire politico (vedi i vari partiti politici, tra cui la democrazia cristiana e sue appendici). L’ombra onnipresente del Vaticano gettava, più allora che adesso, un’ombra sulle decisioni ed iniziative che venivano prese dalle autorità italiane, civili e religiose.
Più recentemente, durante il periodo pandemico, osservatori attenti han fatto notare, come durante l’apice dell’impatto virale, i rappresentanti della Conferenza dei vescovi italiani siano stati notati per il loro silenzio, creando quasi un sentimento diffuso di colpevolezza. Lo stesso non si può dire di Papa Francesco, con le sue passeggiate in piazza S. Pietro e per le strade della capitale: all’aria aperta, con il coraggio di osare e contrastare comportamenti che non privilegiavano la vicinanza fisica.
Papa Francesco, così facendo, era sicuramente memore di quanto aveva scritto e segnalato in “Laudato sì”, una piattaforma ardita di azioni rivolte alla salvaguardia del creato. Un’impresa questa non certo semplice e tantomeno facile! Il documento riprende la preoccupazione espressa da un gruppo di scienziati nel 2018: il riscaldamento del pianeta, ad opera di uno sviluppo economico e produttivo irrispettoso di norme igieniche elementari: chi sporca ed inquina madre terra e la sua atmosfera, prima o poi paga conti salati. Gli stessi scienziati avevano anche calcolato il numero preoccupante di vittime dovuto alle condizioni “pericolose, perché inquinanti” dell’atmosfera che tutti respiriamo. Tutti.
E’ pur vero che il percorso per la cosiddetta ripartenza o rinascita sarà molto lungo e arduo. Si tratta per le autorità politiche, sociali e religiose, di creare un fronte unico, come in una guerra rivolta a combattere le frammentazioni attuali, con il coinvolgimento di tutti, creando una maggiore responsabilità diffusa.
Si parla sovente e volentieri di conversione ecologica. A questo riguardo, occorre premere l’acceleratore: oltre ai vari congressi di numerosi gruppi o partiti impegnati a lanciare e sostenere programmi di natura ecologica, rimane impellente monitorare i passi concreti intrapresi e l’impatto sull’ invisibile calotta atmosferica che avvolge il pianeta terra, nostra casa comune. La pulizia della “propria casa” = pianeta terra, anche se in questo caso i suoi spazi non presentano pareti o confini identificabili, esige una lungimiranza a tutta prova.
L’ importante è avviare processi di attenzione e coinvolgimento a livello planetario (tutti attori e tutti vittime), tali da costituire un ampio movimento e contribuire ad un impatto che trasformi la realtà attuale.
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