Le sette figlie del Haggi

C’era una volta un uomo che sentendo approssimarsi la fine dei suoi giorni, volle consacrare la sua vita di credente andando a compiere un viaggio alla Mecca.

Ma il suo unico pensiero era di lasciare sole le sue sette figlie. Fece loro mille raccomandazioni, soprattutto quella di non aprire a nessuno la porta di casa. Ebbe anche l’idea di farle custodire da una cagnolina.

Quella cagnolina possedeva delle doti molto particolari: era chiaroveggente e tra l’altro parlava. Il suo linguaggio tuttavia era comprensibile solo alle persone dal cuore purissimo.

Mentre il Haggi intraprendeva il cammino verso la Mecca, le sette fanciulle sentirono bussare alla porta.

– Chi è? – chiese la primogenita per sua natura curiosa.

– è la vostra vecchia zia che è venuta a portare delle ma’arek alle sue care nipotine.

La cagnolina si mise ad abbaiare:

– Haou, Haou…

– Sidi ouaccani benathou ma takoulihoum ò…

– Haou, Haou

sei delle ragazze sentirono abbaiare la cagnolina, ma solo la beniamina capì l’avvertimento dell’animale:

-Haou, Haou!…Il mio padrone mi ha raccomandato che non devi mangiare le sue figlie…Haou, Haou!

La bimba piccola trasse la conclusione che la vecchia zia era in realtà un’orchessa.

Ma la primogenita, disobbediente, volendo dimostrare la sua autorità e la sua indipendenza nei confronti delle altre sue sorelle, decise di aprire la porta.

La falsa zia entrò. Lusingò le ragazze con le ma’arek. Poi quando arrivò il tramonto del sole, e nella casa fu accesa la lampada, l’orchessa chiese in che modo le bambine avevano l’abitudine di dormire.

Sei delle ragazze risposero che si coricavano e dormivano chiudendo gli occhi. La settima, invece, rispose che lei si coricava e dormiva con gli occhi aperti.

Tutte si sdraiarono sui loro piccoli materassi. Sei delle ragazze si addormentarono subito di un sonno profondo.

A mezzanotte, la ghoula (perché in effetti si trattava di un’orchessa) verificò che le ragazze erano profondamente addormentate. Quanto alla settima, doveva sicuramente dormire perché aveva gli occhi grandi spalancati.

Cominciò pertanto a divorare la primogenita.

Terrorizzata, la beniamina approfittò del fatto che l’orchessa era tutta intenta al suo fragrante festino per aprire la porta e fuggire.

Poveretta, corri, corri a riprendere fiato tra i monti e vivrai.

Ogni tanto, angosciata dalla sorte delle sue sfortunate sorelle alle prese con l’orchessa, si rivolgeva alla luna per averne notizie:

-Ya qomera! (O luna) che cosa ha fatto la ghoula?

– Ha mangiato la tua terza sorella…

si faceva notte inoltrata e la beniamina seguitava la sua corsa frenetica, informata dalla luna della morte successiva della quarta, della quinta, poi della sesta delle sue sorelle.

Allora la bambina, terrorizzata, lanciò un ultimo messaggio:

-Ya qomera| che cosa ha fatto la ghoula?

– sta correndo dietro di te…

questa risposta fu il segnale che le fece raddoppiare i suoi sforzi disperati.

Malgrado tutto il suo coraggio, la bambina fu costretta a fermarsi dinnanzi a un larghissimo fiume, le cui acque erano agitate da una tumultuosa corrente.

In quell’attimo in cui la bimba si sentì smarrita, s’elevò nell’aria una voce dolcissima che le consigliò di dire:

– O fiume, sii di burro e di miele…

La ragazza ripeté la frase e subito il fiume si quietò, le sue acque divennero limpide e calme. Si tufò e passò senza difficoltà.

L’orchessa, che era in procinto di raggiungerla, pensò di poter approfittare di questa momentanea bonaccia per acchiapparla, quando la voce angelica consigliò alla bambina di dire:

  • O fiume, sii un fiume di immondizie.

E le acque divennero subito nere, viscide e puzzolenti. L’orchessa fu così seriamente ritardata.

Dall’altra parte del fiume la ragazza correva sempre. Nella incerta luce dell’alba nascente intravide un buco d’accesso ad una grotta e vi si rifugiò.

Era la grotta del serpente verde

Il serpente l’accolse sotto la sua protezione e le disse che d’ora in avanti la ghoula avrebbe avuto a che fare con lui. La bambina poteva rimanere tranquillamente nella sua caverna.

Infatti, quando la ghoula che l’aveva vista da lontano rifugiarsi nel buco arrivò davanti alla grotta, il serpente verde si presentò: arrotolato sulla sua coda si drizzò all’indietro e soffiò sull’orchessa annientandola in polvere.

Rannicchiata nell’antro della caverna, la bambina, finalmente rassicurata, meravigliata poteva ascoltare il dolce mormorio delle piante e degli insetti rifugiati sotto terra. da una fessura della roccia, simile ad una piccola finestra che si apriva sulla radura, vide i primi fuochi del giorno nascente.

Fu al colmo della gioia quando intravide il figlio del Sultano che passeggiava, come era sua abitudine ogni giorno all’alba, in compagnia del suo montone.

Arrivò vicino alla grotta e scoprì una fanciulla di rara bellezza e chiese al serpente verde di poterla sposare.

Si sposarono poco dopo con una magnifica cerimonia.

(fiaba del nord Africa)

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