SVOLTE EPOCALI.

Protagonisti di ieri e di oggi

L’ Unione Europea (UE) sembra abbeverarsi, riprendere fiato e, come si è ultimamente ripetuto con frequenza, “ripartire” dando nuovo impulso al verbo stesso. Si è anche rifatto il cammino a ritroso e, in seguito alla recente esperienza della pandemia specialmente in Europa, la ripartenza è stata paragonata a quella avvenuta dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. A questo riguardo, si ricordano Alcide De Gasperi, Robert Schuman, Konrad Adenauer ed altri, passati alla storia come padri fondatori dell’UE, responsabili per aver avviato il progetto di fondazione e costruzione dell’attuale Europa.

Anche l’anno appena concluso, il 2020, con la sua “guerra batteriologica”, ha dato man forte alla crisi sanitaria, con i suoi due temibili compagni di viaggio: l’emergenza sociale ed economica. Queste crisi hanno avuto, nei vari stati dell’Unione, reazioni diverse e unilaterali. Dispositivi di protezione personale contro il coronavirus sono stati in un primo tempo, manipolati ad uso esclusivo di alcune popolazioni, a scapito di altre dentro gli stessi confini dell’UE.

Decisa e con i pugni sul tavolino da cui parlava è intervenuta Ursula Von Der Leyen, la Presidente della Commissione Europea. Il gesto non ha lasciato spazio a dubbi o incertezze: nell’Unione non esistono frontiere interne e categorie privilegiate, con diritti e precedenze sugli altri. Alle parole son seguiti i fatti con l’allestimento rapido di un quadro finanziario pluriennale (2021-27), mettendo sul mercato il Recovery Fund, i 750 miliardi di Euro a disposizione di tutti gli stati membri, colpiti da crisi sanitaria ed economica prolungate. Di fronte a questa liberalità, non sono mancate le frenate e i “musi lunghi”, esibiti dai paesi “frugali”, come Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, con gli altri 23 ammansiti da Angela Merkel. Dietro le quinte un’altra donna, Christine Legarde, economista di spicco, ha facilitato sia calcoli finanziari che convergenze dei vari stati membri.

Subito dopo il cessate il fuoco della Prima Guerra Mondiale, sono stati tre uomini a capire e partire con un progetto specifico per l’Europa. E, come abbiamo visto sopra, recentemente son salite alla ribalta dell’opinione pubblica tre donne che si sono adoperate per ridare ossigeno al concetto e alla pratica concreta di comunità governate dagli stessi diritti e doveri. L’emergenza di personalità femminili non solo lascia presagire altri cambiamenti, ma, secondo il nostro punto di vista, rafforza il cammino verso la pace e la collaborazione fra nazioni diverse. Almeno così speriamo.

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