Amica

Iniziamo un ciclo di poesie del poeta cileno Pablo Neruda. Premio Nobel per la letteratura. Le prime sono tratte dal suo libro “Poesie d’amore”.
In un brevissimo cenno storico si può dire che la sua scomparsa segnò un momento cupo per la storia del Cile e del mondo latino-americano. La sua fine, il 23 settembre 1973, dieci giorni dopo il golpe e la tragica fine di Salvador Allende, coincide con quella della libertà.
Scompare con essa anche la voce del grande poeta, combattente per un futuro diverso. Una grande solitudine isolò il paese. Un colore cupo si stese sulla nazione, preda dei militari del colpo di stato.
Matilde Urrutia, compagna fedele e indomita di Neruda, confermò che alla notizia degli avvenimenti disastrosi il poeta si lasciò deliberatamente morire, rifiutando, come aveva fatto invece altre volte, di riaprirsi alla speranza.
Rafael Alberti richiamò a ragione, l’attenzione del mondo sul significato della sua scomparsa, ricollegando il tragico momento cileno a quello della guerra civile spagnola, ripetendo l’incitamento nerudiano di Espana en el corazon:
“venite ora a vedere la sua casa violata,
le porte e i vetri infranti,
venite a vedere i suoi libri ormai cenere,
a vedere le sue collezioni ridotte polvere,
venite a vedere il suo corpo lì caduto,
il suo immenso cuore lì rovesciato
sopra la scoria dei suoi sogni ritti,
mentre continua a correre il sangue nelle strade”.
Amica, non morire…
Amica, non morire.
Ascolta queste parole che m’escono ardendo
E che nessuno direbbe se io non le dicessi.
Amica, non morire.
Son io colui che t’attende nella notte stellata.
Colui che sotto il tramonto insanguinato t’attende.
Guardo cadere i frutti nella terra cupa.
Guardo danzare le gocce di rugiada nell’erba.
Nella notte al denso profumo delle rose,
quando danza la ronda delle ombre immense.
Sotto il cielo del Sud, chi t’attende quando
L’aria della sera bacia come una bocca.
Amica, non morire.
Son io colui che tagliò le ghirlande ribelli
Per il giaciglio selvatico fragrante di sole e di selva.
Colui che recò tra le braccia gialli giacinti.
E rose lacerate. E papaveri insanguinati.
Colui che incrociò le braccia per attenderti, ora.
Colui che spezzò i suoi archi. Colui che spiegò le sue frecce.
Amiga, no te mueras…
Amiga, no te mueras.
Oyeme estas palabras que me salen ardiendo
Y que nadie dirìa si yo no las dijera.
Amiga, no te mueras.
Yo soy el que te espera en la estrellada noche.
El que bajo el sangriento sol poniente te espera.
Miro caer los frutos en la tierra sombrìa.
Miro bailar las gotas de rocìo en las hierbas.
En la noche al espeso perfume de las rosas,
cuando danza la ronda de las sombras inmensas.
Bajio el cielo del Sur, el que te espera cuando
El l’aire de la tarde como una boca besa.
Amiga, non te mueras.
Yo soy el que cortò las guirnaldas rebeldes
Para el lecho selvàtico fragrante a so y a selva.
El que trajo en los brazos jacintos amarillos,
y rosas desgarrada. Y amapolas sangrientas.
El que cruzò los brazos poe esperarte, ahora.
El que quebrò sus arcos. El que doblò sus flechas.
Yo soy el que en los labios guarda sabor de uvas.
Racimos refregados. Mordeduras bermejas.
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