Una capocciata nel muro!
È quella che, secondo me, ha dato da piccolo il viziatello statunitense. Forse addirittura nello spigolo che fa tanto male!
L’ultima fuoriuscita di bile gli fa dire che il muro da lui progettato, (un brutto ricordo d’infanzia?), deve essere alto sedici metri fuori terra e quattro sotto terra. Il costo stimato, (ma si sa che nel mondo delle “sue” costruzioni questo viene sempre a lievitare prima della fine dei lavori, chissà perché?), dovrebbe essere di UN MILIARDO DI DOLLARI PER I PRIMI 100 METRI!
Ora, sapendo che l’attuale muro, mortale, non etico nonché ridicolo che finora non ha fermato nessuno, è lungo 3.500 chilometri, chi di voi sa fare le previsioni di spesa di questa colossale, faraonica, opera?
Il MIT ha stimato circa 38 miliardi di dollari.
Il gioco vale la candela? Si se sei tu con la tua ditta costruttrice a edificarlo. Entro il 29 di questo mese si dovranno presentare disegni e progetti.
Al momento sono 700 le imprese che si sono presentate. Una su dieci è messicana. Il presidente costruttore ha già dichiarato che le aziende dovranno essere statunitensi.
Chiaro?!
Riflettiamo sulle parole che ha pronunciato nei giorni scorsi al Parlamento Europeo Monsignor Alvaro Ramazzini vescovo di Huehuetenango, Guatemala.
“Se il signor Trump fa quello che ha anticipato riguardo all’emigrazione, può essere drammatico per il Guatemala. Bisogna considerare che nel 2016 le rimesse da parte degli emigrati guatemaltechi che lavorano negli Stati Uniti hanno raggiunto più di 6.400 milioni di dollari. Se il paese non è crollato è in gran parte grazie a queste entrate. Se verranno ridotte, tagliate o verranno tassate, le conseguenze saranno disastrose. La nostra attuale situazione sociale, unita a quella di El Salvador, Honduras e Messico, potrebbe anticipare nuovi focolai di guerra civile. Forse ho una visione molto pessimistica, ma i segnali attuali non sono buoni e la chiusura alla migrazione avrà conseguenze non immaginabili”. Per come mi ricordo Mons. Ramazzini, che ho avuto l’onore di conoscere e frequentare per un brevissimo periodo quando stavo in Guatemala, non mi è sembrato un guerrigliero comunista. È uno che scende in piazza alla testa dei suoi indios quando vengono le multinazionali a sfruttare i tesori di quelle terre e a cacciare le popolazioni locali dando impulso così a nuove ondate migratorie. Un uomo di pace che lotta per l’umanità libera su questa terra. Il paradiso può attendere.
Andrea Cantaluppi
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