MESSICO, orrore infinito
Ieri è stata trucidata una giornalista che denunciava i crimini dei narcos: Maria del Rosario.
Un’altra donna che ha lottato fino alla fine.
La modalità e la brutalità è identica a quella usata per la nostra Marisol Castro.
Tutte e due operavano nella regione di Tamaulipas, al confine con gli USA, dove oramai il territorio è in mano alle bande.
Entrambe usavano i loro mezzi d’informazione, e lo facevano nel modo più anonimo, ma…i narcos (?) sono riusciti a identificare l’identità con mezzi elettronici che si possono vedere soltanto nei telefilm dove le agenzie USA hanno le migliori tecnologie per scoprire i criminali.
Non è soltanto un inutile sospetto pensare che la “mano” che ha telematicamente operato porti una divisa ufficiale del governo. La corruzione da quelle parti è talmente dilagata fino a toccare le eliche del DNA di ognuno. La popolazione oramai dice che i narcos e il governo sono la stessa cosa!
Se è così, dobbiamo farci una serie di domande che non sono un puro esercizio di retorica, ma chiedersi cosa fare è decisivo per chi opera sul campo. Come per il mio amico, e non solo lui per fortuna, Francisco Pellizzari, uno scalabriniano che, appunto, per operare meglio in difesa dei migranti vuole avere le idee chiare sul che fare.
Ho vissuto in quella realtà, ma ora io sono al riparo e lui è rimasto sulla barricata e il mio punto d’osservazione serve a scambiare con lui idee, preoccupazioni e proposte.
La prima idea che viene è quella di cercare di sollevare una seria mobilitazione da parte delle organizzazioni internazionali dei giornalisti. Sono loro, e certamente non i pennivendoli al servizio dei narcos, che stanno pagando il prezzo di questo stillicidio. Loro possono dare voce e indagare su questo che non è più un fenomeno passeggero, ma una triste costante. Andare dietro le quinte e cercare di capire di più su chi e in che modo tira le fila di questo mercato della morte che coinvolge esseri umani schiavizzati. I narcos stessi sono zombi e si dovranno rendere conto che quella vita non porta alla felicità.
Un altro aspetto terrificante è l’indifferenza, quando non la collusione, delle autorità statali, tutte e a qualsiasi livello. Nessuno sa come reagire e quindi passa tra le persone che tutto ciò sia normale. Ci si abitua alla violenza come un fato ineluttabile.
Andrebbe messo in atto un piano fatto a più livelli e con una visione ed un respiro a medio, corto e lungo periodo.
Un primo punto su cui riflettere è la fame. Estesa, endemica, infinita, storica. Per togliere le braccia alle bande organizzate occorre una vera politica che crei occupazione e benessere.
Un secondo punto è quello di una decisa lotta alla droga, alle armi, e cosa più importante alla tratta e alla schiavitù, da parte di tutti i governi della regione. Tutti gli Organismi internazionali e gli Stati, hanno sottoscritto importanti leggi e regolamenti per questa lotta. Il punto è che la lotta non si fa. Domandiamoci perché e a chi giova. Chi produce le armi? Chi crea psicosi sulla mancanza di sicurezza? Chi paga le lobbies che controllano parlamentari che impediscono l’attuazione degli accordi? Chi vuole che la gioventù rimanga in sospeso nel limbo della droga e fuori dal governo del proprio paese?
Un terzo punto è la globalizzazione dello sfruttamento. Fintanto che il Centro e il Sud America verranno considerati come terre di sfruttamento per le materie prime a favore delle multinazionali del Nord; fintanto che gli eserciti e le polizie degli Stati sfruttati verranno addestrate prima ideologicamente poi tecnicamente dalle forze armate USA, per essere il braccio armato delle multinazionali contro i loro fratelli ai quali non rimane che la via dell’emigrazione, tutto sembrerà vano. Un quarto punto infatti è l’emigrazione. Questa nasce dalle concause e non avrà mai fine. Essa è il segnale preciso del risultato delle politiche neocolonialiste dello sfruttamento delle risorse della terra e del suo sottosuolo. Si crea una miniera, per far questo si cacciano gli indigeni dai territori che appartengono loro da prima della colonizzazione, si avvelenano le acque e la terra, la gente è costretta ad ammassarsi negli immondezzai delle periferie delle città, si fa l’elemosina dell’1% allo stato che ha dato la concessione! Quale futuro possono aspettarsi i giovani del Centro e Sud America se non l’emigrazione forzata? Nei loro paesi si fa il bilancio statale con le rimesse della valuta dei migranti. Quando si lavora lo si fa per dodici ore al giorno ottenendo 50 centesimi di euro. La verità è che vengono sollecitati ad emigrare. Devono andarsene per continuare a lasciare indisturbate le poche famiglie dei possidenti che decidono su tutto.
Per cercare una via che aiuti i popoli di quelle ricche e fortunate terre ad emanciparsi realmente e ad uscire da un moderno medioevo, occorre dare loro consapevolezza dei propri diritti, della loro cultura e ad appropriarsi del loro libero futuro. Ognuno deve fare la sua parte per creare le condizioni affinché prendano coscienza del loro libero arbitrio, che non sono gli ultimi ma i primi di una nazione. Vanno aiutati a diventare classe dirigente di se stessi.
Di queste cose ho parlato una sera a cena con Monsignor Ramazzini, un vescovo che è stato ripetutamente minacciato di morte perché non esita a marciare alla testa della sua comunità contro le multinazionali che depredano il territorio e il popolo.
Lo invitai a fare formazione di base per i futuri dirigenti. A utilizzare tutte le risorse per far prendere coscienza alle persone. A dare loro uno spirito di lotta e di giusta ribellione contro tutte le iniquità. A lottare per una vita migliore su questa terra. A far capire i valori della giustizia, della legalità e della solidarietà. A combattere il falso mito del sogno americano che ha portato a modificare la scala dei valori della società che ora vede il dollaro come primo obiettivo e la vita umana per ultimo. Ad essere coerenti con quanto si afferma. Ad essere coraggiosi nel respingere le sirene del potere, da chiunque vengano suonate.
Ci sono alcune realtà in Sud America, come quella dei Senza Terra, che stanno andando nella giusta direzione. Realtà che hanno abolito la proprietà privata e messo in comune i beni necessari per vivere come la terra, l’acqua, il raccolto. La strada è molto lunga ma è quella da prendere. A noi spetta l’obbligo di sostenerli.
In caso contrario non ci rimarrà altro che la conta dei morti di coloro che sembrano dei moderni don Chisciotte.
Andrea Cantaluppi
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