Spigolature sull’Occidente (Prima parte)
…e sui mitici “valori” occidentali portatori di ogni bene per l’Umanità.
Non sono in grado di scrivere un libro di storia che spieghi i “valori” che nel tempo le Nazioni europee hanno sbandierato per promuovere se stesse. Procederò a balzi che illustreranno le contradizioni storiche e attuali sul concetto stesso, tanto sbandierato, dell’”Occidente”.
Iniziamo col dire che il “Patto Atlantico” è il Santo Graal dell’’Occidente. O almeno lo sarà fino a che rimarrà in piedi e questo tempo sembra destinato ad esaurirsi.
I soci fondatori condividevano un tratto comune: usurpavano, o avevano appena perso, un dominio coloniale. Ma alla metà del Novecento, quando nacque la NATO, il mondo colonizzato era in rivolta. Non era facile riproporre il vecchio predominio senza cambiare il linguaggio. Così le parole propinate al mondo furono ‘libertà’ e ‘democrazia’, usate spesso come utensili intercambiabili. Ripulito il linguaggio, l’Occidente poté dare avvio al sanguinoso sforzo di ri-colonizzare i continenti che stava perdendo.
Per guerreggiare unito, l’Occidente ha bisogno di un ‘nemico’. Sulla carta geografica il ‘nemico’ ogni tanto cambia posto e lo stesso Occidente a sua volta si sposta: fino al paradosso, quando ‘nemico’ è un pezzo dello stesso occidente.
Dal settecento ci sono almeno due occidenti: a fine secolo Edward Gibbon lanciò l’allarme che l’Europa era daccapo minacciata dai “selvaggi”! il terrore veniva dalle neonate colonie americane. Era evidentemente assillato dal precedente declino dell’impero romano. Altri europei andarono ad aiutare Giorgio Washington. Quando rientrarono chiesero che si ricostituisse la monarchia dopo la Bastiglia. La nuova repubblica americana, che al proprio interno – nonostante i principii –conserva e dilata la macchia della schiavitù legalmente accettata e praticata persino dai suoi più rinomati e democratici presidenti, si schiera con la repubblica sorella francese (che nel 1794 abroga, sulla carta, la schiavitù). Sempre in quell’anno Anacharsis Cloot, autonominatosi “ambasciatore del genere umano” viene ghigliottinato come estremista.
L’Europa è divisa in due campi contrapposti. Il Congresso di Vienna del 1848/1849 non sana le questioni nate dalle battaglie napoleoniche. C’è l’Occidente dei “cartisti” inglesi, o della “Lega dei Giusti tedeschi”, o dei socialisti francesi, o dei mazziniani italiani, o dei decabristi russi, che è agli antipodi dell’Europa delle teste coronate, della reazione armata e vincente del 1849, di Luigi Napoleone che riporta Pio IX sul trono, del re di Prussia che disperde l’assemblea di Francoforte manu militari.
Ma l’Occidente dilaniato tra progresso e reazione è concorse, salvo eccezioni, sul presupposto del primato occidentale e del proprio legittimo predominio sugli altri continenti. Nel febbraio 1794 la Convenzione nazionale, a Parigi, aveva abrogato schiavitù in colonia (ripristinata da Bonaparte) non però il diritto della Francia ad avere sotto di sé quelle colonie.
La polarità Europa/America nasce asimmetrica: l’America (del Nord) è una repubblica ma schiavista, come obietta il dotto politico britannico George Cornewall Lewis nel corso del dialogo intitolato Qual è la migliore forma di governo? (1863). L’Europa per conto suo la schiavitù da tempo non l’ha più in casa ma l’ha istituzionalizzata nelle colonie; e per un tempo lunghissimo ha commerciato in schiavi con i padroni americani delle piantagioni.
Aveva faticosamente elaborato il concetto di uguaglianza (che infastidiva Voltaire) ma stentava a trarne le conseguenze: al proprio interno e ancor più nei mondi che aveva conquistato a mano armata. Anche il socialismo ebbe problemi non da poco con la “questione coloniale”. Resta il fatto che quelle conquiste concettuali hanno scavato, come la celebre –talpa della storia-, nel lungo periodo. Dal “Robespierre nero” ( Toussaint Louverture nelle Antille francesi) a Lenin ( 1913: “Il risveglio dell’Asia) a Ho Chi Min, a Mao (la campagna del mondo).
Il Mazzini del Congo belga, Patrice Lumumba (1925-1961), aveva studiato grazie alle missioni protestanti e poi in un collegio cattolico; Ho Chi Min e Deng Xiaoping si erano formati in Francia.
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