ArticoliFulvio Gardumi

Oro colato: Milano-Cortina Le olimpiadi dello spreco


“ I Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026 erano stati
presentati come il miracolo a ‘costo zero’: sostenibili,
trasparenti, in grado di rilanciare la montagna e fermare lo
spopolamento. Milano, capitale delle grandi opere e dei
palazzinari, prometteva di essere il cuore pulsante di un
evento perfetto. Ma la realtà è un’altra: l’oro promesso si è
sciolto come neve al sole, colando tra le mani delle
comunità per finire nelle tasche di pochi. Tra il luccichio dei
cinque cerchi e il cemento dei cantieri, il sogno olimpico si
è trasformato i una scia di spese folli, infrastrutture inutili, e
promesse tradite”.
Comincia così la presentazione del nuovo libro Oro colato.
L’eredità per pochi felle Olimpiadi Milano-Cortina, scritto da
Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain
Wilderness e consigliere di Italia Nostra Trentino, e Duccio
Facchini, direttore di Altreconomia, che è anche editore del
volume.
Nel volume si parla di “tradimento” dei contenuti del
dossier candidatura, a dispetto delle mirabolanti promesse
con cui l’Italia si è aggiudicata i Giochi tra varie nazioni
concorrenti. A dire il vero, già tra Stati candidati si erano
ritirati ( Canada, Austria e Svizzera) perché le rispettive
popolazioni, attraverso referendum, avevano bocciato
l’idea di ospitare le Olimpiadi. E già questo la dice
lunga sulla sostenibilità di questi eventi in aree montane
delicate come le Alpi-
Ma non è solo l’ambiente a soffrire: ci sono anche gli
sprechi di denaro pubblico, le assunzioni clientelari, le

opacità caratteristiche delle grandi opere. A Milano il
PalaItalia cresce a colpi di extracosti pubblici, a Cortina la
pista di bob ha inghiottito 128 milioni di euro e 800 larici
secolari. La Fondazione Milano-Cortina 2026, privata, ma
con due miliardi di fondi pubblici, è sotto i riflettori per
inchieste e gare sospette, mentre le comunità montane
dove nei prossimi mesi si svolgeranno i giochi olimpici
invernali sono prive di servizi essenziali: scuole chiuse,
bacini idrici costruiti per pochi, marginalità e spopolamento.
Per la candidatura era stato presentato un progetto che
garantiva costi pubblici pari a zero, massima sobrietà,
riutilizzo di strutture esistenti (92%), lotta llo spopolamento
della montagna, sostenibilità, trasparenza. Quindi
sarebbero state le Olimpiadi del risparmio. Una prospettiva
idilliaca, che avrebbe dovuto smentire i gufi
dell’ambientalismo, quelli per cui i grandi eventi sportivi
non sono sostenibili nell’ambiente alpino.
Le gare si svolgeranno a Milano, Cortina, Livigno, Bormio,
Predazzo, Tesero, Anterselva. Milano dista da Cortina 406
chilometri, Cortina da Livigno 268, con cerimonia di
chiusura all’Arena di Verona. Si prevede l’arrivo di 3.500
atleti, di 93 squadre nazionali, e di 88 mila persone
accreditate.
La Fondazione Milano-Cortina 2026 è una società che si
sostiene con fondi privati., provenienti da Cio, sponsor,
vendita di biglietti, diritti televisivi, più fondi messi a
disposizione dagli enti pubblici coinvolti, per un totale di
quasi 1 miliardo e mezzo.
Presieduta da Giovanni Malagò, la Fondazione conta
quasi 400 dipendenti e già i fondi previsti per pagarli non
sono sufficienti.. lo Stato interviene e copre i buchi di
bilancio, che arriva a quasi 2 miliardi.

La magistratura contesta alla Fondazione le modalità di
assunzione di dipendenti e dirigenti, ma lo Stato non vara
una legge che risolve i contenziosi.
Per realizzare le strutture si costituisce una società
pubblica: Infrastrutture Milano-Cortina 2026. Governo e
Regioni nominano un Amministratore delegato con potere
decisionale assoluto (varie vicende giudiziarie porteranno
alla sostituzione di questa figura).
Molte delle opere previste erano ferme da 20 anni, perché
insostenibili ambientalmente o perché a rischio
idrogeologico. Molte infrastrutture sono tuttora prive di un
piano di gestione a lunga scadenza ( vedasi pista di bob) o
saranno addirittura smantellate (villaggio olimpico di
Cortina), altre saranno terminate solo nel 2032. E già i
fondi stanziati dallo Stato non sono più sufficienti: oggi si
valuta si siano superati i 4 miliardi di costi.
Le Olimpiadi più ecosostenibili, più sobrie, più trasparenti e
più risparmiose della storia si stanno trasformando in uno
spreco di denaro pubblico e di risorse ambientali, che
lasceranno la montagna ancora più ferita, sedotta e
abbandonata.

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