Riflessioni sul pontificato di Francesco

Movimenti popolari, ecologia, popoli indigeni(seconda parte).

La teologia della liberazione uscita dalle catacombe.

A sostenere Francesco, insieme ai movimenti popolari, sono stati anche i teologi della liberazione, malgrado la diffidenza iniziale di diversi di loro a causa delle ombre che gravavano sulla figura di Bergoglio riguardo alle posizioni, di certo poco coraggiose, da lui assunte durante la dittatura in Argentina. Tanto più che, riguardo alla teologia della liberazione, l’arcivescovo di Buenos Aires aveva espresso più di un dubbio, evidenziandone, accanto a qualche merito, le presunte deviazioni ideologiche, come il ricorso alla lotta di classe e all’analisi marxiana della storia.

Francesco, tuttavia, ci avrebbe messo molto poco a conquistarsi la fiducia di questi teologi, i quali nel suo auspicio di “ una chiesa povera e per i poveri” avevano individuato una traduzione concreta delle opzioni di classe della TdL, insieme a una visione in netta controtendenza rispetto a quella proposta da Giovanni Paolo II e benedetto XVI: non quella di una chiesa come una fortezza assediata dai nemici, ma quella di una chiesa come casa aperta, ospedale da campo, impegnata ad accogliere tutti.

Una  profonda valenz simbolica aveva poi assunto la canonizzazione, voluta proprio da Francesco, di colui che era sempre stato considerata il simbolo più immediato, più alto e più pieno della teologia della liberazione, l’arcivescovo martire Oscar Romero, di cui oltretutto –contro ogni addomesticamento da parte dell’istituzione ecclesiastica – Francesco evocava con decisione la dimensione conflittuale, refrattaria a qualunque falsa riconciliazione tra carnefici e vittime.

Ma, soprattutto, Francesco aveva posto fine anche all’assedio implacabilmente mantenuto contro i teologi della liberazione sotto i pontificati precedenti, come avrebbero indicato per esempio la reintegrazione di Miguel d’Escoto, sospeso a divinis nel 1984 per il ruolo ricoperto nel governo sandinista, e la revoca di tutte le sanzioni canoniche che, per la stessa ragione, pesavano contro Ernesto Cardenal. Come pure l’invito rivolto dal papa a Leonardo Boff, tra i padri fondatori della TdL e tra i più duramente perseguitati dal Vaticano, a collaborare alla stesura della storica enciclica Laudato sì, fino a citare nel testo, pur senza rimandi in nota, il titolo di uno dei suoi libri più noti, Grido della terra, grido dei più poveri: una sorta di riabilitazione del teologo all’interno della Chiesa cattolica.

Cosicché quella riflessione teologica propriamente latinoamericana a partire dagli ultimi – data ripetutamente per morta, o almeno per moribonda, dopo la lunga persecuzione sofferta nei decenni precedenti –aveva potuto finalmente uscire dalle catacombe. E per coloro che erano stati posti sotto vigilanza, ammoniti, emarginati nella loro comunità, spogliati del diritto a esercitare il ministero della parola, allontanati dalle loro cattedre o sottomessi a processi dottrinari, l’avvento di papa Francesco era stato vissuto come una sorta di ritorno a casa.

Un sostegno, questo, mantenuto al di là dei limiti pur evidenti dl suo pontificato, dalle profonde ambiguità riguardo alle donne e agli omosessuali fino all’irrisolta contraddizione tra il ruolo di pastore chiamato alla denuncia profetica e quello di Capo di Stato imprigionato nella camicia di forza della diplomazia ufficiale.

Molti e convinti sono stati infatti i riconoscimenti espressi dai teologi della liberazione, in particolare per l’accento posto sui temi della povertà, dell’ingiustizia sociale, della difesa della Madre terra, dell’iniquità e dell’insostenibilità dell’attuale sistema, dell’idolatria del denaro, della necessità di un cambiamento strutturale, della sostituzione della logica dell’inclusione, fino agli ultimi accorati richiami alla pace.

Né sarebbero passati inosservati tanti suoi gesti controcorrente rispetto ai predecessori, come quello in cui il papa aveva accolto, durante la sua visita in Bolivia nel 2015, il singolare dono dell’allora presidente Evo Morales, una replica del crocifisso di legno a forma di falce e martello disegnato dal gesuita martire Luìs Espinal, riconducendolo all’”entusiasmo” per l’analisi marxiana della realtà e alla lotta “in buona fede” di  quell’”uomo speciale”: “Quest’oggetto”, aveva detto, “viene con me”.

(seconda parte delle riflessioni di Claudia Fanti).

(34)

Loading