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Ghiacciai, good-bye.

Ci siamo oramai abituati a dichiarazioni e commenti che fanno presagire che il peggio è ancora da venire. Un po’ ovunque, i ghiacciai sono in ritirata e le previsioni per il futuro non sono certo incoraggianti. Diversi scienziati prevedono che nel giro di 10/15 anni i ghiacciai al di sotto dei 3.500 metri di altitudine, spariranno, diventando un ricordo per coloro che, non più giovani, li avevano ammirati e per i più giovani costretti a nutrire la loro immaginazione con le descrizioni delle “biancure” tuttora esistenti sui molti molto alti. 
E anche sulle non poche vittime causate da masse ghiacciate staccatesi senza alcun pre-avviso. In movimento imprevisto e in caduta libera sul territorio circostante e anche su coloro che si fossero trovati nelle vicinanze, come accadde nel caso del disastro della Marmolada con i suoi morti (11) e feriti gravi (12).
Ma è pur vero che nel giro di pochi anni, l’immagine del ghiacciaio crudele è stata sostituita da una realtà fragile che scompare e se ne va senza lasciare la minima traccia di sè stessa. Non senza lasciare un insegnamento nascosto. E cioè che come un tappeto che si alza lascia libero lo sguardo su una parte del pavimento o suolo terrestre che non era stato visto prima, lanciando un invito ad esplorarlo in compagnia di altre persone. Queste non devono mai mancare anche nell’esplorazione di territori nuovi in alta montagna.
                                                          

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