Trump e i migranti rimpatriati.
Cosa non si fa per ottenere voti e consenso.
Anni fa, come volontario alla Casa del Migrante in Guatemala, gestita dagli Scalabriniani, andavo con padre Francisco Pellizzari all’aeroporto di Città del Guatemala ad accogliere i migranti forzatamente di ritorno dagli USA. Quando un aereo atterrava, ci avvertivano. L’aereo era senza insegne, di una compagnia statunitense privata pagata da quel governo. Gli sceriffi rimanevano a bordo e non potevano scendere. Toglievano loro le catene che li tenevano legati mani e piedi al sedile e li facevano scendere in fila indiana. (Non oso pensare a cosa poteva accadere a bordo in caso di turbolenza o di incidente). Una volta che ne vidi uno con l’immancabile colt appesa alla cintura, mi scandalizzai, quello non era un territorio dove lui poteva portare un’arma garantito da quella ignobile legge che lo autorizzava a girare armato “esponendo” così tutta la sua potenza. Protestai con i poliziotti guatemaltechi che lo fecero subito risalire a bordo. I migranti tornavano con la divisa da carcerato: prima di tutto con una Bibbia in mano, poi i soliti pantaloni e maglietta che si vedono in tutti i film, scarpette leggere di tela e una busta con un panino. Erano tutti disorientati. Alcuni stavano negli USA da decenni, avevano famiglia e un lavoro. Altri espatriati sin da bambini, non conoscevano lo spagnolo, non sapevano dell’esistenza di una repubblica chiamata Guatemala, e, a stento, ricordavano un altro paese, il loro, e ci domandavano come avrebbero fatto a raggiungerlo. Chi avrebbero trovato in quel posto ad accoglierli? La conseguenza del loro disorientamento li portava sin da subito a ritornare clandestinamente negli USA.
In quei tempi al governo c’era un’amministrazione “democratica” al governo, termine alquanto improprio per un paese che ha ancora la pena di morte come strumento di pena ed il razzismo culturalmente diffuso. L’unica cosa che li divideva dal bambino viziato col ciuffo biondo di oggi, era un certo pudore nel nascondere questi “rimpatrii”.
Oggi la scena si ripete. L’unica differenza è che l’aereo è militare. Nessuna novità tranne lo strombazzare del vanesio al governo. Non si è inventato nulla!
Andrea Cantaluppi
Allego un articolo apparso sul Manifesto con una dichiarazione di padre Francisco Pellizzari.
https-//ilmanifesto.it/#33FF568
Deportazioni show, clima di terrore in Guatemala. «Ma il bullismo di Trump non fermerà mai le migrazioni»
VISTO DALLA CASA DEL MIGRANTE DI CITTÀ DEL GUATEMALA Padre Francisco Pellizzari smentisce l’escalation dei numeri e denuncia quella del metodo: «Voli ce n’erano molti anche prima, ora però sono aerei militari che arrivano di notte senza preavviso», La foto dei migranti incatenati sulla pista «non sapremo mai se è reale o meno, è funzionale alla retorica trumpiana per comunicare la sua potenza schiacciante e generare panico». Il ritorno violento nella capitale guatemalteca. «Alcuni sono emigrati con i genitori a 3 anni e vengono deportati a 25. Distrutti psicologicamente appena possono ripartono»
(50)
![]()




