La guerra “fluida” del nuovo millennio.
Pensavamo di essere definitivamente usciti dal novecento… e invece ci siamo ripiombati.
È passato un quarto di secolo, ma proprio non riusciamo a liberarci dal suo lascito di odio, violenza e ideologia.
Ci troviamo indirettamente coinvolti in un conflitto, quello tra Russia e Ucraina, che in poco differisce da quelli del secolo scorso: un conflitto tradizionale nelle cause e nelle motivazioni, la terra come oggetto di conquista e di sfruttamento, e convenzionale nei mezzi e negli scenari, bombe, fango, carri armati, trincee.
Anche la retorica, i richiami nazionalistici, la demonizzazione del nemico, sono quelli del secolo breve.
Una guerra asimmetrica, quella di Gaza, sia negli apparati militari che nel computo drammatico delle vittime.
Guerre dimenticate di difficile interpretazione, a loro volta “fluide”. Conflitti comunque ignorati dai nostri media.
Vi sono poi guerre che potremmo definire “sociali”. Tale è, ad esempio, quella che lo Stato cileno, da decenni, ingaggia con il popolo Mapuche. Un’aggressione che ha lo scopo di rapinare con miniere, un territorio che la loro cultura venera e protegge da sempre.
Non dobbiamo dimenticare le guerre “economiche” come quella di invasione, attuata dalla Cina in molti Paesi africani o quella in corso in Argentina.
Come ostacolare tutto ciò? La grande politica se ne è dimostrata incapace. L’unica misura abitualmente proposta consiste nel sistematico aumento delle spese militari, a discapito di sciola, sanità, welfare. Anche le tradizionali organizzazioni pacifiste paiono disorientate e impotenti. Forse, la soluzione è una risposta non convenzionale, che nasca dal basso. Una rivoluzione silente che passi dalla coscienza delle persone e delicatamente, le mobiliti e le induca a schierarsi.
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