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“Pace, NON guerra”?!

E chi vorrebbe pronunciarsi diversamente? E’ una espressione che va di moda in tutti i ceti e non solo nelle sfere politiche più influenti: si ripete volentieri che la guerra non serve ad altro che fomentare altre guerre, altri conflitti, altri comportamenti rischiosi, come, per es. la decimazione di popolazioni civili innocenti e la proliferazione dell’industria delle armi. E anche se l’invito alla pace rimbalza un po’ ovunque, non è riflesso nei fatti che contano. 

Per esempio, vari rappresentanti del governo italiano hanno ripetutamente invocato la pace in Medio Oriente ed in Ucraina, per poi comportarsi in maniera obliqua, non ostacolando la vendita di armi ai numerosi contendenti dei conflitti armati. Più precisamente, l’Italia stessa viene annoverata fra i maggiori esportatori di armi, passando nell’ultimo decennio (2010-2019) dal 2,2% di tutte le esportazioni al 4,3%. L’ultimo rapporto governativo sull’import ed export di armi rivela che nel 2022-23 il valore delle vendite è aumentato del 24,43%.

La produzione e commercio internazionale di ordigni bellici sembrano entrati in una corsa inarrestabile. Da alcune settori si mette in evidenza la precarietà dell’equilibrio di forze fra vari paesi (USA, Russia, Cina…) e la necessità di premonirsi in tempo per sostenere il principio sancito dell’autodifesa, individuale o collettiva che sia.

Sorge a questo riguardo una domanda molto attuale e importante: che cosa si potrebbe fare, rallentando, disertando o annientando questo mercato iniquo? I vari e tanti programmi rivolti a migliorare le condizioni malferme di popolazioni povere ed affamate potrebbero, senz’altro, essere sostenuti, alimentati e migliorati. I fondi sarebbero così utilizzati per aiutare ad uscire dalla precarietà mordente e diffusa di intere generazioni, alla ricerca di una vita meno disagiata. E invece, assistiamo a dissesti non solo ambientali, ma anche a conflitti armati in tanti territori abitati del nostro mondo. Ciò nonostante, si continua a ripetere un ritornello ormai privo di significato: vogliamo la pace e non la guerra.

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