Amerigo SallustiRacconti Brevi

Bella Ciao in Turchia:

il Grup Yorum e gli altri

Negli anni questa canzone, oltre a essere stata tradotta in più di 40 idiomi, resta sempre fedele a sé stessa. A far sì che questa “cantata” dall’ambito folk-resistenziale passi a un contesto internazionale, così da diventare un’icona musicale, furono sicuramente le versioni di artisti celebri che negli anni ’60 la portarono alla ribalta. Tra i primi esempi l’artista di origini italiane Yves Montand che la incide in Francia nel 1963, facendone un prototipo per le future versioni internazionali. Tra i casi di traduzione e adozione del nostro canto partigiano, sia nella sua veste di canto della libertà e portatore di valori di democrazia, sia in parodia, le versioni turche sono certamente meritorie della nostra attenzione.

Nel 1988 il “Grup Yorum” ( i cui membri compongono e cantano in turco ma anche nelle altre lingue anatoliche come curdo, circasso e arabo) all’interno del suo album “Haziaranda Ilmek Zor” pubblica la sua traduzione di Bella Ciao con il titolo “Cav Bella”. Della canzone partigiana il gruppo rispetta l’andamento musicale e la tonalità, mentre il testo non è tradotto fedelmente pur rispettandone il significato. Bella Ciao conquista la Turchia fino ad essere considerata un vero e proprio modello di traduzione, in quanto trasmette il significato di libertà dell’origine ed è perfettamente in armonia con la base. Molti, immediatamente, sono gli artisti turchi che la propongono e alcuni ne realizzano delle cover di successo, come nel caso del Grup Kizirilmak all’interno di un loro album.

Il Grup Yorum da sempre pratica musica di resistenza. Con ispirazione politica internazionalista e antifascista cantano i lavoratori, i curdi e gli aleviti, si battono per la giustizia sociale e per le donne. Una lotta di classe in musica:” Abbiamo sempre cantato contro gli oppressori, declina Untu –storico componente-, ci definiamo un gruppo musicale politico. La Turchia è un paese legato all’imperialismo da un cordone ombelicale, l’unica soluzione sarebbe la rivoluzione”. 

Per questa attitudine alla resistenza nella primavera del 2020 Helin Bolek e Ibrahim Gokcek (fondatori storici della band) sono morti di digiuno, a causa di lunghissimi scioperi della fame, contro le politiche di repressione messe in atto contro la band dal governo dell’AKP del sultano Erdogan: il divieto di tenere concerti, la chiusura del loro centro culturale, l’arresto costante di membri del gruppo, taglie sulla loro testa. Nel 2010 il gruppo musicale Bandista all’interno del loro album “Bandista Daima! Siempre” realizza una versione di Bella Ciao. Il fine del gruppo, noto per le sue posizioni politiche nette e senza infingimenti, è quello di esprimere il proprio malcontento verso una società percepita come menefreghista e incurante verso quegli uomini che ogni giorno soffrono a causa di fame, povertà e guerra. Con questa versione di Bella Ciao, il gruppo Bandista vuole attirare l’attenzione verso le popolazioni emarginate e sottoposte allo scacco del governo reazionario del “ neo Sultanato”. La canzone ha assunto nuova popolarità come canto ribelle durante le proteste di Gezi Park, quando nel maggio 2013, nella città di Istanbul, giovani attivisti iniziarono una protesta contro la decisione del governo di demolire il parco, un piccolo spazio verde situato nei pressi di piazza Taksim, nel quartiere di Beyoglu. I manifestanti tentarono di bloccare la demolizione. La polizia reagì brutalmente, ci furono molti feriti. Il 31 maggio le manifestazioni contro il governo ebbero un enorme impatto mediatico a livello mondiale e sia ad Izmir che ad Ankara vi furono delle vere sommosse antigovernative. Durante queste proteste “Bella Cav” venne utilizzata in segno di protesta. Parimenti Bella Ciao è stata fatta propria dalla popolazione curda nella sua lotta alla ricerca di un posto nel mondo. 

L’artista siriano, ma curdo di origini, Ciwan Haco ne ha realizzato una traduzione in lingua locale intitolata “Caw Bella”, riprendendone l’originale versione italiana.

“Una mattina mi son svegliato…”.

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