Racconti BreviVittorio Centioni

METAMORFOSI

Il tabellone delle partenze annuncia finalmente l’ orario del treno locale e il binario relativo: il binario 20 bis. Gregor si dirige verso la fila di persone che aspetta di entrare nello spazio della stazione dedicato alle partenze. Passa quindi il tornello esibendo il biglietto d’ingresso e si avvia in cerca del binario giusto. Cerca…. Scorre in progressione i cartelli indicatori dei binari:18, 19, 20, 21….. ma il 20 bis? , pensa dubbioso tra sé…. Si ferma; è perplesso. Intorno a lui, considerata l’ora di punta, circola una moltitudine caotica di persone che arrivano o partono o aspettano chi arriva o accompagnano chi parte. Mentre si rigira per capire dove sta il binario misterioso, si sposta velocemente di lato  per evitare un carrello degli addetti alla stazione, ma viene urtato da un giovane ragazzo in corsa che lo costringe a voltarsi verso l’interno del binario 20. Quella spinta fortuita, come causata da un perverso messaggero con una mente che moltiplica i problemi più insignificanti, gli permette però di fissare il cartello posto sulla colonna di granito grigio lucido, ad un’altezza di circa 3 metri, che indica  ad una distanza di 300 metri il binario 20 bis. Ma guarda, pensa, come il binario 9 e ¾ di Henry Potter, a quale mistero mi condurrà?

Percorre il tratto di marciapiede,  di mattonelle 5×12 di grès ceramico  grigio scuro, in tono con le colonne rivestite di granito e le panchine monolitiche dello stesso materiale e dopo i 300 metri di percorso giunge al binario 20 bis, in testa al binario 20, dove lo aspetta il treno locale.  

E’ un treno nuovo, giallo e blu, dal nome jazz  che suona bene. L’interno, esclusa l’entrata posta sul piano del marciapiede, è ordinato su diversi livelli. Scale che salgono e scendono come in un dipinto di Escher. Le sedute, le cappelliere e l’arredo, tutto giallo e blu, sono gradevoli, moderne. Le sedute sono accoppiate,  e sono sistemate su diverse file, alcune secondo il verso di marcia del treno e altre nel senso inverso. Altre sedute sono accoppiate a due a due. Naturalmente due nel senso di marcia e, di fronte, altre due nel senso inverso; in modo da formare uno spazio comodo per quattro persone. Gregor preferisce di solito, se trova posto, occupare le sedute poste nel senso di marcia e ancora meglio se quelle accoppiate due a due; difficile, però, trovarle completamente libere.  

Di solito le persone le occupano volentieri sia per la comodità della seduta, sia  perché ci si può ritrovare in gruppo se non si è soli e si vuole evitare di stare in coppia con sconosciuti. Ma comunque è un problema legato esclusivamente ai minuti precedenti alla partenza del treno, perché inevitabilmente tutte le carrozze al fischio del capotreno sono completamente occupate oltre la stessa capienza.

Gregor  in anticipo sull’orario di partenza riesce a trovare posto dove proprio preferisce: nello spazio di quattro sedute e nella coppia posta nel senso di marcia, lato corridoio. Alla partenza, come di consueto, la quaterna è completata: al suo fianco, lato finestrino, siede un uomo sconosciuto che neanche  ha guardato, anche perché lo incuriosiscono di fronte a lui due giovani ragazze. 

Ridono e scherzano tra di loro, attirano facilmente l’attenzione con la loro simpatia, giovinezza, grazia. A parte la simpatia comune, hanno caratteristiche diverse. Una ha un fisico leggero, carnagione bianchissima, mani affilate, volto minuto e occhi grandi e vispi, capelli corti e nerissimi sorriso pronto all’occorrenza ; l’altra sembra avere un fisico più robusto, forse è anche più alta, la carnagione è più scura, il volto più rotondo e gli occhi sottili e allungati, quasi orientali, i capelli castani le coprono abbondantemente le spalle e il sorriso, anzi la risata, è sempre pronta e le assottiglia ancora di più gli occhi esotici.

Gregor le guarda con una finta indifferenza. 

Tirano fuori immancabilmente i loro cellulari. Li maneggiano con una maestria irraggiungibile, con la stessa mano scrivono, messaggiano, spediscono, consultano, sembrano delle prestigiatrici. Le loro agili dita sembrano suonare a memoria un motivo allegro o vivace o addirittura presto o prestissimo, piuttosto che, secondo l’uso, socializzare o messaggiare.

Il percorso del treno locale dura meno di 30 minuti, e ora sta uscendo lentamente dalla stazione, al suo fianco un altro treno segue la sua stessa direzione e ha la stessa andatura, Gregor ha la sensazione che il treno sul quale è seduto si sia fermato, e gli sembra che si fermi anche il tempo. Ma poi, l’altro treno, cambia direzione e l’illusione scompare, ora sta uscendo dalla stazione prendendo velocità.

Una risata della ragazza dai capelli corti e nerissimi, lo distoglie dal finestrino, a lei risponde con un gridolino acuto la ragazza dai lunghi capelli castani, senza staccare gli occhi dai cellulari come se stessero dialogando tra di loro con i rispettivi Iphone, e Gregor, dai radi capelli bianchi, di nuovo è incuriosito da quella presenza allegra e graziosa.

Vuole fare un gioco, Gregor, per passare il tempo del viaggio, fissa intensamente la fisionomia delle due ragazze il loro fisico, la loro psicosomatica, per disegnarne un ritratto da adulte. Come sarà la ragazza dai capelli corti nerissimi, leggermente arricciati, dai lineamenti così delicati e raffinati, dalla carnagione così pallida, con le sue lunghe dita affusolate? E come sarà la ragazza dai capelli fluenti, castani, con l’ovale del viso perfetto e la sua carnagione leggermente olivastra che la fa sembrare una deliziosa maghrebina? Non riesce a disegnare il loro aspetto futuribile e allora sfoglia un catalogo di identikit nella sua memoria, cercando di attribuire un volto alle proiezioni somatiche delle ragazze. La ricerca inevitabilmente viene condizionata da desideri inconsci, come suggeriti sul lettino dello psicanalista. Alla minuta dai capelli neri si sovrappone l’immagine sorridente di Audrey Hepburn, la castana esotica assume il volto solare di Claudia Cardinale, naturalmente tutte e due nel fiore dell’età. Per completare il quadro, ardita presunzione, Gregor immagina anche sé stesso com’era nel fiore dell’ età. 

Gregor sorride tra di sé, soddisfatto di aver dato un volto futuro alle giovani ragazze. Che adesso si agitano e ridacchiano tra di loro mentre il treno ormai sta uscendo dalla stazione, naviga tra skyline grigi di periferia, corre lungo antichi acquedotti, vola verso la campagna. 

Adesso la ragazza dai capelli neri ha cambiato modalità d’uso del suo cellulare. Lo utilizza come una fotocamera. Sembra ritrarre il bordo blu del poggiatesta della seduta della ragazza dai capelli castani. Poi si sposta lentamente verso il profilo di lei, ride, mostra la foto da cellulare all’ amica e ridono entrambe. Gregor, incuriosito (certo vorrebbe vedere la foto), si domanda, ma che ha combinato? Ma mentre se lo domanda la nera (dal viso pallido) suggerisce alla castana (dal volto scuro) di allungare il collo in avanti mentre lei, in sincrono, la riprende lentamente da sinistra verso destra, poi gli fa vedere la foto e ridono a crepapelle. Ora Gregor sembra aver capito. Pensa, mi sa che sta utilizzando la fotocamera in modalità panorama, per cui le immagini ritratte risultano deformate e forse ridicole, sembrerà il collo di una giraffa. Infatti  continuano nel gioco ora l’una, ora l’altra: la nera Modigliani allunga il collo in alto, la castana rana gonfia le guance e così via, tra mille risate e contorcimenti, mentre il treno si avvicina con la sua cadenza metallica regolare verso la stazione di arrivo.  

Gregor, istintivamente, vorrebbe condividere il loro divertimento ammiccando un sorriso che non riesce a trattenere e magari partecipando al gioco della metamorfosi allungando il collo, gonfiando le guance o addirittura facendo delle boccacce. Ma mi sa che è meglio che me ne sto tranquillo, pensa, adesso chiudo gli occhi e le lascio giocare in pace. E infatti, ormai quasi vicino all’arrivo, chiude gli occhi e cullato dalla scansione regolare del treno inevitabilmente si addormenta. 

Il sonno è breve, ma intenso e reale, sogna di stare sul treno dove sta, davanti a lui due giovani e avvenenti donne: una con i capelli neri corti e il viso pallido e l’altra castana dal viso olivastro, assomigliano vagamente a due dive del cinema. Sorridono e scambiano sguardi  gentili tra di loro e con lui, che adesso sta iniziando a rivolger loro la parola……

Ma qualcuno lo sveglia, o forse è soltanto il fatto che il treno adesso è fermo. Gregor apre gli occhi, le due ragazze si sono alzate e stanno per uscire, le intravede tra la fila dei passeggeri che stanno scendendo. Che strano, pensa, mi sembrano più alte di quando stavano sedute

Anche lui si alza e fa per uscire, si sente rinfrancato non sente più nemmeno un fastidioso doloretto all’articolazione del ginocchio. Sale le scale esterne della stazione ed entra nell’androne. Prima di uscire passa per il bar per consumare un caffè. Mentre ordina si guarda nello specchio del bar, vede la sua immagine riflessa ed è soddisfatto del colore dei suoi capelli che ora non sono più così bianchi.

Vittorio Centioni

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