Zezinho, Luizinho e il porcospino.

In un piccolo villaggio nel sertao brasiliano vivevano due fratelli: Zezinho e Luizinho. Il primo di 9 anni si vantava di non avere paura di nulla, sempre coinvolto in un’avventura. Il fratello era un ragazzo timido, di quelli che quando parla è sempre d’accordo con il fratello, in tutta la sua lunga vita, 7 anni.

La vita dei due era divisa tra la casa della nonna e quella della madre. Nella casa della madre avevano la funzione di portare il pranzo nel campo del padre. Finito il daffare quotidiano, una cosa che piaceva ai due era ascoltare il canto degli uccelli e, naturalmente, cercare di imitarli. Poi, c’era anche da correre sotto la pioggia, e scommettere chi poteva scalare l’albero più alto della regione, la Barriguda. Entrambi sognavano grandi cose, che per loro erano poter volare e parlare con gli animali. Ma niente era più interessante che passare i pomeriggi ad ascoltare la nonna Benta che raccontava storie. E le migliori erano quelle dei fantasmi, fino a quel giorno.

Quel giorno si svegliarono presto, bevvero latte e caffè, mangiarono frutta e presto sentirono la voce della madre che li chiamava: “Luzinho, Zezinho venite qui!”.

E via, uno spingeva l’altro, fecero come sempre un gioco per vedere chi avrebbe preso il pentolino di terracotta, dove c’era il pranzo del padre, e sempre Luizinho perdeva. Mentre Zezinho andava avanti per la strada, il fratello brontolava con il pranzo in mano e fecero la strada a passo di lumaca, prendendo a calci i sassolini. Dopo la consegna del pranzo, era il momento migliore della giornata: ora di correre alla capanna di nonna Benta, che aspettava sempre con un couscous caldo.

“Nonna! Sono qua!” disse Zezinho.

“Anch’io!” disse Luizinho.

Deliziati dal couscous della nonna, entrambi si avvicinarono a lei, accoccolata su una poltrona in salotto e si sedettero ai suoi piedi, con gli occhi spalancati e le orecchie attente, aspettando che la storia iniziasse, e lei ne raccontò una, sempre condita da risate e domande, finché Luizinho, che non parlava quasi mai, chiese: “Nonna, avevi molti amici quando eri piccola?”. La nonna, sorpresa dalle parole del nipote, lo osservò per un istante e parlò: “In realtà, avevo Aninha”. “Aninha?” ribatté Zezinho. “Un’amica che viveva ai piedi della gameleria (grande albero), quella gigante lungo il sentiero. Ogni giorno, quando andavo a portare il cibo a mio padre nel campo, lei appariva sotto la gameleria e giocavamo, era molto bello finché…”. Improvvisamente una lacrima cadde dal viso di nonna Benta, e i bambini irrequieti dissero: “Cosa è successo, nonna? Si è ammalata, è andata via?”. “No!” disse la nonna, “molto peggio”. Un giorno stavamo giocando e parlando dei nostri genitori, e lei mi disse che i suoi genitori erano morti da molto tempo, che dall’ora lei viveva su quell’albero, e mi disse che non si ricordava che aspetto avessero!”. I bambini, sentendo la tristezza di nonna Benta, la accolsero in un abbraccio collettivo. Ma la notte stava già coprendo il cielo. “E’ ora di andare”, disse la nonna, che si alzò appoggiandosi al suo piccolo bastone. I bambini chiesero alla nonna la sua benedizione e partirono. Zezinho giocava a spingere suo fratello lungo il sentiero che portava alla loro casa. Luizinho cominciò a cantare. Improvvisamente, vicino alla gameleira, il suo canto fu interrotto da un rumore di qualcosa o qualcuno, dietro a loro. Zezinho prese la spalla di suo fratello e disse: “Hai sentito?” e il rumore si stava avvicinando. Zezinho che in genere non aveva paura, ora tremava., freddo nella pancia, calore nella schiena. Ma dovevano andare avanti: uno aggrappato alla mano dell’altro, pregando di avere il coraggio di passare vicino all’albero dove aveva abitato l’amica della nonna. E il rumore li seguiva insistentemente.

Zezinho, il più coraggioso, in un unico salto, ad occhi chiusi, superò quella bianca figura di fantasma, e corse, facendo cadere Luizinho, e poi trascinandolo con se. Correva come non mai verso la capanna dove vivevano con sua madre, che già sentiva in lontananza l’urlo disperato di Luizinho che era stato investito da suo fratello e, pietrificato, era ancora voltato indietro, e si trovava faccia a faccia con il fantasma. La madre corse incontro ai suoi figli. Zezinho corse in casa e Luizinho urlò: “ Arriva, mamma, arriva! Chiudi la porta!”.

La madre, armata di un bastone, andò a vedere cosa stava arrivando, e con sua sorpresa era un povero porcospino spaventato che stava trascinando un ramo d’albero, bloccato nelle sue spine. I ragazzi, ancora senza forze, si chiedevano cosa ci fosse stato davanti a loro. Chi o cosa c’era dietro al porcospino, chi o cosa li seguì? E che cosa era quel rumore insistente? Ne parlarono con la nonna, ma lei cambiava argomento ogni volta che glielo chiedevano, e i due fratelli non hanno mai più percorso quella strada da soli.

(33)

 175 total views,  2 views today