STRATEGIE PRECISE PER CHI VOLA.

Camminavo lungo un sentiero conosciuto e battuto da numerosi ciclisti sulla riva del lago di Garda, quando, alzando gli occhi, il mio sguardo si pose su un folto nugolo di uccelli in viaggio verso destinazioni nordiche. Siamo all’inizio del mese di maggio, l’inizio della stagione estiva. Con quel movimento di ali cadenzato e in movimento perpetuo, quasi all’unisono, ma comunque guidati da un loro rappresentante. Era palese che puntavano verso traguardi, ignoti al sottoscritto, forse già conosciuti o comunque utilizzati dal drappello piumaceo.

Quanto è importante avere una conoscenza, anche se minima, magari per sentito dire, di un traguardo o meta da raggiungere? Lo sanno bene loro, i cosidetti “uccelli migratori”. Sono e diventano un simbolo per la loro ricerca di un luogo migliore dove nidificare, un po’ come tanti esseri umani come gli emigranti, dove vivere e crescere i propri figli.

Ma lasciamoci accompagnare dagli uccelli migratori che rappresentano, mi si dice circa il 40% di specie di uccelli conosciute. Con i loro spostamenti stagionali, ci ricordano i cicli della natura. Durante I loro viaggi interminabili fanno esperienza e soffrono l’inquinamento, il risultato deludente dell’ intervento umano sull’ambiente. Il loro bisogno e ricerca di un habitat sano li rende ambasciatori globali: non solo collegano diverse zone del pianeta tra loro, ma riconnettono anche le persone alla natura e a se stesse, come nessun altro animale al mondo.

Le nazioni Unite hanno istituito la Giornata Mondiale degli uccelli migratori (ogni secondo sabato di maggio) con il tema: “canta, vola ed elevati come un uccello”. Un invito ed impegno così attuale in questo momento di pandemia, con tutta la serie ben conosciuta di isolamenti, rallentamento di rapporti sociali e, nel peggiore dei casi, anche decessi. Mentre “loro” hanno continuato a volare incessantemente e su lunghe distanze. Orientandosi grazie al sole durante il giorno e alle stelle di notte.

E anche per loro, come per gli emigranti, vale lo stesso fatto: hanno bisogno di siti di ristoro e riposo durante le loro lunghe traversate di migliaia e migliaia di Km. Come i tanti emigranti e rifugiati, anche loro hanno bisogno di scali, da cui dipende la loro sopravvivenza. Sfortunatamente, la mano dell’uomo, a volte, causa la perdita di tali luoghi, con un impatto drammatico sulla sopravvivenza degli uccelli migratori. Di solito, questi li troviamo un po’ dappertutto: nelle città e campagne, nei parchi e giardini pubblici, nei boschi e in montagna, nelle zone umide e calde.

Il loro cinguettio è un invito a godere la loro compagnia e soprattutto ricordano ad ognuno di noi l’improrogabile necessità di rispettare l’ambiente, teatro vivente e permanente per loro e per noi.

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