Lo stato del mondo reso invisibile dal Covid.
Gli effetti della pandemia sull’informazione: tutto ciò che non è virus diventa quasi invisibile.
Cosa c’è di nuovo in questo inizio d’anno?
Niente.
No, a parte il Covid, il dibattito tra pro e no vax, la mutazione del virus, la paranoia generale, secondo i principali mezzi d’informazione non è successo niente di notevole nelle ultime settimane.
Bisogna leggere molto attentamente i nostri giornali, o la stampa internazionale, o siti web specializzati, per sapere, ad esempio:
A – che l’Organizzazione internazionale del lavoro segnala lo scatenarsi della povertà e della disoccupazione nella maggior parte dei paesi africani e latinoamericani;
B – che Mark Lowcock, sottosegretario generale alle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari, prevede, nello Yemen, nel Sud Sudan e altrove, un’esplosione senza precedenti del più antico flagello dell’umanità, la carestia ( e questo non a causa del Covid, ma per le strategie di contenimento messe in atto, ovunque, in risposta al Covid);
C – che l’islamismo, che, come i funghi nelle grotte, cresce nel buio mediatico e nell’umidità dei mondi chiusi nell’isolamento, è di nuovo passato all’offensiva in Mali, dove due soldati francesi sono appena stati uccisi; in Niger, dove dei soldati di Dio hanno fatto irruzione nei villaggi di Tchoma Bangou e Zaroumadareye per sventrare, decapitare e finire a colpi di machete un centinaio di abitanti disarmati, secondo uno scenario che conosco, ahimè, fin troppo bene; in Nigeria, dove i massacri dei cristiani continuano intorno a Jos e Godogodo, con la complicità di un esercito che protegge le milizie Fulani, cioè Boko Haram, vale a dire il Daesh africano;
D – che questo accade anche in Afghanistan, dove ancora una volta un giornalista ( il settimo dal mio reportage per Match di qualche settimana fa) è stato ucciso a colpi di arma da fuoco, a Ghor, nel centro del Paese infestato da gruppi talebani che non aspettano nemmeno più il ritiro degli ultimi soldati americani o il fallimento dei negoziati di Doha per tornare all’attacco; che altrettanto avviene nel Kurdistan iracheno, nelle grotte e nei tunnel a nord dei monti Qara-Chokh; e così anche, grazie al sostegno del Fratello musulmano Erdogan, ai confini del Rojava, detto anche Kurdistan siriano;
E – che Erdogan non se la passa tanto male come credono i commentatori, dato che il Qatar ha speso 15 miliardi di dollari in operazioni di cambio per sostenere la valuta nazionale turca rispetto al dollaro;
F – che ha rischiato di offendere l’Iran, amico del Qatar, recitando, a Baku, il giorno dopo la sconfitta dell’Armenia nel Nagorno.Karabakh, una poesia il cuo messaggio pro-azero avrebbe potuto essere giudicato offensivo da Teheran, ma che si è subito scusato per questo e che l’alleanza tra neo-persiani e neo-ottomani ne è uscita paradossalmente più forte;
G – che quando gli Stati Uniti si sono impegnati a sanzionarlo per aver acquistato missili S400 dalla Russia nonostante la sua appartenenza alla NATO, l’Iran lo ha sostenuto e ha lanciato un messaggio su Twitter del suo ministro degli Esteri, Javad Zarif;
H – che l’Iran, ancora una volta, ha approfittato delle feste di fine d’anno per mettere in atto nella prigione centrale di Zahedan, tra l’idifferenza generale, l’esecuzione di tra uomini condannati per “ moharebeh”, letteralmente, per “ comportamento ostile a Dio”;
I – che Putin, maestro del gioco, non è mai apparso così arrogante e ha spinto la provocazione al punto di ammettere, implicitamente, che c’è proprio l’FSB all’origine del’avvelenamento, per mezzo di un agente nervino del tipo Novichok, del dissidente Alexei Navalny;
L – che la Russia, che in linea di principio si oppone alla Turchia in Libia e in Siria, gli ha fatto sapere che sono ipotizzabili dei nuovi incontri di Yalta regionali, purché si svolgano a spese degli Stati Uniti e dell’Europa;
M – che a tutto questo piccolo mondo, che sta diventando grande, non è dispiaciuto affatto vedere che la Repubblica Islamica dava in appalto ala Cina, nel cuore del Golfo Persico, il giacimento di gas South Pars, che è il più grande e ricco del mondo;
N – che la Cina, all’offensiva su tutti i fronti, ha ottenuto dall’Europa un partneriato commerciale su tutti i fronti e che la signora Ursula von der Leyen ha salutato questo “ accesso senza precedenti al mercato cinese” senza dire una parola né sulla sorte dei lavoratori forzati uiguri, né su quella degli attivisti pro-democrazia che languono nelle prigioni di Hong Kong;
O – che anche il Regno Unito, già garante morale della semi-autonomia del Territorio, non ha trovato nulla da ridire sull’incessante persecuzione di cui è vittima Jimmy Lai, il magnate pro-democrazia liberato il 23 dicembre, ma di nuovo sotto attacco con l’accusa di “ collusione con potenze straniere” per aver osato denunciare la politica repressiva e criminale di Pechino ( e che in attesa, a sua volta, dei soldi cinesi, il brexiter Boris Johnson ha concluso un altro accordo con la Turchia che, senza alcun rispetto per Churchill e mettendo nuovamente da parte la questione dei diritti umani, dovrebbe ampiamente compensare, dice, il calo degli scambi commerciali con il continente).
Insomma, il mondo non è mai stato peggiore dalla fine della Guerra Fredda.
Coloro che ho definito, in contrapposizione “all’impero” occidentale, “ i cinque re” non sono mai stati più attivi, né più coordinati, come in questi tempi di pandemia.
Questo è lo stato del mondo che la luce nera del Covid rende oggi quasi visibile.
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