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Grazie, George

Il Cristianesimo mi ha insegnato, caro george Floyd, che il sangue versato dai martiri bagna la terra e produce frutti in abbondanza. Da qui, dal sud del mondo, dal Brasile, dove è in corso un genocidio per l’indifferenza del governo dinanzi alla pandemia di Covid-19, ringrazio Dio per il dono della sua vita. Il suo sacrificio non è stato invano.

Come ha dichiarato Gianna, sua figlia di 6 anni, “mio padre ha cambiato i mondo”. Dominato, ti sei rialzato; umiliato, ti sei elevato; assassinato, vivi per sempre nella memoria di tutti noi, indignati, che gridano “basta” al razzismo.

Prima di te, milioni di donne e uomini neri sono stati schiavizzati, violentati, colonizzati e segretati, considerati esseri spregevoli, inferiori, abietti. Nemmeno il sangue di Zumbi dos Palmares e di Martin Luther King, brutalmente assassinati come te, è stato sufficiente per chiudere la bocca ai razzisti, ridurre l’estrema violenza della polizia usamericana e convincere famiglie, scuole e governi ad adottare sistemi pedagogici efficaci contro il preconcetto e la discriminazione. Ora, George, il tuo dolore incute coraggio. Le strade del mondo sono inondate da proteste che ci inducono ad essere intolleranti con gli intolleranti. Invocare pubblicamente diritti e rispetto è più importante che mantenere l’isolamento sociale per preservare vite. Gesù disse bene “ chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Matteo 16,25).

Persino nei nostri parlamenti, George, i politici si inginocchiano in segno di protesta e osservano 8’56 minuti di silenzio in ossequio alla tua memoria. Voglia Di che nessun altro ginocchio si posi sul collo di un nero, di un indigeno, di un rifugiato o di un escluso.

Ti sono grato, George, perché il tuo sacrificio obbliga i governi a investire meno nella polizia e di più nelle politiche sociali. Ora le accademie di polizia iniziano e rivedere i loro percorsi per introdurre corsi intensivi di etica, di diritti umani, di approccio rispettoso verso i sospettati. Tu non hai scelto di essere povero e di fare lavoretti saltuari per sopravvivere. Nessuno sceglie, tu sei stato impoverito da questo sistema che trasforma i diritti universali quali la salute e l’educazione in merce alla portata solo di chi può pagare. Gli altri rimangono alla mercé di una vita precaria. Molti, senza studi, finiscono nelle prigioni; o nel caso di mancanza di accesso ai servizi sanitari, sono precocemente condannati al cimitero, come succede attualmente con la pandemia. Tua figlia ha ragione. La tua morte potrà cambiare il mondo. Ma non tanto quanto ci piacerebbe. Continueranno ad esistere suprematisti bianchi, razzisti radicati e persino neri che difendono la schiavitù e odiano i movimenti neri, definiti come “ rifiuti maledetti” da Sérgio Camargo, indegno presidente della Fondazione Palmares, principale istituzione brasiliana di preservazione della negritudine.

Ora, George, grazie a te questa gente sa che, come canta Chico Buarque, “ Per favore, lascia in pace il mio cuore/ perché è un vaso oramai colmo di rancore/ e una minima disattenzione/ fa che non sia/ potrebbe essere la goccia ( che lo fa traboccare)”.

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