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La fata della Preiagrossa

La fata della Preiagrossa

C’era una volta sulle montagne un piccolissimo villaggio, dove vivevano un’anziana vedova ed il suo giovane figlio. La vita scorreva tranquilla: durante la giornata la donna lavorava in casa e nell’orto ed l giovane badava ai campi; la sera la madre faceva la maglia e i figlio accomodava gli utensili oppure qualche guasto della casa. Da un certo momento in poi il ragazzo cominciò a comportarsi in modo strano. Quando c’era la luna piena, dapprima con una scusa qualsiasi, poi senza dire una parola, si allontanava da casa e non ritornava se non all’alba. La madre preoccupata gli chiese dove andasse fino a quell’ora così tarda, ma quello cambiò argomento e non le rispose. Tutte le sere di novilunio succedeva la stessa storia e la madre non sapeva che pensare: il ragazzo si comportava a quel modo perché era innamorato? Ma tutto quel mistero da cosa dipendeva? La madre si tormentava senza capire.

In paese nessuno si era accorto di niente, nessuno lo aveva mai visto in compagnia di una ragazza. L’anziana donna controllò le scarpe di suo figlio: erano consunte dalle lunghe camminate sui sassi. Decise di ricorrere ad uno stratagemma. Confezionò un bel gomitolo di filo di refe molto resistente e leggero, lo benedisse perché temeva qualche stregoneria. La sera seguente splendeva la luna piena nel cielo e suo figlio era pronto a partire. La madre lo fermò un attimo con la scusa di ricucirgli l’orlo della giacca ed invece applicò ad essa l’estremo del gomitolo. – Hai fatto, mamma? Devo andare! – disse il figlio impaziente. La madre lo lasciò andare sperando in cuor suo che il filo fosse sufficiente a coprire la distanza percorsa dal giovane. Passò più di una ora, il gomitolo era quasi finito, ma finalmente il ragazzo si era fermato da qualche parte sulla montagna. La donna si avvolse in uno scialle w si mise in cammino riavvolgendo il gomitolo man mano che avanzava nella notte sulle tracce del figlio. Cammina, cammina, arrivò ad un torrente, lo traversò e salì la cima della Preiagrossa. Il gomitolo era di nuovo intero, suo figlio era vicino dunque. La madre alzò gli occhi e vide sulla Preiagrossa una scena che solo in sogno poteva immaginare: illuminato dal chiarore lunare, un castello dalla ricca e scintillante architettura ornata di archi, torri, balconi e colonne, si ergeva imponente sulla cima della montagna. La madre, se pure intimidita, entrò nel portone, percorse un atrio vuoto, s’inoltrò per saloni e scale deserte finché giunse a un’altra sala che riluceva di un freddo splendore più forte di tutto il resto. Nel vano d’una finestra, abbagliata di raggi lunari, stava in piedi una donna bellissima. In ginocchio davanti a lei il giovane la guardava in atteggiamento di adorazione. La madre si lanciò verso il ragazzo e gli mise una mano sulla spalla come a svegliarlo. Il castello e la fata scomparvero come nebbia, sciogliendosi come nebbia, sciogliendosi alla luce della luna. Un attimo dopo madre e figlio erano rimasti soli sulla montagna nella notte chiara. – Mi hai rovinato! – disse il figlio con voce tra l’irato e il dolente. Perché mi hai seguito? Maledetta la tua curiosità! – Figlio mio! – lo pregò la madre, questa è un’illusione pericolosa! Dove ti porterà? Giurami che non tornerai mai più! Invece la notte dopo il giovane era di nuovo sulla Preiagrossa: vi ritrovò il castello incantato e dentro il castello la bella fata lunare. Il viso della fata era bagnato dalle lacrime. Gli disse con la sua voce melodiosa: – L’incanto è stato distrutto da tua madre. Ora la mia regina ha saputo del nostro amore e mi ha imposto di abbandonare questo luogo. Per punire i terrestri dovrò trasformarmi in ninfa delle acque e inondare con furia devastatrice questa valle. Tu però verrai con me, non è vero? Faremo in modo da salvare il ponte sul torrente cos’ che tu lo possa attraversare per ricongiungerti a me. Ecco, tieni questo anello: quando vedrai le acque aumentare e sommergere la terra, getta l’anello nel torrente e grida: “Prendi l’anello ma salva il ponte!”. Affinché tu mi possa ritrovare metterò sulle rocce come segnale i miei lenzuoli bianchi. A quel punto, dopo quelle parole, la fata e il castello scomparvero di nuovo. Il giorno seguente un temporale terribile si abbatté sulla valle, il torrente si gonfiò fino a rompere gli argini e la furia delle acque travolse gli alberi, le bestie al pascolo, formando una fiumana distruttiva guidata dalla giovane ninfa. Il figlio della vedova, terrorizzato, gettò l’anello nelle acque ed il ponte si salvò. Quando il maltempo si fu acquetato e ritornò la pace, il giovene evitò di attraversare il ponte. Rinunciò a rivedere la fata della Preiagrossa, perché temeva altri danni per la sua povera valle. La fata inutilmente stese sulle rocce del torrente i suoi lenzuoli splendenti.

( fiaba popolare piemontese)

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