MINORENNI IN EMIGRAZIONE

I minori in emigrazione, specialmente se soli, abbandonati e allo sbando, sono, a mio parere, lo sviluppo più increscioso all’ interno dei già tormentati flussi migratori contemporanei. Potrei sbagliarmi, ma non esistono statistiche affidabili sui minori e soli in emigrazione. Questa lacuna in parte è comprensibile, perché le situazioni sono tra le più disparate e a volte disperate: c’è chi ha lasciato la famiglia o si muove in compagnia di gruppi più o meno affidabili, dominati da loschi traffici o rimane in balia di spostamenti non sempre previsti o desiderati. Tutti, comunque, privati di un loro passato, con un futuro quanto mai incerto e prigionieri di un presente senza speranza. E’ soprattutto quando (una buona parte dei casi), i minori si mettono in cammino da soli o soli rimangono cammin facendo, che il fenomeno diventa difficile da gestire e, per esperienza degli operatori sociali sul campo, restio a interventi mirati.
Le Nazioni Unite calcolano che a livello mondiale i minori sono circa il 30% della popolazione totale. Insieme, Africa e Asia ospitano tre bambini migranti su cinque. E’ appunto in questa fascia di popolazione che circa 20 milioni sono stati costretti a uscire dal loro paese con 11 milioni schedati come rifugiati e richiedenti asilo. Il numero di rifugiati e minorenni che si spostano da soli è aumentato di circa 5 volte tra il 2010 e il 2015: 300.000 sono stati schedati in un’ottantina di stati tra il 2015 e il 2016 rispetto ai 66.000 del biennio 2010-2011. Ha tutte le ragioni Papa Francesco quando richiama l ‘ attenzione delle autorità civili sui più vulnerabili fra tutti gli emigranti e rifugiati, e cioè “i bambini e adolescenti che sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari” (Forum Internazionale Migrazioni e Pace – febbraio 2017).
In Italia siamo abituati a pensare che questi flussi incontrollati di minorenni siano da collocare esclusivamente lungo la rotta balcanica, lungo diverse nazioni del centro America, o della zona subsahariana, in alcune nazioni dell’Asia o altrove. Commettiamo un grave errore di valutazione. Perché, anche se in forma più ridotta, avvengono anche sotto il nostro naso, sul nostro territorio.
Desolante, ma realistico il titolo del recente rapporto di Save the Children che si occupa di minori nel mondo: “I Minori in Italia? Pochi, poveri e a rischio sociale”. In poco più di un decennio in Italia è triplicato il numero di bambini poveri. È quanto denuncia l’organizzazione Save The Children nell’Atlante dell’Infanzia a rischio (vedi anche Luca Attanasio, “Il Bagaglio” Storie e numeri del fenomeno dei migranti minori non accompagnati, 2018).
Anche se esistono divari territoriali fra in Nord e il Sud, son diversi gli aspetti che indicano un peggioramento nel mondo giovanile e infantile: crescita e consumo esponenziale di pacchi alimentari da parte di adolescenti soli, preoccupante riduzione e a volte loro assenza dal curriculum scolastico e conseguente incremento della povertà educativa. E questo si applica sia agli adolescenti italiani come ai “soli ed abbandonati” in emigrazione. Oltre a non sottovalutare le varie migliaia di minori non accompagnati, spariti nel nulla. Rimpatriati o fuggiti altrove!? Un calcolo per difetto dice che in Europa sono circa 13.000 i migranti minorenni scomparsi!
Conclusioni o conseguenze?
Non è che si possa pensare e tantomeno pretendere che le esperienze e situazioni vissute e incontrate durante l’infanzia o adolescenza scompaiano dal radar della propria ed altrui soggettività una volta diventati adulti. Oltre ad una lunga tradizione cristiana maturata nei secoli con la vicinanza ed amicizia dimostrata verso le nuove generazioni (scuole, oratori, attività ludiche, ricreative e culturali di vario genere…) la psicologia moderna sostiene che lo stare e sentirsi parte di una comunità o comunità al plurale sono un utile antidoto ai tanti sentimenti di paura, incertezza e insicurezza che entrano nel bagaglio di qualsiasi adolescente, dovunque esso sia. Gli adolescenti sradicati dalla propria famiglia affrontano gravi rischi per la loro salute e sicurezza. Anche nei casi meno sfortunati, come quelli assistiti da strutture governative o private, adottati da famiglie italiane o in compagnia dei propri familiari, il loro tirocinio a scuola o scolarizzazione è seriamente compromesso.
Oltre ad una preoccupante crescita dei minori non seguiti o assistiti, sia in Italia come altrove, non è più possibile un accantonamento o un offuscamento delle dimensioni di questo fenomeno. E’ utile ricordare, a questo proposito, l’opera benefica di un giovane sacerdote scalabriniano, Giuseppe Marchetti (Lucca 1869- Sao Paulo 1896). Deceduto a soli 27 anni a San Paulo (Brasile), dopo aver frugato, di giorno e di notte, anche gli angoli più nascosti delle numerose periferie e dintorni della metropoli brasiliana, assistendo e raccogliendo minorenni in stato di abbandono. E, per chi non si rifiutava, accompagnandoli all’ orfanatrofio, tuttora funzionante, da lui voluto e costruito sul colle di Ipiranga, con l’ appoggio di benefattori, per il sollievo ed il recupero di minori soli ed abbandonati.
(33)
![]()




