Racconti BreviRosinalda Correa da Silva racconti brevi

Bintou e la danza della nonna.

Disegno di Adriano Cantaluppi.
Disegno di Adriano Cantaluppi

Questa è una storia che mai e poi mai la nostra amica Bintou poteva sognarsi di vivere. Di quelle storie che i nostri nonni raccontano, e che parlano di tempi così antichi che si confondono con le nostre origini.

Tutto cominciò con la nostra piccola amica che andò a cercare inhame per fare ekuru, il piatto che sua nonna tanto apprezza. Bintou si svegliò molto presto, andò a cogliere inhame nell’orto dei suoi genitori e si incamminò verso la capanna di sua nonna.

Bintou aveva sulle spalle il suo cesto di inhame, seguita come sempre dalla fedele scimmietta Nori. Aveva fretta, la nostra amica, perché più tardi sarebbe arrivata Darà, la sua amata cuginetta. E insieme a lei, avrebbero finalmente imparato a fare le bambole Abayomi. La nonna aveva promesso che stavolta avrebbe insegnato alle due cuginette come si creano queste bambole.

Ma prima di tutto bisognava cucinare ekuru e eba, che non possono mancare nei giorni di festa. E non poteva mancare la carne, cacciata dal padre di Bintou il giorno prima.

Bintou entrò nella capanna della nonna, quasi correndo, pensando a tutto il daffare del giorno, e mise sul tavolo la cesta di inhame, poi chiamò la nonna. Ma lei non rispose.

Allora, Bintou andò nel giardino dietro la capanna, e sentì un suono, come di una piccola campana, che veniva dal grande albero di baobab che dominava il giardino di sua nonna. Quel baobab era stato piantato tanti e tanti anni prima, dal primo antenato di Bintou. E presso quell’albero si faceva riverenza e memoria degli spiriti antichi della sua gente. Era un albero molto importante. Sotto quell’albero si offrivano cibi e altri doni per gli spiriti. Una parte di tutto quello che si raccoglieva e si mangiava era collocato ai piedi del maestoso albero.

Bintou, in realtà, aveva paura ad andare da sola fino all’albero, perché aveva sentito tante storie: di feste, ma anche di dure lotte, tutte successe all’ombra di quell’albero tanto antico.

Così, mentre Bintou andava verso il baobab pensava a tutte queste storie e pregava nella speranza di incontrare sua nonna prima di scoprire cosa fosse quel suono così strano.

Ad un certo punto vide sua nonna che aveva in mano una specie di stella dorata: la dondolava, e così facendo la stella emetteva quel suono come di campana.

Bintou si sentì sollevata quando vide che il suono veniva dalla nonna. Ma quando si avvicinò di più, si rese conto che sua nonna non stava soltanto suonando quello strumento a forma di stella. Stava ballando in un modo che non aveva mai visto. Danzava con un’espressione serena del viso e si muoveva lenta e placida, quasi come se fluttuasse nell’aria al suono di quella strana campana. Bontou sentì necessità di non avvicinarsi troppo, e rimase osservando incantata e ascoltando.

Era tutto molto bello e magico. Le trecce bianche di sua nonna dondolavano e brillavano. E, a un certo punto, all’improvviso, un’altra magia successe. Un uccello dalla lunga e grande coda, tutto azzurro, cominciò a cantare e danzare intorno alla nonna, in circolo, e dal suo piumaggio uscivano lampi gialli e blu. Una leggera brezza accompagnava la danza delle due, e Bintou rimase come paralizzata da tanta bellezza. E si svegliò da questo incanto solo dopo lungo tempo.

Cosa accadde quando si svegliò? Troppo presto per saperlo! Questo lo conosceremo la prossima volta, perché certe storie hanno bisogno di essere raccontate con calma, e con le parole giuste. E queste parole, alle volte, non sono poche. Chi ha pazienza aspetti!

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