Racconti BreviRosinalda Correa da Silva racconti brevi

Yagan nella casa della volpe

Pubblichiamo un’altra puntata di Rosinalda Correa da Silva che troverete nei racconti della Terra del Fuoco.

Era mattina presto, le onde del mare battevano forte contro la spiaggia e un sole timido spargeva all’orizzonte raggi dorati che venivano da dietro le acque azzurro profondo dell’oceano. Una lieve nebbia portava il rumore del vento, che alle volte sembrava come una canzone e poi cambiava, e sembrava quasi echeggiare il nome di Yagan.

Yagan, appunto: non era riuscito a dormire, quella notte, e sulla spiaggia, da solo, pensava ancora alla storia del bambino dalle mani azzurre, forse perché, nella sua nostalgia del momento, stava sentendo la mancanza della sua stanzetta dalle pareti blu chiaro, ornate con pesci e pinguini, che lo aspettava dal’altra parte del mare.

Fra un pensiero e l’altro Yagan sospirava profondamente e, ad un tratto, fu interrotto da un rumore che veniva dalla foresta, un rumore che sembrava come un ululato soffocato. Curioso, Yagan entrò nel bosco cercando l’origine di quel rumore e, da lontano, vide, seduta su una pietra, una piccola volpe dalla lunga coda e con il pelo dalle molte sfumature tra il dorato e l’azzurro.

-Che bella-, pensava Yagan mentre s’avvicinava. La volpe non percepì il nostro amico avvicinarsi, e fu così che lui, lentamente, si sdette vicino a lei. A questo punto la volpe girò la testa nella sua direzione e i due si guardarono negli occhi per alcuni, lunghi secondi.

Poi Yagan tese le mani verso la piccola volpe, che era grande come un cucciolo, e lei gli leccò le mani come in segno di saluto.

Yagan si accorse che anche lei era triste e che doveva trovarsi lontana da casa, proprio come lui: sì, ebbe proprio la sensazione di riuscire a leggere i pensieri della volpe, e infatti lei continuò raccontando che non sapeva come era arrivata lì e che la sua casa era dall’altra parte del mare, esattamente come lui.

I due si alzarono e andarono in direzione del mare e mentre camminavano pensosi Yagan rifletteva sul fatto che la Madre Terra doveva conoscere un modo per far tornare a casa la volpe, e allo stesso tempo si chiedeva se esisteva un collegamento tra le mani azzurre del bambino e il colore cangiante del pelo del cucciolo. Una volta arrivati sula spiaggia continuarono il cammino per andare subito dalla Madre Terra e chiederle consiglio.

Quando giunsero, lei era seduta per terra, dentro la sua capanna, e stava cantando una specie di ninna nanna, un mantra che si mescolava al fumo che usciva dal suo braciere. Era tutto molto magico e sublime, tanto che per vari minuti Yagan non riuscì a dire nulla. Dopo un lungo tempo la Madre terra, continuando il suo cantico, fece un gesto con la mano invitando i due ad avvicinarsi e a sedersi. Il silenzio durò ancora vari minuti. All’improvviso, la Madre Terra li guardò, poi fece un segnale come a voler agitare il denso fumo che usciva verticale dal suo braciere, il quale conteneva varie erbe a comporre un disegno nei colori del rosso, ocra, azzurro e terra. quel suo gesto divenne circolare e dentro il fumo iniziarono ad apparire immagini. All’inizio non erano molto nitide ma a poco a poco cominciarono a diventare chiare: erano scene di un luogo familiare, ma sì, certo, la stanza di Yagan, la sua stanza azzurra. Erano i suoi sogni, sempre legati a una terra che già era nel suo cuore prima ancora di conoscerla, la terra del Fuoco, e fra questi uno in cui lui si trovava in una caverna, correndo, con qualcosa che lo inseguiva. Era un grande animale dal forte ruggito. Ecco, quest’ultima era una scena che non aveva vissuto. Mentre osservava, pensava a quello che poteva succedere se quella fiera ruggente e sconosciuta lo catturasse.  Quando in quelle immagini nel fumo fu prossimo ad essere raggiunto dall’animale, che a guardare meglio sembrava un orso, ecco che inciampò e cadde in un grande buco.

All’improvviso la scena diventò reale e il nostro amico fu inghiottito dentro le immagini e con lui la piccola volpe. Non riusciva a capire cosa stesse accadendo, ma di sicuro stava cadendo come in un pozzo che pareva senza fine. Mentre cadeva pensava come sarebbe finito tutto questo. Se sarebbero morti, lui e la volpe, nell’impatto con qualcosa che non sembrava arrivare mai. Ecco che accadde l’improbabile: i due caddero dentro un lago dalle acque verdi e cristalline, che poi diventò una corrente dolce che li condusse fino a un torrente che sbucava in una foresta verdissima e temperata, con un tappeto d’erba rasa in terra e grandi alberi dai rami ritorti, con una brezza fresca che faceva danzare le foglie come se fosse un balletto ritmato che ricordava il cantico intonato dalla Madre terra.

La piccola volpe cominciò a saltellare allegra e ululava come se stesse ridendo. E forse stava ridendo davvero, perché Yagan si rese conto che doveva sentirsi in un luogo a lei conosciuto. Le passò una mano sul suo pelo cangiante e i due continuarono a camminare, stavolta costeggiando una piccola laguna dentro la foresta, e Yagan comprese perfettamente la felicità della volpe quando, dall’alto di una collina, altre volpi dalle lunghe code azzurre apparvero e cominciarono ad ululare contente. Il cucciolo di volpe era tornato a casa.

Dopo essere saltata in braccio a Yagan e aver leccato il suo viso come se fosse un bacio di saluto, la piccola volpe corse in direzione dei suoi. Yagan si vide solo e senza sapere cosa fare, anche se felice per la sua piccola amica.

Per un certo tempo rimase seduto nei pressi di un torrente, poi arrivò la stanchezza e dormì. Quando si svegliò era notte e faceva freddo, e percepì che era circondato da occhi che lo scrutavano. Cosa fare? Correre via? E per andare dove? Poi ripensò alla scena apparsa nel fumo della Madre Terra e temette che gli occhi fossero dell’orso. Il suo timore svanì quando un ululato familiare risuonò all’improvviso, era quello delle sue amiche volpi, che tutte insieme saltarono per avvicinarglisi e poi sospingerlo verso il torrente. Il nostro amico fu colto di sorpresa e si vide perduto nell’acqua fredda e nel buio profondo di quella notte che sembrava senza stelle.

Fu allora che vide un punto di luce nel fondo del torrente, e poi un altro e un altro ancora, come se il cielo si fosse capovolto. Yagan respirò a fondo e s’immerse nel torrente in direzione delle luci che sembravano pepite d’oro per quanto erano erano gialle e brillanti. Il nostro amico si avvicinò ad una di quelle luci e, al toccarla, successe ancora una volta una magia: si ritrovò all’improvviso dall’altra parte, al fianco di Madre Terra, che lo guardava con un sorriso aperto. Lui rispose al sorriso e, pur senza comprendere nulla, le fece cenno che stava bene.

“E’ stato bello perché ora lei è a casa”.

Appena il tempo di finire questa frase che il nostro amico si addormentò e continuò a riposare per 3 giorni e 3 notti nella capanna della Madre Terra. da quella capanna uscì solo dopo essersi svegliato, aver mangiato e poi conversato per ore con la Madre Terra e compreso tutto quello che era successo.

Uaia e i pinguini volevano sapere, ma questa è già un’altra storia.

Rosinalda Correa da Silva.

 

 

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