Ti ho incontrato per caso. Ti ho incontrato per casa

Ciao Pino.

Con Giuseppe Suriano, ci siamo incontrati nel 1976 in occasione di una lotta sindacale. Lui, studente lavoratore, con famiglia di due figli, e io sindacalista. Conducemmo insieme una lotta che ebbe un valore nazionale per un settore “servilistico” come quello della ristorazione. Dimostrammo, a dispetto di ogni previsione, che si poteva prendere il proprio futuro nelle mani e gestirlo. Si laureò e divenne il medico di famiglia. L’amicizia durò a lungo e ci fu un reciproco scambio di assistenza. Confronti politici, sindacali, filosofici e pratici riempirono di contenuto uno scambio mai banale. Poi… davanti alla sua sentenza senza appello, trovò il coraggio di confrontarsi con la morte che fa parte della vita. Ironicamente scriveva sul senso della vita. Non so se in questo modo esorcizzasse ciò che per lui medico doveva dire a se stesso come uomo. Voglio ricordarlo con alcuni dei suoi riflessivi scritti e con un rumore di fondo delle parole dette in occasione di una lotta che riscattò, in un periodo molto frizzante, tante famiglie. Uniti si vince, e vincemmo paure e fragilità di fronte ad un futuro tutto da costruire senza esempi da utilizzare. Ancora un abbraccio!

Andrea


 

 

 

 

 

 

TI HO INCONTRATO PER CASO..TI HO INCONTRATO PER CASA

Ero intento a riverire la mia vanità l’altro giorno, seduto sul divano mentre la TV parlava del niente…

i soliti viaggi che fa la mente, quando gioca con lo spazio e col tempo.. un senso di pace per un bilancio benevolo della vita.. una indulgente realtà che ancora mi apparteneva, ancora mi appartiene..
che meraviglia , che stupore.
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mi rimproveravo, allora, che ancora mi perdo a chiacchierare con inutile veemenza sul fatto che Dio evidentemente non c’è, e va bene lo stesso.. che noi siamo gli unici.. bla bla blabla.. blablabla,

e intanto lì fuori il mondo, senza tanto chiasso, macina le sue storie.
allora mi sono alzato, infastidito da questa semplice verità..

non è possibile bere un buon caffè e perdersi ancora e poi di nuovo nella snervante ricerca del senso del vivere ..
no.. non è possibile

è come quando, non riuscendo a capire una parola di un discorso importante, ti perdi a cercarne il significato e smarrisci il senso di tutto il fatto che ti stanno spiegando ,
è come andare al cinema a vedere un film di Verdone e anziché ridere con lui, ti chiedi se il proiettore è di color rosso..
è come ascoltare Bob Dylan che canta ” knockin on heaven’s door” e chiedersi che scarpe aveva il cantante…

ma che mi frega perché e per come tutto questo succede.. devo solo godermi il fatto che io possa partecipare alla festa dove tutto questo succede..
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con questa considerazione liberatoria vado in cucina e là ..
lo sguardo ti incontra..
eri là…… chissà da quanto tempo..

mi spaventi un po’–” che ci fai qua?” ti chiedo.. sembri affannato, anzi sei affannato e sicuramente impaurito..
mi implori di star zitto e sussurri
” mi insegue, nascondimi ,mi insegue”
sono allarmato e mi giro cercando la minaccia incombente ..
“mi insegue” continui ansimante” è il Tempo.. mi insegue ..e non riesco a sfuggirgli..”

” ma il Tempo ci insegue a tutti.. e meno male ,vuol dire che siamo vivi..” provo a tranquillizzarti ,mentre una angoscia melmosa mi riempie i polmoni.
“so per certo che mi insegue per fermarmi.. so per certo che è stanco di accompagnarmi lungo la strada dei miei anni . non è vero che lui è eterno .non è vero che lui è invincibile. non vede l’ora di acchiapparmi per potersi finalmente fermare..”

” Stai descrivendo Kronos che mangia i suoi figli. è solo un mito della antica civiltà greca.. stai descrivendo THANATOS che insegue i mortali come nella leggenda di Samarcanda.
. sei solo stanco ..ti porto a letto ..dormi qualche ora . domani starai bene..”

mi scaraventi un pugno in faccia , poi un altro ..poi calci e di nuovo pugni.. il silenzio ci faceva compagnia e noi due lì per terra, mentre io cercavo di illudermi che il mio corpo potesse assorbire il dolore della tua disperazione..

Poi esausti ,ci siamo alzati e siamo andati incontro al Tempo..

Lui era lì, paziente come il postino che suona due volte e finalmente gli aprono e subito dice:
” Che cazzo vi lamentate.. la buttate sempre in caciara .. anch’io sparisco quando vi raggiungo.. nella terra del Nulla neanche io esisto.. e poi fatela finita.. prima di nascere eravate già morti da sempre e manco lo sapevate.”

Maestoso, intrigante, assolutamente convincente il suo ragionamento e ci prepariamo a firmare la ricevuta del contratto , persuasi che è logico, va bene . che ci vuoi fare, è per tutti così, è vero , la facciamo troppo lunga ..

mi avvicino al Postino che appare soddisfatto della sua arte retorica, me lo vedo già vantarsi, tornado a casa , di quanto era stato bravo a indorare la pillola ai due clienti ..

mi avvicino al Postino ancora di più, gli parlo all’orecchio
“posso offrire un caffè?”
” no grazie , non bevo in servizio.. ma posso usare un momento il bagno?” mi risponde formale ..

Galeotta fu la prostata..

Il Tempo si chiude in bagno, indugia evidentemente, godendosi un momento di intimità assolutamente lirico, ascoltando la musica zampillante della vescica mentre si svuota………
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e noi , che scemi non siamo, ne approfittiamo…

siamo usciti di casa in pantofole, dopo aver chiuso la porta a doppia mandata dall’esterno..
per strada, mentre correvamo , ti chiedo” ma te chi sei?”
” te lo dico quando ci sediamo al bar di piazza Navona” mi rispondi..

Al bar ordiniamo un cappuccino con due bombe alla crema, sembriamo due ragazzini che hanno fatto sega a scuola..
“dimmi chi sei” ti chiedo…
“alziamoci, te lo dico di là… mentre paghiamo” mi rispondi sornione..
Passiamo alla cassa e mentre cammino , mi guardo allo specchio…
…….. c’ero solo io…

Giuseppe Suriano

 

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