Schiavitù a Tecun Uman. Guatemala
Un articolo dalla Città di Tecun Uman, in Guatemala, alla frontiera con il Messico, Stati che sono separati dal rio Suchiate, illustra il senso della schiavitù a cui sono sottoposti i migranti centro americani prima di dover fare ancora 4.000 chilometri per arrivare al confine con gli USA. In questa città, che vi ho presentato nei precedenti articoli, c’è una Casa del Migrante scalabriniana, voluta, costruita e gestita da p. Ademar Barilli. Lui presidia la frontiera, sia per quelli che partono sia per quelli che vengono catturati e rispediti ai paesi d’origine, e offre un momento di ristoro e di riflessione”.
Andrea Cantaluppi
A la frontiera con il Guatemala, per ogni nove “giri neri c’è solo una scuola”
In Chiapas almeno 30 mila donne sono vittime di tratta, segnala il rapporto di ONG
Sanjuana Martìnez
Il denominato “corridoio del piacere” situato nel dipartimento di San Marcos in Guatemala
Quotidiano: La Jornada
Domenica 12 gennaio 2014 p. 6
Tecùn Umàn, Guatemala
Dalla finestra del bar “la ùnica estrella“, due ragazze osservano i possibili clienti. Sono sedute all’entrata, indossano mini gonna e un top attillato con laccetti. Distribuite in altri tavoli ci sono altre 10 ragazze, e tre clienti in un angolo. Una vecchia canzone rock. La luce al neon del bancone illumina la penombra.
Nel corridoio pieno di piccole stanze su entrambi i lati, in direzione dei bagni, l’immagine suscita ribrezzo: un uomo nudo guarda senza battere ciglio, al suo fianco c’è una donna accovacciata che sta defecando sul pavimento.
Questo luogo ufficialmente non è un bordello, sebbene in pratica tutti sanno – inclusa la polizia del luogo (autoridad municipal) che qui si viene a cercare sesso a pagamento, incluso quello con minorenni.
Accade lo stesso nel bar di fianco “las tres estrellas“, alla cantina situata all’ angolo opposto; di fronte al bar “las vegas“, e a mezzo isolato di distanza al “Lucy’s bar“.
Questa zona è conosciuta come il corridoio del piacere ed è l’inizio di una delle rotte della tratta di donne e bambine centroamericane per fini di sfruttamento sessuale dirette in Messico e Stati Uniti. Le vittime sono condotte in Chiapas, a Oaxaca, a Veracruz… e una buona parte viene spedita a Reynosa e Nuevo Laredo, Tamaulipas, dove sono presenti “case di sicurezza” in attesa di essere trasferite verso il “sogno americano”.
Alcuni dei proprietari di questi “giri neri” travestiti da luoghi conosciuti come “centros botaneros” sono gli stessi proprietari di luoghi simili e di case di appuntamenti ubicate in Chiapas con la connivenza delle autorità di entrambi i paesi e di imprenditori del settore.
Le denunce
Le bambine di età compresa tra 8 e 14 anni sono vendute dai trafficanti a 100 e 200 dollari, secondo quanto ha denunciato l’organizzazione internazionale “Fin de la Pstituciòn Infantil, la Pornografia y el Trafico de niNas con fines sexuales”,ECPAT è l’acronimo in Inglese, che ha lanciato l’allarme per segnalare che da qui a Tapachula inizia la rotta della trasferta delle vittime.
Ogni anno, secondo i dati del Fondo delle nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), si aggiungono un milione di bambini e adolescenti al mercato dello sfruttamento sessuale, per un ammontare di 12 mila milioni di dollari l’anno.
Camminare durante la notte in queste strade del passo “El Palenque“, nel dipartimento di San Marcos, significa addentrarsi nella malavita del mercato del sesso a pagamento.
In questo luogo la tratta di donne e bambine è diventata normale “no le tengono con la forza, a loro piace quel lavoro, guadagnano bene” dice il traghettatore che offre i servizi per passare liberamente il principale punto di frontiera tra Messico e Centroamerica al costo di 20 quetzal.
Le acque calme del fiume Suchiate in questa stagione permettono di sentire sul viso una lieve brezza. Il suono dolce dell’acqua nasconde sul fondo i corpi di centinaia di migranti che hanno perso la vita cercando di attraversarlo.
Appena si arriva in territorio messicano, sulla sponda del fiume, ci sono decine di bicitaxi.
Cesar, offre un tour per i luoghi di Ciudad Hidalgo. Dice che ha 19 anni e confessa di essere un consumatore di sesso a pagamento perchè le fidanzate sono “molto complicate”. Avverte che in città c’è una casa di appuntamenti solo per clienti VIP “politici, narcos e imprenditori”. E’ una casa di appuntamenti dove ci sono anche bambine. Sono solo per quelle persone con molti soldi. Se vuole continuare viva, non le consiglio di andare lì. La vigilanza inizia già tre isolati prima dell’edificio. I clienti arrivano con macchine molto lussuose, non a bordo di bicitaxi. E se le trovano la macchina fotografica estraggono la pistola e pum. Il proprietario è un sindaco, non so se del Messico o del Guatemala.
Dentro al locale di table dance “el rinconcito“, le avventrici donne sono poche e ricevono un piccolo cartellino che le identifica come “clienti” onde evitare che, durante una possibile retata, vengano scambiate per lavoratrici del sesso. Sulla pista, con un palo al centro, la ballerina si muove appena. Non fa nessuna acrobazia, solo movimenti a ritmo di musica, sessualmente molto espliciti; alla fine si leva il telo e resta completamente nuda.Mentre scende dal palcoscenico, un’altra ragazza si avvicina con un asciugamano. Lei si copre con pudore. Il pubblico maschile applaude con molto trasporto.
Tra i tavoli, le ragazze con vestiti corti e scollature pronunciate passeggiano ballando, strusciando i loro corpi sui clienti, che alla fine le offrono da bere. Il padrone del locale guadagna su ogni drink il 70% mentre il resto lo da alle ragazze. Tra i camerieri c’è un bambino di circa 11 anni che serve i clienti.
Nella zona dei bagni ci sono circa una dozzina di stanze, sebbene si suppone che qui non ci sia sesso a pagamento: “sono qui perchè è vicino alla frontiera, ho 5 figli in Guatemala e voglio averli vicino. Vederli. Il padre? Li ha abbandonati. Tocca a me tirarli su.” Dice una bellissima ragazza di quasi due metri di altezza che indossa un vestito nero in lycra, con spacchi laterali da cui si intravede il corpo quasi nudo.
In questo, come i tutti i “giri neri”: bar, ristoranti, centri di massaggi, table dance, cantine, cabaret o locali notturni c’è lo stesso cartello enorme scritto su un pezzo di plastica: “qui non si assumono minorenni per un Chiapas libero dalla tratta di persone”.
la FICHADA, che in base alla nuova legge contro la Tratta di Persone rappresenta un delitto e un abuso sia lavorativo che sessuale, in Chiapas è un giro d’affari dove sono coinvolti sia i proprietari, il cliente, che le autorità municipali, statali e federale. Tutti questi attori mettono in moto e riproducono come compito quotidiano un sistema di impunità e corruzione per favorire la prostituzione”, sostiene il rapporto sulla tratta realizzato dal “Centro de Dignificaciòn Humana”, un’organizzazione che supporta le vittime della tratta, guidata da Luis Rey Garcìa Villagràn.
Il paesaggio del centro di Tapachula è desolante. In ogni isolato ci sono quattro o cinque locali dove si offre sesso a pagamento in modo più o meno esplicito: “in ognuno di questi luoghi, dove si vendono bevande alcoliche, vengono sfruttate lavorativamente e sessualmente una media di 10-15 persone, che si traduce in, approssimativamente, 30 mila vittime potenziali” dice l’opuscolo informativo.
I quasi 4 mila esercizi restano aperti grazie al Sindacato dei proprietari di bar e cabaret, il cui leader è Clodualdo Manzano Robles, un uomo identificato come il proprietario dei “giri neri” dove si vende sesso a pagamento, che ha legami stretti con i membri del governo municipale e statale, che gli permette di mettere in atto traffici con donne messicane e straniere.
Per ogni nove “giri neri” c’è una scuola, secondo quanto compare nel rapporto, e la richiesta delle donne si soddisfa grazie alla frontiera con il Guatemala e alla rete della tratta tra i due paesi, con mille e cinquecento donne di nazionalità guatemalteca, salvadoregna e soprattutto honduregna che lavorano lì: “le ragazze che lavorano in questi luoghi vengono reclutate fin dai loro paesi di origine in Centroamerica, dopo un periodo di tempo passano ai table dance più conosciuti della città e finiscono in un centro bontaneros totalmente dipendenti da droghe e alcool.”
Ci sono cento centros botaneros nel “tucanazo“, una bottega trasformata in cantina, situata accanto ai binari della ferrovia, la musica di Marco Antonio Solìs, El Buki, non permette di conversare, ma la cameriera dal vestito attillato dice che è honduregna: “sono una mamma single, e sono venuta qui per cercare una vita migliore. Qui siamo tutte centroamericane.”
Sono le tre del pomeriggio e ci sono circa 15 ragazze che servono ai tavoli. Ufficialmente qui non c’è lavoro sessuale e le donne sono solo “cameriere”. Uno dei clienti dall’addome prominente canta e porta a ballare la “cameriera” con cui prende una birra. L’abbraccia, la palpa e inizia a baciarla animatamente. La ragazza di appena 20 anni non si sottrae, ma la sua espressione disgustata dice tutto. Dopo pochi minuti entrambi scompaiono dalla porta.
Il problema dell’alcolismo dei giovani che lavorano in questo tipo di luoghi è molto serio. In questo “centro botanero“, come nella maggior parte, si serve solo birra Corona. Per ogni birra che le viene offerta, lei guadagna 10 pesos: “ogni giorno bevo dalle 30 alle 50 birre, e quando tutto va bene arrivo anche a 70″, dice con tono rassegnato, visibilmente alcolizzata.
– ” e i servizi sessuali?”
– “quella è un’altra storia”
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