THE TIMES
Parlare del tempo. Sembra essere questo
l’argomento principale che ognuno persegue per
dire la sua, anche se non ci capisce niente. Forse
sta diventando un nuovo gioco che andrà a
sostituire il precedente che consisteva nell’essere
il miglior allenatore della Nazionale di calcio, dopo,
s’intende aver deciso a formazione della squadra
per cui tifava. Oppure andrà a sostituire l’altro
tema per cui tutti sono esperti: essere lo psicologo
di tutti.
Sto cercando di fare qualche riflessione sul tema
dopo essermi stancato di sentire in ogni luogo
discettare di nubi e isobare. Non c’è un canale
televisivo, una testata giornalistica, un programma
radiofonico che non annunci, spesso con toni
drammatici, l’arrivo di “bombe d’acqua” o di anti
cicloni dalle Canarie che porteranno aria fredda.
L’ultimo dibattito a cui ho dovuto sottomettermi è
stato dal barbiere, non potevo andarmene con
solo mezza testa rasata. Una signora disquisiva
passando dal tempo, all’ultimo delitto più o meno
cruento fino a concludere commentando i testi
delle canzoni del suo cantante preferito che è in
guerra con il padre che non lo capisce. “poi dice
che uno si droga. Perché lo fa? Dove sta il
padre?” E via analizzando notizie che ricava da
riviste che per professione organizzano dibattiti
giuridici senza capire nulla di giurisprudenza. Fin
da bambino, andando dal barbiere, trovavo articoli
e foto di regine e principesse. Nulla è cambiato.
Cosa ci fanno vedere quelli del marketing che
decidono per noi di cosa abbiamo bisogno? Dopo
l’ennesima videata sul cuoco di turno che ci
insegna come cucinare le polpette che nonna le
faceva più buone e genuine, si passa al
meteorologo che, di profilo, ci ammannisce su
cosa succederà nei prossimi tre giorni, fatto salvo
poi che il tempo è imprevedibile.
Nelle prime previsioni, affidate giustamente
all’Aeronautica Militare, si vedeva il colonnello
Bernacca anticiparci cosa ci si poteva aspettare
nei prossimi giorni. Era diventato l’obbiettivo di tutti
gli insulti se il tempo non ci piaceva!
Di solito il tempo lo si anticipava se si avevano i
calli ai piedi, i proverbi ci dicevano cosa aspettarci
se tale giorno la merla non si fosse presentata, e
via predicendo sulla base di superstizioni varie. Gli
unici a preoccuparsi seriamente erano gli
agricoltori. E loro si che ne parlavano: “se non
smette questa pioggia sentirai che aceto!”. Senza
sole la parte zuccherina dell’uva ne avrebbe
risentito. La disgrazia più grande che poteva
capitare era la grandine. Avrebbe potuto rovinare il
raccolto e mandare a monte tutta la fatica di un
anno per non dire che per un lungo periodo ci
sarebbe stata la miseria non avendo potuto
vendere il prodotto tanto faticato e anelato. Non
parlavano di tempo, ma di fame. Una volta
leggendo un libro sul colonialismo inglese, appresi
che l’argomento “tempo” occupava ore e ore del
loro tempo libero. Dovevano pur dirsi qualche
cosa tra una tazza di tè e l’altra. Non avevano
patemi di natura economica, gli schiavi lavoravano
gratis per la gloria della Corona, non era il tempo
della caccia e allora…”dimmi James che tempo ci
dobbiamo spettare per la passeggiata di
domani?”.
Siamo forse diventati così ricchi che, non
dovendoci più preoccupare di questioni
economiche, parliamo del tempo? Penso invece
che il parlare del nulla sia diventato il nuovo sport
popolare che ci è stato imposto affinché non si
parli di temi reali.
Borbottiamo sempre di cose insulse, ed è forse
questo l’unico “diritto” a cui insulsamente tengono
di più gli italiani.
Quindi aggiungiamo alla Paura, all’Odio per il
diverso, il Tempo e il gioco è fatto: l’encefalo piatto
sarà il nostro obiettivo.
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