Spigolature sull’ Occidente (parte decima)
L’Europa alla conquista del mondo.
Due storici sono partiti dallo snodo della fine dell’impero bizantino per arrivare fino a noi. Uno è stato Carlo Cipolla che scrisse un libro intitolato Vele e cannoni, pubblicato in Italia negli anni ottanta. L’altro è dello storico e diplomatico indiano, ministro degli esteri del Pandit Nehru, Kavalam Panikkar, autore di una Storia della dominazione europea in Asia. Entrambi hanno messo a fuoco il fenomeno centrale della storia moderna, l’assalto occidentale al mondo. È una storia che arriva fino a noi. L’Occidente piccolo geograficamente, ma dotato di una superiorità militare per effetto della coniugazione tra polvere da sparo e navi transoceaniche, bypassa l’impero turco e pone le basi per la formazione degli imperi coloniali occidentali nell’estremo oriente.
Il punto di partenza del libro di Panikkar è il viaggio di Vasco da Gama, 1498 (circa 45 anni dopo la caduta di Costantinopoli), il quale doppia il Capo di Buona Speranza, approda sulla costa indiana a Calcutta e crea una prima base portoghese nell’impero del Gran Mogol. Fino a quel momento l’impero indiano era rimasto al riparo dallo scontro che va verso occidente, prima del califfato verso Bisanzio poi dell’impero turco contro il califfato. È l’inizio di una storia che vedrà, nel corso dei secoli successivi, formarsi i grandi imperi coloniali. Panikkar essendo indiano si concentra soprattutto sulla vicenda dell’India, che è una vicenda dai tempi lunghi.
Il perno di tutta l’impresa è la creazione della Compagnia delle Indie (1868); il crollo dell’impero del Gran Mogol avviene nel 1750, e la conquista dell’India si realizza tra il 1846 e il 1848. Contemporaneamente un bersaglio della spinta occidentale a conquistare il pianeta è la Cina, alla quale Panikkar dedica non poca attenzione. Tralasciamo altri teatri pure interessanti come la spartizione dell’Africa tra Inghilterra e Francia, ma parliamo dell’Oriente. Al momento della pubblicazione in Italia del libro, ci fu una sottolineatura dell’editore che la dice lunga sul concetto radicato della supremazia occidentale. La nota diceva: “ ma in fondo anche questo autore riconosce il grande debito dell’Oriente, in particolare dell’India, nei confronti della cultura occidentale. Del dominio occidentale, che ha saputo creare le strutture burocratiche, ha insegnato agli indigeni come funziona lo Stato; però questo libro è anche polemico perché denuncia i crimini, la violenza, l’ottusità dei dominatori coloniali”.
Questo atteggiamento oggi ci fa sorridere. Un una temperie post ’68, Einaudi pubblicò Fanon. “ Viva chi sa tenere l’orecchie tese!” poetò Giuseppe Giusti.
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