Spigolature sull’ Occidente (parte nona)
Dopo Erodoto
È a partire dalla vittoria contro Serse che si fa strada l’autostima, il senso di superiorità del mondo greco rispetto al mondo cosiddetto barbaro, dove barbaro poi vuol dire che non parla greco, non vuol dire selvaggio. (Lo stesso metro di giudizio fu usato poi dai romani).
La visione autocelebrativa e contrappositiva al tempo stesso si è formata dopo. Dunque il nucleo di partenza della contrapposizione Oriente-Occidente è proprio qui: dopo la vittoria sui persiani si fa strada l’idea secondo cui la grecità è qualcosa di altro e superiore rispetto al mondo iranico, persiano, più in genere barbarico. Una visione di carattere ideologico che Tucidide sottopone a critica nel momento in cui fa notare che i due concetti sono nati tardi: fabbricazioni ideologiche, appunto.
Nello stesso tempo in cui Tucidite scrive questo, un’altra voce a lui non ignota di un grande personaggio, il sofista e oratore politico Antifonte di Ramnunte, demolisce questa ideologia suprematista. Antifonte scrive un’opera incentrata sulla scoperta, dovuta alla sofistica, della unità della natura umana, un’opera intitolata Sulla verità di cui abbiamo pochi frammenti. Uno dei quali è molto significativo dal punto di vista del tema che stiamo trattando, là dove Antifonte dice “Greci e barbari adoperarono gli stessi organi per parlare, per respirare, noi siamo più barbari dei barbari se affermiamo una nostra superiorità nei loro confronti”. Affermava l’indistinguibilità degli esseri umani.
Roma come ‘Occidente’
Nel più grade scenario geografico a un certo momento si impone la grande potenza posta al centro del Mediterraneo, la repubblica romana. Così la storia della contrapposizione Oriente-Occidente ha un nuovo decollo, uno slancio e anche una dilatazione geografica. La repubblica romana ha considerato “orientale” il mondo greco. La Grecia, fulcro dell’Occidente contro l’impero persiano e più i generale l’Oriente, diventa l’Oriente dei romani. I greci sono considerati infidi orientali. “Timeo Danaos et dona ferentes”. Questo celebre verso dell’Eneide a proposito del cavallo di Troia che fu lo strumento per conquistare la città esprime autorevolmente questa mentalità: “Ho paura dei greci anche quando portano doni”. Nell’età augustea, nel momento cruciale del passaggio dalla repubblica all’ordinamento semi-monarchico del principato, il fulcro politico-propagandistico è la dichiarazione di guerra di Ottaviano, non ancora Augusto, all’Egitto, alla regina d’Egitto Cleopatra, presentata come un pericolo enorme per l’Occidente. “Regina monstrum” dirà Orazio poeta cortigiano esaltando la vittoria di Azio.
Il fenomeno più impressionante, che dimostra la limitatezza della visione occidentalistica, consiste nella ‘rimozione? Del millennio bizantino. Nel senso che con la fondazione di Costantinopoli capitale (la “seconda Roma”) e poi con la divisione dell’impero alla fine del IV secolo con Teodosio, si apre una storia lunghissima di cui Costantinopoli è l’epicentro. La pars orientis dell’impero, che comprende ancora Siria, Palestina, Egitto e gran parte dell’Anatolia oltre che la penisola balcanica, è la più grande potenza mondiale. Nel contempo l’Occidente ha fatto passi indietro culturalmente e anche dal punto di vista demografico, e dal punto di vista urbanistico.
Nell’impero d’Oriente circola la moneta d’oro, c’è una ricchezza diffusa, c’è una struttura statale molto solida, una burocrazia efficiente, una cultura scritta e una conservazione della cultura antica impareggiabile. Invece, in Occidente, soltanto in alcuni conventi, in alcuni centri isolati dell’Irlanda, o della Gallia settentrionale si conserva ancora una traccia parziale dell’antica cultura in lingua latina.
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