ArticoliSPIGOLATURE SULL’OCCIDENTE

Spigolature sull’ Occidente (parte ottava)


da Omero a Erodoto
l’Iliade racconta una guerra che è diventata poi, nella ricezione successiva, nel mondo greco e non soltanto, simbolo emblematico del conflitto orientale-occidentale.
Parliamo di un tempo remotissimo. Di una spedizione collettiva di vari sovrani, i basileis di epoca micenea, che aggrediscono una imprendibile città nel nord dell’Anatolia vicino agli stretti che immettono nel mar Nero. Studi recenti dicono che non fu un conflitto orientale-occidentale, ma che potrebbe essere stato un conflitto all’interno del mondo miceneo. Louis Godart ha fatto notare una cosa che non era passata inosservata ma che è stata da lui valorizzata: i nomi dei personaggi della città di Ilio, a cominciare da Priamo e poi Ettore e Alessandro-Paride, eccetera, sono nomi greci. forse ci sono greci da una parte e dall’altra. Sembra anche che questo regno imprendibile era magari un anomalo regno miceneo, divenuto, grazie alla sua collocazione, satellite dell’impero Ittita.
A partire da quando quel conflitto è diventato già nella percezione del mondo greco il simbolo del conflitto orientale-occidentale? Si potrebbe dire da quando lo scontro tra le città greche e l’impero persiano del Gran Re di Persia, ha determinato una sorta di operazione retroattiva dal punto di vista dell’interpretazione storica. Nel 500 a. C. il racconto di Erodoto approda al conflitto greco-persiano. Prima Dario nel 490 a.C. poi Serse nel 480 a.C. E’ già la parola barbaro. Però dentro l’opera erodotea la parola comporta sfumature.
Quando Dario, il “Gran Re Dario”, il sovrano che per primo concepisce una spedizione punitiva in Grecia, dopo la sconfitta della rivolta ionica, quando dunque Dario si accinge a questa spedizione punitiva, che avrà nella battaglia di Maratona il suo epilogo nel 490 a.C., invia a Sparta degli araldi che ingiungono agli spartani la sottomissione. Questi araldi vengo gettati in un pozzo e uccisi, analoga operazione Erodoto dice fu fatta anche da Atene, e anche questa trattò in modo feroce gli araldi persiani gettandoli nel baratro. Però Erodoto si concentra sull’episodio riguardante Sparta e, non a torto, perché in quel tempo, in quegli anni e già da decenni, Sparta e leader di tutto il mondo greco, almeno sul piano militare. Questo cruento episodio viene condannato dalla città, e due nobili spartani si offrono di andare in Persia per essere uccisi e così lavare con il proprio sangue il crimine commesso. Si recano in Persia e vengono ricevuti da un satrapo, Idarne, nella città di Susa. Idarne dice:” Se voi vi sottometterete vi possiamo concedere di governare la Grecia che ci accingiamo ad occupare”. I due, secondo Erodoto, gli rispondono dicendo “si vede che non hai assaporato la libertà, non sai cosa sia, perché se l’avessi saputo non parleresti in questo modo”. In questa frase c’è la polarità tipica della autorappresentazione greca del conflitto Oriente-Occidente: la Grecia è il luogo della libertà, l’enorme impero territoriale persiano è il regno della schiavitù. Idarne prende atto e li porta dal Gran Re. Il quale ascolta la loro dichiarazione, siamo venuti per farci uccidere per lavare con il sangue il crimine commesso. Qui accade una sorpresa. Il Gran Re risponde: “ mi guardo bene dal farvi morire, vi rimando a Sparta, noi persiani non violiamo le leggi umane, noi non uccidiamo gli araldi”, e li rimanda indietro.
L’episodio di Idarne è valorizzato dagli interpreti (moderni) come un inno alla libertà ‘greca’. Valorizzano, di questo racconto, la prima parte quando i due rispondono al satrapo dicendo “si vede che non hai assaporato la libertà”. Ma la seconda parte è altrettanto importante: “noi (persiani) non violiamo quelle leggi che sono al di sopra della legislazione positiva”, le cosiddette leggi non scritte, nella fattispecie quelle che comportano che l’araldo è figura sacra che non può essere violata.

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