PERSONAGGIO UNICO: in vita e in morte.
Son sicuro che l’espressione applicata a Lui, ebreo e condannato a
morte dai suoi connazionali con la benedizione del rappresentante di
Roma, rifletta la realtà di un mondo che, allora era pieno di divinità e
ora ne è quasi completamente spoglio o comunque messe a tacere nel
trambusto della vita pubblica di tante comunità nazionali.
In effetti, questo personaggio ha conosciuto da vicino la parola
“ospite”. Una realtà che si avvicina alla condizione personale e pubblica
che descrive una situazione che di sicuro non era uscita dalla sua mente
o esperienza privata. Trascorse la sua vita pubblica in territori nuovi e
comunque lontani dal suo paese, Nazareth, finendo malconcio, a dir
poco, ad opera dei suoi connazionali che, di fronte agli ondeggiamenti
del governatore romano, non ebbero nessuna esitazione ad insistere
che quel loro connazionale sparisse dalla scena, finendo i suoi giorni
appeso ad una croce di legno.
Anche se non incline a vendicarsi, o pur non nutrendo sentimenti di
vendetta, una persona normale non avrebbe avuto vita facile con coloro
che l’avevano pestato a morte. La volontà di perdonare e dimenticare
sarebbe riuscita a ricucire un rapporto con quella strana popolazione, i
cui capi religiosi non avevano esitato a sbarazzarsene in maniera così
plateale? Ma Lui, a differenza dei suoi compatrioti nutriva altri ideali e
sapeva trarre motivi di speranza dalle situazioni senza speranza. Il
pacifismo ad oltranza non è nato alcuni decenni or sono, ma duemila
anni fa.
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