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Il filo d’Arianna

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Le donne continuano incessantemente a dipanare il filo, che poi consegneranno agli uomini, per aiutarli ad uscire dalla gabbia che loro testardamente continuano a creare per distruggere se stessi.

La trama, le trame, i colori, la resistenza di quel filo stanno a testimoniare che il futuro è nelle nostre mani e che sta a noi far progredire tutta l’umanità.

Andrea Cantaluppi.

Il Centro socio-culturale di Grottaferrata, gestito con grinta e volontà creatrice da parte della sua dirigente: Nicoletta Vinciguerra, ha ospitato nel Villino delle Civette, una due giorni dedicata all’arte del ricamo, dell’intreccio e della creatività della tessitura.

Con il Patrocinio dell’Amministrazione comunale e lo stimolo della delegata alla cultura Veronica Pavani, , con il coinvolgimento di tutte le associazione (in gran parte femminili) del comune castellano, Rossana Centioni, Marina Gentilini e Pasqualina Magnante, hanno lasciato una impronta da seguire con il coinvolgimento di chiunque voglia partecipare alla trama di un possibile futuro.

Di seguito diamo spazio agli interventi che si sono succeduti durante la due giorni iniziando da Rossana Centioni.

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RICORDI

Mia madre aveva una sartoria. Il suo laboratorio era organizzato a casa e l’assorbiva completamente. Molte ragazze venivano a imparare e lavoravano tutte intorno a un grande tavolo. Mi ricordo le loro chiacchiere, le storie raccontate, l’allegria, la creatività che animava le giornate di lavoro e poi tanti fili colorati, stoffe di ogni tipo, bottoni, forbici, spilli. Ricordo le clienti che si specchiavano e provavano gli abiti. Mi piaceva il rito della prova, quell’appoggiare l’abbozzo di abito sul corpo delle donne e modellarlo. Mi piaceva vedere usare l’ago e la macchina, costruire il modello, il taglio della stoffa, le rifiniture, la stiratura, l’abito appeso all’armadio con un bel drappo sopra a proteggerlo e infine l’abito pronto per la consegna nella carta da modelli chiusa con gli spilli.

Di sera, dopo che mia madre e le ragazze avevano riordinato il laboratorio, la stanza era tutta per me. Prima di addormentarmi mia madre mi prendeva tra le braccia e finalmente poteva coccolarmi.

Seppure sempre vicine, avevamo solo quel poco tempo per stare insieme.   

                                                                                 PROTEZIONE DAI TESSUTI RICAMATI

Storicamente molte culture hanno ritenuto i tessuti ricamati particolarmente efficaci nel proteggere gli esseri umani tanto in questo mondo quanto nell’aldilà. Intrisi della forza della natura – per il tramite delle piante da cui sono stati ottenuti i filati ed estratte le tinture – i tessuti costituivano un vero e proprio scudo naturale con cui respingere gli attacchi.

Ai ritagli di stoffa sono attribuiti poteri magici. Nelle più varie culture, gli emissari dei mondi magici e dispettosi arlecchini, sciamani, dervisci, Il Signore e la Signora degli Stracci – indossano costumi fatti di brandelli

In passato si credeva che cucire insieme pezzi di tessuto diversi impregnasse l’indumento ottenuto di forza spirituale tanto maggiore quante più erano le cuciture permeate dal potere magico dell’ago. E’ questa l’origine delle tecniche del patchwork e del trapunto (il quilting della tradizione anglosassone): atti di resurrezione, ricostituzione e riconnessione compiuti attraverso il cucito. In molte culture si crede che i patchwork e le trapunte realizzate con brandelli di indumenti trasferiscano l’energia da una generazione all’altra, dai morti ai vivi, da madre a figlia, creando una forza umana cumulativa a cui ogni singolo pezzo di tessuto recuperato contribuisce.

                                                                                                       IL CUCITO PROTETTIVO PER I BAMBINI

A proteggere i bambini non erano solo le caratteristiche dei tessuti, ma anche il fatto stesso che fossero cuciti dalla mano protettiva di una madre o di una nonna.

In India è la nonna a mettere il primo punto della coperta destinata al neonato.

In alcune regioni della Cina la protezione dei bambini era un compito dell’intera comunità. Alla madre che aveva appena partorito i vicini portavano strisce di tessuto con cui realizzare un mantello protettivo in cui è racchiuso l’affetto di tutta la comunità. In alternativa la madre riceveva in dono piccoli pezzi di seta ricamata che cuciti insieme formavano il cosiddetto vestitino delle cento famiglie capace di assicurare protezione attraverso la forza cumulata dai singoli pezzi di stoffa, punti di cucito, auguri e famiglie. la propria energia individuale.

IL VERSO DELL’AGO NEL RICAMO

Non è solo ciò che si ricama ma anche come lo si ricama a racchiudere un significato. I tibetani rivolgono la punta dell’ago verso il corpo, tirando a sé la sua forza per unirla alla propria e dare al punto una maggiore saldezza; in India e in Pakistan, viceversa, i phulkari (gli ampi scialli di cotone a motivi floreali originari del Punjab) vengono ricamati puntando l’ago nella direzione opposta, come se uscisse dal cuore della donna per proiettarsi verso il prossimo. In certe culture, la trapunta nuziale si inizia con un punto croce, sinistra-destra a rappresentare la donna, destra-sinistra a rappresentare l’uomo, un incrocio che ne marca l’unione per il futuro.

In Ucraina ricamano dal basso verso l’alto per seguire il percorso della vita e l’ago che inizia il lavoro dev’essere lo stesso che lo termina, per non interrompere il flusso della sua energia. Qualsiasi errore viene lasciato così com’è nella convinzione che il passato non può essere corretto.

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