SOGNARE INSIEME.
Insieme con alcuni amici mi trovavo, così per caso, a chiacchierare con un folto gruppo di donne ucraine: non era difficile rendersi conto che il loro sguardo interiore era rivolto ad una situazione che, da quasi un anno a questa parte, la televisione e le stazioni radio commentano giornalmente con regolarità e dovizia di particolari: la guerra in Ucraina, “in casa loro”, con continui bombardamenti, scontri armati, vittime in continuità, sia civili che militari su ambedue i fronti. Oltre al loro dolore, sul volto di quelle donne, perlopiù badanti, era evidente anche una forza interiore di tutto rispetto.
Chiaramente, con i miei amici ci si soffermava essenzialmente sulle ultime notizie diramate sul conflitto ucraino, come sempre una via crucis penosa, vissuta di riflesso sulla pelle di quelle donne ucraine. E non sono queste le sole donne in emigrazione che vivono una tragedia a distanza: non sono certo una eccezione. Tutt’altro.
Per chi studi o si interessi di emigrazioni internazionali non è certo una novità che la presenza femminile vada aumentando in molte regioni del mondo. In passato come ai nostri giorni, le donne migranti hanno svolto un ruolo attivo nei flussi migratori, incontrando discriminazioni penalizzanti: violenze e molestie, licenziamenti affrettati e, a volte, costrette al silenzio pur di non perdere il permesso di soggiorno o il lavoro.
Nonostante i ripetuti incidenti di percorso e le molte esperienze traumatizzanti, le donne in emigrazione continuano a sognare. I loro voli pindarici, per così dire, si tramutano in speranza viva, soprattutto quando incontrano uno sguardo amico e comprensivo, disposto ad ascoltarle e godere della loro compagnia. E’ appunto con racconti e confidenze animate da una simpatia reciproca, condivisa con altre persone che vengono innescati meccanismi di liberazione e sopportazione. Tracciando ponti invisibili che aiutano a spingere il proprio sguardo oltre i non pochi muri di situazioni disumanizzanti.
(44)
![]()




