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Pasqua 2022

Carissima, carissimo, guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignità umana vengono giudicati in modi diversi a seconda che convengano o meno a determinati interessi, essenzialmente economici. Ciò che è vero quando conviene a un potente, cessa di esserlo quando non è più nel suo interesse. Tali situazioni di violenza vanno moltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una terza guerra mondiale a pezzi. Questo non stupisce se notiamo la mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unità, perché in ogni guerra ciò che risulta distrutta è la famiglia umana. Così, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di garantire la stabilità e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalità di paura e sfiducia. Paradossalmente, ci sono paure ancestrali che non sono state superate dal progresso; anzi, hanno saputo nascondersi. Oggi, la guerra in Ucraina ci ha riportato  nell’abisso, nel territorio dell’ignoto, nel deserto. Ciò che si manifesta con questa guerra alle porte di casa è l’inaffidabilità, il non conosciuto, il non familiare, non ci fa più appartenere ad un insieme, ma nelle mani di ciò che è barbaro, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, così che non esiste più il mondo ma esiste unicamente il mio mondo, fino al punto che molti non vengono più considerati esseri umani con una dignità inalienabile e diventano semplicemente quelli. Riappare la tentazione di creare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità. Gesù transitò in Palestina solo tre anni, offrendo il suo pensiero e creando scompiglio e un’attenzione straordinaria. Ma cosa pensava di Lui la gente per bene? Per gran parte della popolazione della Galilea, specie quella che contava, latifondisti, mercanti, sacerdoti, uomini d’arme, Gesù il Nazareno era un malvivente, un mestatore, un asociale, un individuo da galera. Pilato lo considerava un uomo duro, decide di sbarazzarsi di un personaggio molesto, esaltato e pericoloso, un facinoroso che prometteva di voler abbattere il tempio dei giudei, da lui definito “una spelonca di ladri” (Mt 21,13), insultava i rappresentanti del potere religioso e civile, incitava alla disobbedienza verso le leggi. Inoltre induceva a non raccogliere o accumulare né cibo né denaro. Aggiungiamo altro crimine più grave, di aver spinto le donne a uscire dalla loro normale condizione di emarginate e sottomesse, e capiremo l’odio e lo sgomento causato nei gestori del potere. Insomma, un sovversivo del genere meritava senz’altro la forza. Inoltre, Gesù spingeva i suoi seguaci, raccolti in gran parte nella bassa società del tempo, a un totale disprezzo verso la società e i suoi ordinamenti. Un’oligarchia di despoti sfruttatori che si reggeva su una comunità a struttura familiare, appiattita alle consuetudini più servili. Egli si era convinto che la famiglia rappresentasse in quell’ordine il caposaldo della società patriarcale. Per questo rifiutava anche i propri parenti, Quando i suoi seguaci gli dissero: “Maestro, tua madre con i tuoi fratelli e le sorelle ti stanno cercando per parlarti”, lui rispose: “Io non ho né fratelli né sorelle, né madre. Voi… siete i miei fratelli, le mie sorelle, ogni donna qui è mia madre”. Questo non significa che non provasse affetto per la sua famiglia, ma che non accettava di restringere il suo amore ai soli consanguinei: “La mia famiglia è la moltitudine. Il mondo intero è la mia gente”. Ma Gesù non è colpevole solo di avere creato disordine.Egli è colpevole anche di aver portato agli uomini e alle donne l’amore. Un amore pericoloso, che incita a non tenere odio né rancore verso chicchessia, né ai nemici della religione né tantomeno ai diversi, agli estranei, agli infetti. Peggio: Gesù ordina di amare i nemici, infedeli, donne svergognate, schiavi, strozzini… Come può una società vivere senza nemici da odiare, furfanti d’altra razza da uccidere, diversi da emarginare, malefemmine da lapidare? Ama il tuo nemico come il tuo simile, non uccidere mai, non giudicare e non punire, porgi l’altra guancia a chi ti colpisce, offri pace a chi ti aggredisce. Un’innovazione insostenibile per ogni potere. La Chiesa attuale conserva ben poco della sua originaria natura di anticonformista e di ribelle. E’ chiaro che, al contrario di ciò che asseriscono alcuni storici e teologi, la sua condanna a morte non fu un errore giudiziario o un equivoco, la crocifissione gli fu inflitta per aver scardinato gli ordinamenti vigenti, sia quelli della religione sia quelli del potere costituito. Come afferma in un suo scritto Frei Betto, teologo brasiliano, incarcerato e torturato durante la dittatura militare brasiliana, Gesù non è morto di raffreddore o perché non camminava sulle strisce attraversando una strada a Gerusalemme e di conseguenza investito da un cammello, ma dal potere economico, religioso e politico del tempo. Aveva sobillato la base dei diseredati, a cominciare dalle donne, dagli schiavi e dagli emarginati, promettendo loro un mondo di giustizia e di gioia. Ciò che annunciava era ritenuto un comportamento criminale, in modo particolare dagli amministratori Romani. Furono proprio loro a decretarne la morte, quando poi il cristianesimo diventò religione imperiale, il loro ruolo nella crocifissione venne minimizzato. Ponzio Pilato se ne lava le mani, ma si fa intendere che, se le avesse avute libere, quelle mani, lo avrebbero salvato. La predicazione di Gesù era vista dagli occupanti Romani come un’azione sovversiva, un credo ideologico in appoggio al movimento eversivo degli Zeloti, i ribelli organizzati della Galilea. E’ chiaro avere sempre davanti i principi fondamentali sui quali si regge ogni potere: rispetto e sottomissione all’autorità costituita, rispetto della morale vigente, accettazione della struttura gerarchica della società, ricchi da una parte, servi e schiavi dall’altra, le donne sottomesse nel loro spazio e rispetto per chi gestisce l’economia, il denaro e la sua circolazione. Ai cattolici, il clero ha assicurato che è stato condannato a morte perché si era proclamato ”il re dei giudei”. Un tentativo maldestro per scansare il vero problema, quello che si dichiarava re di un nuovo mondo possibile, che avrebbe scardinato le regole e le oppressioni che reggevano la società e la sua economia di disuguaglianza. Dunque non si può più aspettare a risolvere le cause strutturali dell’attuale povertà, per guarire le società da una malattia che può solo portare verso nuove crisi. I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’autonomia assoluta. Senza una soluzione ai problemi dei poveri non risolveremo i problemi del mondo. In questa ottica il Pontefice invoca programmi, meccanismi e processi orientati a una migliore distribuzione delle risorse. Alla creazione di lavoro. Alla promozione integrale di chi è escluso. Per rinnovare e cambiare tutto ciò è risorto affinché ognuna-ognuno di noi possa dare il proprio contributo a sviluppare partecipazione, empatia, condivisione, fratellanza e amore, per vivere la pienezza della Pasqua.                 

Auguri, Antonio

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