“PATRIA”: IERI E OGGI.

Non è difficile capire che è tuttora in atto un cambiamento non della parola nuda e cruda, ma della sua forza propulsiva e di mobilitazione sociale. Son passati diversi decenni da quando, nelle scuole elementari, si insisteva che la patria deve essere onorata, anche a costo della propria vita. “Morire e mettere a repentaglio la propria vita per la patria” era questione di onore condiviso, anche quando questo implicava il massimo pericolo per la propria incolumità fisica: e cioè, versare il proprio sangue per salvaguardare i confini nazionali. Sulla piazza principale di tanti paesi della penisola esistono monumenti, eretti in perenne ricordo dei tanti militi deceduti durante i vari scontri militari sui confini Nord della penisola.
Nella parola c’è una facile allusione (patria = pater) ad una paternità morale, percepita sin dall’antichità, con le sue ricchezze culturali, storiche, di scontri, ma anche di tolleranza. E soprattutto di ricordi.
Ora il mondo, teatro vivente di tante patrie diverse, sta cambiando. E’ ovvio che tante nazioni = patrie, si sono o si stanno unendo in comunità internazionali (ONU) o sovranazionali (EU), con un’unica lingua usata (inglese), almeno a certi livelli; e, ancor di più, i cosidetti conflitti mondiali o guerre si sono affievolite. E, soprattutto, l’intensa mobilità umana sul pianeta terrestre sembra condannare la parola “patria” a essere elencata come un prodotto da museo.
Anche se il sentimento prettamente patriottico è in crisi evidente, permane negli italiani un senso di appartenenza. E’ questa, a mio parere, la ragione dell’euforia che circonda non soltanto le partite di calcio della nazionale italiana, ma anche le discussioni interminabili sulla politica, la corruzione endemica, il cuneo fiscale o la burocrazia più o meno efficiente. Tale mondo nascosto si evidenzia nel senso di nostalgia degli italiani all’estero (circa 60 milioni), evidenziata dal centinaio di istituti italiani di cultura all’estero.
Il futuro è nelle mani di coloro che sapranno giocare, per così dire, una valida partita all’ interno del contesto nazionale, come di quello internazionale. Sta già succedendo a livello di alimentazione, dove accanto ai piatti tradizionali, sul mercato da lungo tempo, vengono sempre di più affiancati piatti diversi, con prodotti esotici, coltivati in altri continenti e climi. Cosa che era impossibile immaginare solo alcuni decenni or sono.

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