Bintou e il regno di Iku

Era un’altra giornata di sole nel villaggio della nostra piccola amica, ma per qualche motivo Bontou non fu svegliata dai rumori della sua scimmietta, né dall’odore della frittura di acarà di sua madre.
Né dal suono dei tamburi parlanti, suonati dagli alabé del villaggio. Non sentiva nemmeno le preghiere di sua nonna e degli anziani che cantavano ogni mattina salutando i doni del giorno.
In quella mattina di sole non sentì nulla. Nient’altro che un vento pesante e denso. La nostra piccola amica, dopo qualche istante ancora sdraiata sulla sua stuoia, si alzò cercando qualcosa di familiare, ma non percepiva niente. Non c’era niente. Tutto era vuoto e silenzioso.
Chiamò la sua scimmietta. Ma poteva sentire solo l’eco della sua voce. In quel momento si rese conto di non essere a casa. Non nel villaggio, non tra i suoi. Così, uscì dalla porta principale e corse verso il fiume. Il fiume era lì. Anche l’acqua, prima rumorosa, era silenziosa.
In quel momento, la nostra piccola amica si spaventò e cedette a una specie di brivido intenso che veniva dal profondo, proprio da dentro, capite cosa voglio dire?
Era come se qualcosa o qualcuno le stesse soffiando intorno ale orecchie, e nello shock se le coprì. E gridò: “ora leie!” che significa: “madre mia!”.
Chiamava a gran voce la madre delle acque, signora del fiume e protettrice dei bambini, Oxum, la grande madre.
In quel momento vide un gorgoglio nelle acque, come se qualcosa o qualcuno respirasse sotto l’acqua. Non aveva dubbi. Si buttò immediatamente nel fiume. E pregò in cuor suo che Oxum la accogliesse.
E fu così. Si trovò avvolta in una tromba d’aria che le permetteva di respirare. Solo che lei stava andando sempre più in profondità nel fiume. E lì, nel profondo, cominciò a sentire i tamburi parlanti.
In cima a tre pietre ancorate al fondo del torrente, vide due ragazzi che suonavano i loro tamburi. Erano anche loro avvolti in bolle d’aria. E, seduta, circondata da pesci e da una luce dorata, Oxum, sorridendo e a braccia aperte, offrì a Bintou il suo grembo.
Bintou era così felice che piangeva di gioia. Seduta ai piedi di Oxum, le raccontò la paura, le sensazioni e il silenzio che erano caduti sul suo villaggio. Oxum ascoltò attentamente e poi, seguita dai ritmi dei tamburi, asciugò le lacrime di Bintou, la fece ballare e sorridere con gli alabés, che erano i suoi figli, Ibéji.
Disse a Bintou che questo silenzio era opera di Iku, la morte che aveva deciso di tendere trappole in tutto il mondo e chi vi fosse caduto sarebbe stato divorato da lei e le avrebbe fatto compagnia nel regno dei morti. Le disse anche che Iku non era cattiva: solo che, a volte, si sentiva sola, e veniva sulla terra a tendere trappole, e con esse inghiottiva molte persone. Vecchi, giovani, bambini: chiunque cadesse dentro la sua trappola.
Bintou pianse ascoltando tutto questo.
Ma Oxum stava insegnandole a non cadere nelle trappole di Iku. E le raccontò come i suoi figli, Ibeji, una volta l’hanno ingannata facendola ballare ed essere felice. Le disse che la cura, la pazienza e la gioia erano le armi contro le trappole di Iku.
E disse di più: che Iku appariva sempre dopo grandi momenti di silenzio. Ogni volta che sentiva quel silenzio doveva prendersi più cura di se stessa. Bintou ascoltò tutto al suono dei tamburi parlanti e dei sorrisi dei ragazzi. Mentre ascoltava pensava: “Vorrei tanto vivere qui!”. Ma arrivò il momento di andare. Oxum le disse che non sarebbe andata da sola e disse ai suoi figli di accompagnarla.
Quando lasciarono il fiume continuarono a suonare i loro tamburi. Dovunque passassero, ad ogni tocco qualcosa o qualcuno si svegliava. Il vento cominciò a fischiare, gli alberi che erano fermi cominciarono a danzare. Il sole splendeva di nuovo e tutto tornò alla vita nel villaggio. Dove passavano tutto acquistava colore, ritmi e gioie, tutti sorridevano e ballavano. E così fu per 7 giorni e 7 notti, finché tutti si addormentarono esausti di felicità e di pace. Quando Bintou si svegliò tutto era al suo posto, solo più bello, più vivo, più felice.
Bintou aveva capito.
Oxum aveva ragione: niente ci salverà per sempre dalla morte, ma la gioia, ah la gioia, adornerà i nostri giorni.

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