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Speriamo…

Il cammino della speranza.
Il cammino della speranza.

Ma quante volte non ho sentito quel “speriamo…”, una espressione che solleva il sipario su moltissime situazioni: ideali o mete da conquistare, ora solo appetibili o temuti! A volte si aggiunge in tutta fretta, anche se espresso in toni più pacati “…che ci vada bene”! A volte quel “speriamo” rivela un’indole sua condita di rassegnazione e cioè vuota di una propria spinta o marcia che possa aiutare a fare qualche passo in più. L’altro giorno ho raccolto un “speriamo” dalle labbra di una persona che in seguito ad un incidente in auto se ne stava, rassegnato e a malincuore, su una carrozzella: speriamo…continuava a ripetere. Anche se sapeva che la ripresa di una autonomia motoria (e lo sapeva molto bene!) era solo un sogno inverosimile.

La parola “speriamo” viene utilizzata anche per molte realtà del mondo che ci circonda: temo che sia stata incrinata la fiducia nelle statistiche che vengono pubblicate a gettito continuo. E’ con lo stesso sentimento che si accettano le cosiddette proiezioni, soprattutto del mondo politico, tendenti ad assicurare la fine della crisi economica e l’inizio di una ripresa economica, una crescita del PIL: speriamo si continua a ripetere. Antifone che vengono ripetute a vanvera e così si vive ingarbugliati in complicazioni irritanti.

Il mondo della scienza non ne è esente. In passato c’era stata l’assicurazione che si sarebbe inventato o trovato un vaccino (anche contro il nuovo inquilino sulla scena mondiale, il Coronavirus) che potesse garantire una vita lunga e felice. Non si comincia forse a dubitare che sia tutto a posto quello che la scienza riesce a fare o a disfare?

E’ una speranza occulta quella che si vende e si proclama in tutti gli angoli del globo terrestre. Ma è un modo per risvegliare il senso dell’ aspettativa, anche se minima; una possibilità fabbricata con la propria fantasia: “le cose, domani, andranno meglio di come vanno oggi”. Si continua a ripetere “speriamo” per indicare una maniera vaga di fidarsi della vita, degli altri, anche di quelli di casa. Un modo di offrire una base ragionevole alla nostra pazienza.

E quando i credenti, non per abitudine o pura ripetizione meccanica, pronunciano la stessa parola: speriamo…? Ricordo il racconto di un giovane siriano, miracolosamente scampato al massacro delle forze dell’ISIS: genitori e due fratelli fucilati alla sua presenza e la sorella rapita. Che sia ancora viva, lui stesso si domandava continuamente, guardandomi per cercare una rassicurazione? E aveva subito aggiunto, facendosi il segno della Croce più volte: speriamo… Questo tipo di fiducia non riguarda l’indice della borsa o l’ ultima terapia miracolosa suggerita dal medico specialista, ma vive della quasi certezza di un compimento. Non aspetta la riduzione delle tasse, ma la venuta di un compimento celeste, anche se indecifrabile.

E poiché punta così in alto, non ha paura di niente e mette mano, con uno slancio inarrestabile, all’ impresa di aggiustare il mondo. Non suda tre camicie a costruire un angolino tranquillo, ma spinge lo sguardo oltre, altrove, per continuare a sognare. Nonostante tutto.

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