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CORONA VIRUS: SIGNIFICATI RECONDITI.

Non intendo soffermarmi sulla straordinaria abilità del nuovo virus di sottrarsi, almeno finora, a qualsiasi analisi scientifica efficace che possa esporre la sua anima e quindi passare, di conseguenza, a offrire rimedi sicuri. Questi mancano, nonostante che si compiano sforzi enormi, lavorando in laboratori di ricerca senza sosta, giorno e notte, per arrivare al bandolo della matassa. Temo e penso alle popolazioni “meno protette” di quanto lo siano le società europee in Occidente: quelle, cioè, in cui non sono diffuse o coltivate strutture mediche, impegnate nella ricerca o nella cura diretta, come da noi, di pazienti affetti da malattie, molte delle quali conosciute o soggiogabili. Ma non certo tutte. In questa categoria rientra il Coronavirus.

Il Covid-19, così ribattezzato dalla scienza, si è imposto come un ospite indesiderato e pericoloso. Il flusso continuo di notizie allarmanti accelera le gomitate mal digerite dalla gente. Nonostante i ripetuti e continui interventi della classe politica che a volte, mi pare, con i loro ripetuti inviti a “star calmi”, a non “esagerare la portata di questa sfida o esasperare amici e conoscenti con le solite lamentele”… e altre simili affermazioni ripetute a uffa, non fanno che alterare il ritmo cardiaco di chi li ascolta, generando e sostenendo un alto grado di inquietudine interiore. Permane una incertezza generale rispetto ai problemi umani che si vorrebbe mettere sotto controllo. Succede invece il contrario: il coronavirus non sta alle nostre regole: non ha paura di saltare confini nazionali e internazionali; non ha paura di scartare i codici contenuti nei computer delle autorità sanitarie; si prende gioco dei protocolli di sicurezza allestiti con impegno e serietà da organizzazioni, come la OMS, create per far fronte ad emergenze nel campo della salute pubblica.

In un primo tempo si era pensato che sarebbe stato domato o circoscritto alla Cina. In pochi giorni ha scavalcato i suoi ed altri confini ed è arrivato anche in Italia, prendendo dimora in due delle regioni che vantano un sistema sanitario efficiente. Una sfida aperta alle nostre sicurezze! Da notare che uscendo dalla Cina è andato a visitare una stupenda nave di crociera, attraccata nel porto di Yokohama in Giappone, metropoli di uno dei paesi più tecnologizzati. Quasi un attacco per dare prova della fragilità di sistemi ritenuti perfetti (?!) di fronte all’irruzione di dinamiche naturali. La difesa ad oltranza delle autorità giapponesi di fronte alla richiesta di accogliere alcuni ospiti galleggianti sulla Diamond Princess non ha fermato il virus che ha scelto altre strade per far capolino nel Sol di Levante.

Quando, per convinzione acquisita scientificamente o per sentito dire, si è arrivati ad accettare la forza smisurata della scienza, la possibilità di fenomeni incontrollabili appariva sempre più distante, sembrava quasi una pazzia. Ma lo è davvero? Si tratta di una vacillante certezza che improvvisamente fa acqua. Il fatto è che ci scopriamo creature vulnerabili, nude e indifese di fronte ad un mondo minaccioso, riflesso di un equilibrio perduto con il creato. Ci si pensava sovrani e padroni indiscutibili! Siamo bruscamente spogliati di questa falsa pretesa ed illusione di onnipotenza ed incolumità assoluta.

La tecnica, la scienza, quella seria e non quella delle tante bufale in libera circolazione, non può, di conseguenza, fungere da parafango onnipotente e tenerci al riparo da venti ignoti. Ancora una volta siamo noi, tutti noi, a doverci guardare per ciò che siamo, bisognosi e incompiuti. Il coronavirus ha già provocato, suo malgrado, la messa in comune delle migliori energie degli scienziati che si occupano di prevenzione, ha irrobustito la consapevolezza che di fronte ad un male comune, non si può far fronte se non con iniziative e mosse comuni, condivise e compartecipate. Come se, in una maniera molto subdola, fosse lui, come un nuovo magister esigente, a sollecitare mosse improrogabili per tornare a immedesimarci nei nostri panni umani.

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