BOOMERANG INVISIBILE.
Il ruolo del mondo femminile nelle società di ieri e di oggi.
Il boomerang è quell’oggetto usato dagli abitanti originari in Australia, gli Aborigeni, per le loro battute a caccia. Se lanciato a dovere – ho provato anch’io diverse volte senza risultati soddisfacenti – ritorna esattamente nelle mani di chi l’ha lanciato, senza muovere un dito o, meglio, i propri piedi. Occorre bravura, pazienza e destrezza non comune nell’uso di uno strumento vitale per le tribù aborigene.
Quando si parla e si viene sollecitati (vedi campagna recente lanciata dall’ ONU contro la violenza femminile), occorre addestramento e perizia nel puntare lo sguardo verso orizzonti lontani, ma anche vicini. Lontani, perché come la campagna Onu suggerisce e lascia sottintendere, l’obiettivo di salvaguardia dell’incolumità femminile oggi lascia a desiderare. E anche vicini, perché il mondo femminile è presente ovunque, in tutte le società del passato e dei nostri giorni.
Non si lesinano pagine e pagine di condanna, con i cori e manifestazioni pubbliche organizzate da gruppi impegnati sul fronte della riscossa femminile, perché soprusi e fraintendimenti non siano di nuovo ripetuti nelle nostre società ad alto sviluppo. Bene, anche se il cammino si annuncia arduo e impegnativo (vedi tratta delle schiave/i, E, in genere, riduzione degli spazi rivolti all’ affermazione personale del mondo femminile), dobbiamo essere cauti nel concludere che gli spazi formali (i diritti sanciti da organizzazioni internazionali) siano poi quelli che informano i vari contesti umani. Le apparenze ingannano, come nel caso di madri di famiglie (la mia, per esempio) che prendevano decisioni e poi spingevano i propri mariti ad adottarle per nascondersi dietro l’autorità paterna. O come nel caso (verificato in Australia più volte) di donne nubili portoghesi, molto devote a S. Antonio di Padova, che dopo una ulteriore rimozione della possibilità di un rapporto umano durevole, avevano l’abitudine di voltare il quadro del Santo verso la parete, in segno di rifiuto e di disgusto per il mancato sostegno nello sforzo sostenuto per creare una relazione, prima sognata e poi amaramente sepolta!
Sono abbastanza sicuro di questo: nelle nostre società evolute, c’ è un mondo nascosto, come un concerto latente, che disegna e ridisegna il rapporto con il mondo femminile, a dispetto di quello che viene proclamato sulle piazze, scritto da testate varie e non sempre in toni pacati. Senza la presenza del mondo femminile, la nostra esistenza stenterebbe a stare in piedi e, quel che è più importante, a far senso. Come un boomerang che non ritorna al punto di partenza e se ne va a spasso per territori ignoti. E’pur sempre facile affermare che i diritti della donna devono essere salvaguardati. Senza un approfondimento dell’essere donna, madre, custode della vita propria ed altrui? Perché, anche in questo caso, vale quel vale per ogni ramo delle scienze umane: senza un approfondimento continuo, svincolato da condizionamenti culturali provenienti da campagne pubblicitarie illusorie?
Non occorre visitare la stanza degli specchi, dove la stessa persona viene ripresa e restituita con angolature diverse, ma pur sempre la stessa persona, per capire che la varietà del maschile e femminile (uno non può essere capito senza l’altro!) rivela e contiene, senza esagerare, una infinità di applicazioni, variazioni e modulazioni che portano a galla, per chi sa guardare in profondità, universi insoliti, un po’ come la recente scoperta del “buco nero” nell’universo stellare.
Non vorrei azzardare un paragone correndo il rischio che non calzi a dovere. Mi pare che le diverse forme di presenza del mondo femminile nelle società primitive, nell’antichità classica e poi nel nostro mondo occidentale possano essere paragonate a un pendolo che misura non soltanto lo scorrere del tempo, ma il polso interno di una particolare comunità. Ne consegue che anche per la nostra comunità internazionale vale la pena di valutare, con impegno maggiore, il senso di tale presenza per non lasciarsi irretire dai soliti sbagli o da deviazioni/esagerazioni, non sempre capite o curate bene. Si tratta di un equilibrio che non può essere evaso, mantenendo gli occhi chiusi o, peggio ancora, la propria coscienza murata di fronte all’anima femminile, le cui sorgenti sgorgano dal mistero infinito della vita umana.
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