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Yagan e le pietre creatrici

Dopo la visita alla caverna fantastica Yagan e il pinguino tornarono alla spiaggia. Il nostro piccolo amico non stava nella pelle, voleva raccontare quello che aveva scoperto, e tornare nella grotta. Ma, soprattutto, stava già pensando di andare dalla grande madre, perché lei poteva riuscire a dire a lui e a Uaia qualcosa in più sui disegni azzurri nella caverna e specialmente qual era il legame fra il bambino con la mano disegnata nella caverna, le balene azzurre e i pinguini dell’isola.
Yagan vide da lontano Uaia che giocava con altri pinguini e senza battere ciglio gridò:”Uaia! Uaia!”
Lei, rapidamente, andò nella sua direzione e allora Yagan le gridò subito: “Andiamo, andiamo, dobbiamo incontrare la grande madre!”
Si misero in cammino seguiti dai pinguini dal ciuffo azzurro. Yagan si era già dimenticato delle pietre che aveva raccolto nel cammino e collocato nella sua piccola cesta.
Fu così, a passi veloci, che si addentrarono nella capanna della grande madre. Lei era seduta nel suo angolo, fumando placidamente una pipa. Yagan entrò in fretta trascinando Uaia, e subito domandò alla vecchia signora:” Grande madre, ho trovato una caverna sulle colline dell’isola, e là ci sono molti disegni sulle pareti, e fra quelli i disegni di molte mani e fra le mani una di colore azzurro, che sembrava di un bambino. Questa mano mi portò in un’altra sala, dove c’era il disegno di un bimbo che guarda il mare e nel mare una balena azzurra come quella che abbiamo salvato oggi. Allora ho pensato che se per caso fosse stato il bambino a disegnare le mani. Chi era lui? Lui ha salvato anche una balena e stava dicendole addio? Madre, per favore, sapete chi era?”
La grande madre si tolse la pipa di bocca e, sorridendo, rispose:” Yagan calma, vi racconterò una storia”.
Le storie della grande madre erano sempre così belle e piene di sogni. Era tutto quello che ai nostri amici piaceva ascoltare!
Quando i nostri amici, il pinguino azzurro e la grande madre furono seduti tutti in circolo, lei collocò la pipa nel mezzo del cerchio, dalla quale uscì un fumo profumato, e cominciò a raccontare:” Molto tempo fa qui c’era solo la natura, e gli animali e gli dei vivevano insieme. Fra gli dei c’era Akuanduba, il dio dell’ordine, che con il suo flauto di legno suonava perché tutto rimanesse al suo posto. Poi c’era Yorixiriamori, il dio che sapeva cantare benissimo e che poteva diventare un passerotto con una voce melodiosa che incantava le donne e faceva ingelosire gli uomini, e c’era Wanadi, il creatore, quello che ricevette il compito dal dio più grande di creare il mondo così come lo conosciamo, nel modo che avete visto dipinto nella caverna. Il Dio maggiore ebbe l’impegno di creare il mondo e tutti gli esseri viventi, e per questo generò per aiutarlo i tre dei, Akuanduba, Yorixiriamori e Wanadi.
Allora Yorixiriamori disegnò tutti gli esseri viventi, il cielo e la terra. Akuanduba, con il suo flauto magico, mise ordine in tutto, mentre Wanadi aiutò nei ritocchi finali con le sue pietre musicali della creazione. Così tutto fu realizzato.
Yorixiriamori s’innamorò delle forme perfette delle donne che lui stesso creò e passava i suoi giorni cantando per loro, e per vaità allora creò gli uomini deformati perché non potessero piacere alle donne. Ma allora gli uomini tentarono di uccidere Yorixiriamori, che però si trasformò in passerotto e cominciò a volare alto nel cielo.
Intanto Akuanduba passava i suoi giorni a suonare, tentando di mettere ordine nel mondo ma, visto che non ci riusciva, decise da solo di farla finita con tutto, mandando tanta acqua sulla terra.
Wanadi, quando siaccorse che tutto sarebbe terminato, usò le sue pietre creatrici e disegnò le balene, che cominciarono a trasportare gli altri animali sulla terra ferma. Però gli uomini ebbero paura delle balene e cominciarono a morire terrorizzati. Allora Wanadi disegnò le canoe e ci mise dentro gli uomini e le donne, e fu così che l’uomo e la donna cominciarono a conoscersi e a parlarsi. Fu così che nacque il popolo della Terra del Fuoco, che per tanto tempo visse nelle canoe.
Il dio maggiore castigò i suoi figli disobbedienti Akuanduba e Yorixiriamori, che dovettero tornare in cielo, e spettò a Wanadi ridisegnare il mondo, cosa che lui fece con molta attenzione e per anni. Quando la terra emerse dalle acque Wanadi la fecondò con molte piante, e gli animali poterono scendere dalle balene e popolare le isole che stavano apparendo.
Anche gli uccelli, comandati da Yorixiriamori che era stato perdonato con suo fratello, tornarono, e Akuanduba suonò il flauto di nuovo, collocando tutto nel suo posto. Tutto si fece armonioso e bello.
Wanadi era molto orgoglioso di quello che aveva fatto e usò le sue pietre per disegnare la storia di tutta la sua impresa e dei suoi fratelli sulle pareti della caverna. E quella caverna fu la prima casa degli uomini sull’isola.
Dicono che la sua mano diventò azzurra per il tanto dipingere il cielo con la sua pietra magica, ma c’è chi disse che in realtà la sua mano aveva in se tutti i colori dell’arcobaleno”.
Dopo queste parole la grande madre chiuse gli occhi e cominciò a cantare un mantra nella sua lingua e i nostri piccoli amici percepirono che il fumo della pipa aumentava o diminuiva in accordo con il suo tono della voce.
Fu allora che la magia successe: Yagan si trovò immerso in una pace immensa e sentì un calore che veniva dalla sua piccola cesta. Quando guardò in quella direzione, vide venire da là un bagliore colorato e, aprendo la piccola cesta, vide che le pietre che aveva preso nel torrente si alzarono magicamente e si posarono sulle gambe della grande madre. Allora lei disse:” Le hai trovate, le hai trovate! Le pietre creatrici”.
I nostri amici non stavano capendo bene quello che stava succedendo ma sapevano che si trattava di qualcosa di molto importante, visto che il ciuffo del pinguino azzurro brillava tanto quanto le pietre.
Nella testa dei nostri amichetti si affollarono all’improvviso tante domande ma la principale era sul fatto che se, da allora in poi, loro fossero per caso diventati i guardiani delle pietre creatrici.
Ma questa è già un’altra storia.

Rosinalda Correa da Silva

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