Andrea Cantaluppi articoliArticoli

Contraddizioni

di Andrea  Cantaluppi

In questi giorni in molte città degli Stati Uniti e del Messico si vedono manifestanti che si oppongono alla politica contro gli emigranti voluta, ma non riuscita, da quel bambinone che suona non la sirena, ma la sua trombetta alla quale gli elettori umorali di ogni luogo del mondo, rimangono sempre affascinati.

Negli USA ci stanno pensando le Istituzioni Giuridiche e, da oggi, quelle Monetarie a dire di no a questa follia pubblicitaria.

In Messico invece stanno venendo al pettine i nodi decennali di governi che si sono sempre venduti al migliore offerente creando così le condizioni d’impoverimento del paese e di conseguenza rinfocolato il “sogno” americano, dando vita ad una fila ininterrotta di miglia e migliaia di persone in cerca di un futuro.

Dopo aver svenduto le risorse petrolifere, il turismo, i trasporti e favorito il massimo sfruttamento possibile a vampiri internazionali che mettono su capannoni per assemblare prodotti da esportare a due dollari al giorno per dodici ore di lavoro; e dopo aver concesso lo sfruttamento minerario senza ricaduta economica per il paese, oggi, sotto minaccia della trombetta del nord, i governanti hanno avuto uno scatto d’orgoglio dichiarandosi “non disponibili” alla costruzione di un muro che già esiste! Però! Che orgoglio nazionalistico.  la contraddizione del governo messicano e proprio questa. Mentre fa finta di protestare, lui costruisce il muro anti emigranti nel sud del Messico.

Contraddizioni di una guerra tra poveri persa in partenza.

I confini settentrionali e meridionali del Messico sono completamente diversi: mentre il confine nord, con gli Stati Uniti, è da diversi anni sorvegliato da migliaia di agenti, telecamere, visori notturni, elicotteri, e altre meraviglie elettroniche, senza tralasciare i vecchi reticolati con la corrente ad alto voltaggio, la frontiera del sud era praticamente la terra di nessuno fino a pochissimo tempo fa.

La linea dell’attuale governo è quella di mostrare i gracili muscoli all’ossessionato nord dicendo no a qualcosa che già esiste, tanto per garantirsi un ritorno elettorale in patria, ma garantendo di fatto al ringhioso nord che lui provvederà a chiudere il passaggio a tutti i migranti del Centro America.

Così si garantirà la politica anti migranti del  nuovo governo dell’impero centrale.

Andiamo a vedere brevemente cosa c’è nel sud.

Tapachula è la più importante città messicana al confine con il Guatemala e anche quella che accoglie più migranti clandestini determinati a raggiungere il falso mito del benessere. Quello di Tapachula è uno degli 11 passaggi ufficiali (10 sono in Guatemala e uno in Belize) che dividono il “Sud” ed il “Nord” del mondo del continente americano. Il confine tra Guatemala e Messico risulta di fatto la vera porta d’accesso agli USA, perché il governo messicano concede ai migranti regolari un permesso di transito di 20 giorni che permette loro di attraversare il paese fino al confine con gli USA.

La frontiera Messico Guatemala misura 871 chilometri. Comprende i dipartimenti guatemaltechi di San Marcos, Huehuetenango, El Quichè e El Petèn, e gli stati messicani di Quintana Roo, Campeche, Tabasco e Chiapas. Anche tratti del fiume Usumacinta, il fiume Salinas, e il fiume Suchiate.

Il progetto di sicurezza per la frontiera del sud del Messico non è un’idea recente. Sono già due governi che lo stanno portando avanti supportati economicamente dagli Stati Uniti. Dove sta dunque la novità? Non c’è. Si sta solo alzando un polverone elettorale che conviene ai due stati.

I commenti ufficialmente condivisi da tutti, prima e dopo la novità di questo fanfarone super razzista, dichiarano che bisogna “bloccare all’origine” l’ondata di migranti centroamericani. Nessuno dice però quali siano i problemi che stanno all’origine della situazione drammatica in cui vivono interi stati centroamericani grazie alle politiche di sfruttamento imposta dalle multinazionali statunitensi ben difese da quegli eserciti addestrati dai militari dello stesso paese che non vuole le persone che ha costretto ad emigrare. Ci si morde la coda per non vedere e per non affrontare alla radice il problema. E allora si urla al “muro” come se fosse la panacea di ogni male. Loro per primi sanno che non è così, ma bisogna soddisfare la “pancia” di un elettorato che ha voluto un buffone a dirigere un grande paese.

Così, sottovoce, va detto che intanto per quella frontiera da militarizzare, stanno passando anche dei migranti nuovi: africani e haitiani. Solo l’anno scorso ne sono transitati 20.000!

Andremo all’inaugurazione del nuovo muro con il Guatemala curiosi di vedere quanto conta una simile iniziativa voluta da un governo che ha soltanto l’8% del consenso elettorale.

Ironia murale
Apolide

(86)

Loading