ArticoliQuadrilatero della violenza

Gli “Zetas” in Guatemala

In questi giorni è stato insediato il nuovo Presidente in Messico. Il precedente nel corso dei sei anni del suo mandato, ha pensato che la lotta al crimine organizzato si dovesse combattere con l’Esercito, e in particolar modo, nel deserto, con la Marina. Il risultato è stato che interi territori sono oramai sotto il ferreo controllo dei narcotrafficanti e si contano circa 100.000! morti. Una cifra che si può riscontrare soltanto in caso di guerre guerreggiate tra Nazioni. La popolazione non ha più fiducia nelle Istituzioni. Le Chiese e in modo particolare quella cattolica, chiedono un cambio di direzione ponendosi domande che nascono dai veri perché si è arrivati a questa drammatica situazione. Gli Stati Uniti, la principale fonte di acquisto della droga e di vendita delle armi, hanno grosse responsabilità. Il Presidente Obama nel corso della sua prima elezione disse che voleva mandare i marines! Non si è posto la domanda di come bloccare l’acquisto da parte dei suoi connazionali sia della droga che della vendita delle armi. Non c’è più fiducia neanche nei suoi confronti e la ragione sta nel fatto che gli Stati Americani controllano la frontiera solo per contrastare l’immigrazione. E anche su questo fronte ci si nasconde dietro un “cespuglio” per non vedere i perché di questo fenomeno. Questa investigazione che vi proponiamo è stata fatta in Guatemala e, quindi proseguiamo ad informarvi su quella realtà dove sta operando il giudice italiano Ingroia. Il Guatemala si può definire la base della retroguardia degli Zetas, il gruppo più agguerrito dei cartelli del traffico della droga, delle armi e degli esseri umani. Questa formazione ha una struttura paramilitare. I membri vengono arruolati dai corpi di elite di quel Paese come i Kaibiles. Corpo speciale addestrato dagli americani e distintisi nel passato con la repressione al limite del genocidio dei nativi Maya. Oggi con il Guatemala diretto da militari, schiavizzato dai latifondisti, terrorizzato dai narcos, e con una stampa totalmente succube al regime, si evidenziano sempre di più situazioni che fanno pensare alla guerra civile.

Chiediamo scusa ai lettori sul fatto che pubblicheremo l’inchiesta investigativa soltanto in spagnolo ed in inglese , ma la lunghezza del documento non ci ha lasciato altra scelta.

Andrea Cantaluppi

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