GUATEMALA: quale realtà?
Il magistrato italiano Ingroia, è stato chiamato dall’ONU per organizzare e dirigere, per circa un anno, in questo Paese, una struttura investigativa che dovrà combattere su più fronti, uno più minaccioso dell’altro.
Che Paese trova? Qual è la situazione socio-politica? Di chi potrà fidarsi per una lotta che vede tutti contro tutti?
Il Guatemala è stato “pacificato” sotto gli auspici dell’ONU qualche anno fa. La strage delle migliaia di indigeni indifesi perpetrato dalle forze al governo con l’ausilio delle forze armate “ispirate” dai soliti “consiglieri” USA, a difesa degli agrari schiavisti e dell’immobilismo politico voluto dai governi americani ha prodotto tensioni che stanno per riesplodere.
La guatemalteca Rigoberta Manchù che è stata insignita del premio Nobel per la Pace è stata ridotta al silenzio.
L’attuale presidente della repubblica era il capo di stato maggiore che indicava chi colpire tra i ribelli. L’esercito da lui guidato è lo stesso che ha fatto uccidere Mons. Gerardi che portò la chiesa guatemalteca in esilio per protesta contro le stragi.
Oggi questo governo in finti abiti civili sta riaprendo le liste dei capi guerriglieri che hanno sottoscritto l’accordo di pace accusandoli di essere stati assassini di militari.
Tutto sembra indicare che si voglia riaprire la spirale di violenza.
Agrari, discendenti dei conquistadores spagnoli che hanno tenuto il paese in condizioni di schiavitù, i loro cani da guardia dell’esercito, gli onnipresenti agenti degli Stati Uniti, e un nuovo pericolosissimo attore come le organizzazioni del narcotraffico, hanno tutto l’interesse a destabilizzare quella finta pace sempre più traballante.
Come potrà organizzarsi questo ufficio delle Nazioni Unite se dovrà combattere contro coloro che ufficilamente rappresentano le istituzioni?
Noi italiani sappiamo bene che per combattere la criminalità organizzata, fortemente collusa con gli organi statali e padronali, non si combatte e vince se si è isolati.
Il magistrato italiano, per quanto ben preparato, è stato proiettato in una realtà culturale che non conosce in tutte le sue pieghe, ed è solo. Non potrà fidarsi di nessuno. Dovrà capire essenzialmente a chi giova che il Guatemala non trovi pace.
Che diventi un aereoporto incontrollato per gli aerei dei cartelli che gestiscono non solo il traffico della droga, ma anche quello delle armi e quello più turpe in assoluto del traffico degli esseri umani.
E non potrà contare su un popolo e le sue deboli organizzazioni, da sempre tenuto in schiavitù.
La nobile e antica discendenza maya, unita ai creoli e ai bianchi importati dal vecchio continente, vive senza speranza la eterna crisi, la crescita economica precaria, la disoccupazione, le carenze in ogni settore, che si riversa in particolare per le fasce più deboli come i bambini, le donne, la popolazione indigena e rurale.
Il Paese registra il 50% di denutrizione, il maggior indice di tutta l’America latina, superando anche la poverissima Haiti. E’ il terzo Paese al mondo.
Il 75% delle popolazioni indigene vive in condizioni di povertà o povertà estrema.
Oltre il 67% dei piccoli con meno di 5 anni sono poveri e soffrono di malnutrizione o denutrizioni croniche. Di questi, 8 su 10, sono indigeni. Nel Paese mancano i servizi più essenziali come l’ultimo terremoto ha evidenziato. 3 ambulanze della Croce Rossa per tutto il Paese!
Il 58% della popolazione è povera, il 27% è molto povera e il 33% degli abitanti non ha accesso all’acqua potabile. La prolungata siccità ha fatto perdere fino all’80% dei raccolti. Solo il 54,5% della popolazione riceve una minima assistenza sanitaria.
In questa amara realtà del quarto mondo, dove un solo padrone detiene chilometri quadrati di terra coltivata, che è l’unico proprietario dell’unica azienda autorizzata a produrre e vendere olio di palma, che impiega migliaia di schiavi nella sua tenuta che a tutti gli effetti è extraterritoriele in quanto l’accesso e il controllo interno è assegnato a guardie armate del padrone, la stampa non esiste o scrive sotto dettatura.
La stessa Santa Sede, in una riunione dei sette Stati rappresentati nel Consiglio dei Diritti Umani dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, tramite il suo rappresentante, ha notato che la stampa guatemalteca è minacciata dalle azioni della criminalità organizzata e dei gruppi del narco traffico, e ha chiesto alle autorità di promuovere una protezione speciale. In questa sessione, l’Austria ha espresso preoccupazione per l’impunità che circonda i casi di aggressione e le minacce contro i giornalisti. La Norvegia ha consigliato un’ effettiva riforma alla legge sulle telecomunicazioni in modo di concedere un riconoscimento legale alle radio delle comunità, così finalmente i popoli indigeni avranno accesso ai mezzi di comunicazione.
In questo Paese dove le multinazionali minerarie inquinano i corsi d’acqua delle tribù costringendole ad abbandonare le terre dei loro antenati e ad andare a ingrossare le file disumane della migrazione, vive in Vescovo che per il suo coraggio a difesa delle popolazioni ha ricevuto varie minacce di morte.
Ho avuto l’opportinità di conoscerlo e di scambiare qualche valutazione sul futuro di quel popolo, è Mons. Alvaro Ramazzini. Di lui scriverò in seguito. Intanto vi invito a leggere il comunicato della Conferenza Episcopale che illustra bene la grave situazione del Paese.
Pubblicherò in seguito le altre prese di posizione della Chiesa guatemalteca che, unica tra le tante confessioni importate dagli Stati Uniti che si distinguono per l’obbedienza cieca al potere costituito, ha un seguito tra la popolazione e sa ascoltare i drammatici problemi e rilancia con analisi di giustizia sociale a favore del bene comune.
Analisi condivisibili che in Europa non ascoltiamo più da decenni sia da parte della Chiesa che dei partiti.
Andrea Cantaluppi
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