RIFLESSIONI SULL’IMPEGNO DI ALDO MORO

Accogliamo con queste sue riflessioni su Aldo Moro, Filippo Roncaccia che da oggi collaborerà con il nostro sito.

RIFLESSIONI SULL’IMPEGNO DI ALDO MORO

(di Filippo Roncaccia)

 

Pensando a lui non posso fare a meno di rammentare ciò che la sua riflessine politica colse come segno inequivocabile di logoramento nella democrazia liberale in Italia e la conseguente necessità di ritrovare forza e freschezza per i valori costituzionali cercando un punto d’incontro con l’altro grande filone d’impegno politico rappresentato da Enrico Berlinguer. Scrivo quando l’Italia intera commemora il rapimento e la morte di Aldo Moro come il momento più drammaticamente significativo degli ultimi decenni di vita della nostra Repubblica. La vita democratica del nostro Paese, la vita intera oserei dire, è rimasta appesa e sospesa per quarant’anni a tutto quanto ci è stato taciuto e occultato a proposito di quegli avvenimenti. Ora tra i balbettii di un sistema totalmente inadeguato a portare avanti i compiti dati dalla nostra Costituzione ci viene detto ciò che, purtroppo senza prove, la nostra coscienza aveva già accertato nel proprio profondo. La morte di Aldo Moro è stata sponsorizzata, mi si perdoni il modo, da tutti coloro che dentro e fuori l’Italia non volevano il nostro vero progresso umano, morale, economico e politico. Fa orrore e rabbia poter guardare, caduti i veli, la falsità di cui tutto fu intriso in quei mestissimi giorni; perfino le trattative segrete in cui provava a far credere d’impegnarsi  chi invece voleva che quell’evento fosse portato al termine estremo o comunque poteva giovarsi della fine dello statista.  Vale la pena, secondo me, marcare forte una realtà definitivamente incontrovertibile: chi non voleva e non vuole che in Italia si produca buona economia e lavoro per tutti si è preoccupato prima d’ogni altra cosa di spegnere la nostra democrazia. E ha mirato e colpito al punto giusto sia nella carne che nello spirito; ha colto l’uomo che in prima persona sosteneva il peso del cambiamento e meglio di ogni altro ne forniva la spinta buona. E al contempo, con la distruzione del simbolo, ha estirpato forza e speranza dalle persone. Per un cattolico chi dona la vita per i propri amici (così dice il Vangelo) e fino all’ultimo tratto, come ha fatto Aldo Moro, rinnova il sacrificio di Cristo. Tutto questo, allora, non può non avere seguito. Sopra l’entrata della Piccola Casa Della Divina Provvidenza a Torino (il Cottolengo) c’è una scritta in latino che tradotta dice: la carità di Cristo ci prende a spintoni. La carità di Cristo attraverso il sacrificio di Aldo Moro preme sul cuore di chi cattolico o no sente di portare in sé l’impegno per il bene delle persone. È come se un testamento occultato per tanti anni ci tornasse davanti per dirci che è ancora intatta l’eredità d’impegno politico e civile che lui ci ha lasciato. Ma che cos’era questo lascito oltre naturalmente all’atteggiamento di umana sensibilità e dedizione disinteressata? Queste condizioni morali necessarie ad identificare Aldo Moro come persona erano soltanto la premessa ai contenuti veri e propri della sua testimonianza politica. Moro non è stato ucciso soltanto perché era una persona onesta; può dare fastidio certamente ma per fare colma la misura le forze che gli erano contrarie, annidate in tutti i poteri del mondo dovendovi comprendere forse anche settori del Vaticano, avevano bisogno di aggiungervi altre cose. Ed in effetti c’era ben altro; un pensiero di ampia prospettiva concomitante in effetti con quello di Enrico Berlinguer, altra grande e scomoda figura di statista italiano. Nella dinamica delle “convergenze parallele”  gli ultimi due grandi politici del nostro novecento ebbero il coraggio di mettere a confronto l’esigenza di trovare una via nuova per la sinistra e la necessità di disegnare un cammino differente per il cattolicesimo liberale. E la meraviglia che si può provare rammentando anche la capacità di cogliere i tempi di risoluzione politica con la formazione di un governo adatto ad accogliere quei contenuti, si scontra purtroppo con l’angustia del ricordo di come quel progetto fu troncato e su come poi esso sia stato frettolosamente occultato e dimenticato, assieme alle ansie di progresso e riscatto che erano proprio quelle delle nostre generazioni. Moro è morto e Berlinguer l’ha seguito di lì a poco forse stroncato dal peso della solitudine in quella via diventata ancora più ardua; questo non soltanto perché si voleva e si vuole che in Italia l’impoverimento della democrazia lasci povero un Paese che altrimenti diverrebbe oltremodo importante per la sua posizione geografica e geopolitica. Aldo Moro ed Enrico Berlinguer incutevano nelle forze allora imperanti il timore che avrebbero dato inizio ad una via politica ed economica nuova che fosse da esempio per il mondo intero, a oriente e a occidente. Questo è stato ipotizzato da molti anche come motivo del misterioso incidente d’auto avvenuto in Bulgaria e al quale il segretario nazionale del PCI scampò miracolosamente. Coloro che hanno voluto il bene dell’Italia essendo anche capaci di portarlo a compimento hanno rischiato, e spesso perso, la vita propria e quella di chi era loro più vicino come accadde appunto a Moro e a Berlinguer. Questo tuttavia non deve impedire che, proprio al momento attuale, coloro che hanno coscienza della necessità di dare maggiore compiutezza a quel cammino si pongano di nuovo e seriamente in dialogo tra di loro. Ritengo che, per colmo, i tempi siano migliori di quelli in cui pensavano ed agivano i nostri due statisti; perché gli interessi che erano contrari alla loro strategia vanno perdendo forza di fronte a ciò che accade di nuovo soprattutto nel campo dell’economia. Ve ne sono chiari segni nella confusione e nella farragine che manifestano i grandi stati in politica e in diplomazia a livello internazionale. È per giunta evidente la debolezza della politica istituzionale riferita al nostro Paese; per questo nuove forze organizzate con piena e ritrovata coscienza del cammino che doveva e deve intraprendere l’Italia possono trovare buona opportunità per veicolare nel modo migliore la propria proposta politica. La sfida è altissima, certo; ma questa oggi è l’unica via politica possibile. Le altre povere alternative disegnate rappresentano unicamente il vuoto.

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